“Scendiamo in piazza per dire, come giovani, un ‘no’ fermo alla guerra verso cui ci stanno portando le nostre classi dirigenti, l’Unione europea e il governo Meloni”. A Bologna Cambiare rotta lancia la giornata internazionale di protesta del prossimo 20 novembre. Una mobilitazione cominciata, con l’occupazione del plesso universitario di via Zamboni 32, scegliendo proprio il 4 novembre per contestare la Giornata delle Forze armate, “creata a tavolino per esaltare la guerra”.
E oggi, con una conferenza stampa dalle aule occupate (“oggi non si fa lezione“), illustrano le ragioni della protesta. Il 20 novembre è una giornata “da mesi nell’aria negli ambienti giovanili e studenteschi di tutta Europa, che in questi ultimi mesi hanno dimostrato una ferma opposizione alle politiche dei governi europei e dell’Unione europea tutta, soprattutto alle politiche di guerra e di riarmo”, spiega Elena De Gregorio di Cambiare rotta, nella quale gli studenti “scioperano ancora una volta per rimandare al mittente queste prospettive di futuro che ci mettono davanti: la leva militare e la guerra”. Insomma, per ribadire che i giovani “non si arruolano e non sono disposti a essere carne da macello per le classi dirigenti europee e italiane”.
In vista della giornata, “continueremo a restare in occupazione al 32, almeno per tutta la settimana”, promettono gli attivisti, con la prospettiva di allargare la mobilitazione, con “occupazioni in altri plessi o con scioperi e cortei. Vogliamo continuare ad accendere la miccia in tutte le università, in tutti i plessi e in tutti i dipartimenti, anche oltre il 32“, aggiunge Aurora Caporale di Cambiare rotta. Attualmente sono in contatto con la governance di Ateneo, che però “ci sta un po’ chiudendo le porte in faccia, come hanno fatto e continuano a fare rispetto alle mobilitazioni studentesche e giovanili, sia nelle scuole sia nelle Università, seguendo le direttive del governo Meloni e della ministra Bernini”.






















