Il Centro Primo Levi di New York è attivo da quasi tre decenni, ispirato dalle riflessioni di Primo Levi sulla storia, sulla poesia, sul potere, sulla giustizia e sull’impatto della scienza e della tecnologia sul pianeta e sui rapporti tra gli esseri umani.
Sotto la guida di Alessandro Cassin e Natalia Indrimi continua ad offrire un tetto a studiosi, scrittori, scienziati e artisti interessati a sviluppare il proprio lavoro in modo collettivo e interdisciplinare. Affiliato dal 2000 alla sezione sefardita del consorzio del Center for Jewish History, si è sviluppato fin dall’inizio all’interno di una rete di collaborazioni e scambi (CUNY-CCNY, Casa Italiana Zerilli Marimò di NYU, l’Istituto Italiano di Cultura, Magazzino Italian Art, Fordham University, New York Public Library, MoMA, Museum of Jewish Heritage, Morgan Library, Library of Congress, United States Holocaust Memorial Museum, Jewish Museum).
Dopo la pandemia, per offrire continuità al numero sempre crescente di studenti, ricercatori e collaboratori, il CPL ha dato vita a Bookhouse, riqualificando lo spazio dell’American Sephardi Federation, che, come il resto del consorzio, aveva spostato gran parte delle proprie attività in rete. Bookhouse è un modello di spazio cooperativo basato sulla comune passione per il libro. Ne fanno parte il prestigioso libraio antiquario Dan Wyman, il Jewish Book Arts Collective, che ha montato una stamperia a caratteri mobili, e la Music Room, in cui un team di giovani musicologi e artisti si occupa del restauro di strumenti musicali, della digitalizzazione di registrazioni nelle lingue ebraiche del Mediterraneo e dei paesi arabi, ed è in procinto di aprire una radio. Ne è parte lo ShowBox del libro ebraico, un laboratorio di storie di libri, stampatori e librai.
Grazie alla collaborazione con l’università pubblica di New York (CCNY-CUNY) e la NYU vi lavorano e studiano ragazzi di diverse provenienze linguistiche e religiose. Bookhouse è molte cose insieme: uno spazio per eventi culturali, una libreria “vecchio stile”, la sede della casa editrice del Centro (CPL Editions) e di una tipografia, oltre a essere un luogo di studio, di ricerca e di confronto. I suoi ambienti, intimi, informali e accoglienti, sono caratterizzati da un’illuminazione soffusa, permeati di musica e arricchiti da libri, tappeti e oggetti d’altri tempi, donati, restaurati o scoperti. Non si tratta di un archivio: ogni oggetto ha trovato una nuova funzione. Il pubblico sempre più numeroso viene a seguire letture e incontri, a prendere un tè, oppure a consultare e acquistare volumi dedicati all’ebraismo italiano e mediterraneo, alla storia dello stato-nazione e dei totalitarismi, e a quella dell’impero ottomano.
Nel corso della storia, i libri hanno assunto forme sempre più diverse. Sebbene la tecnologia abbia influenzato i processi di produzione e le modalità di fruizione, la sfida di fissare la parola parlata su pietra, pergamena, papiro, carta o schermo rimane al centro dell’arte del libro. Per musulmani ed ebrei – e non solo per loro – la tensione tra l’afflato della parola orale e la sua cristallizzazione su una superficie è stata, ed è tuttora, fonte di meraviglia e ambivalenza; una tensione che ha contribuito a definire entrambi i gruppi come “Popoli del Libro”. È proprio questa tensione a dare vita a Bookhouse. Centaur Award 2026 Rav Piperno ha presenziato alla serata di gala del Centaur Award, che si tiene ogni otto anni. La sede dell’evento è stata il prestigioso Club 101, ospitato da Peter Kalikow, imprenditore newyorkese, uno dei maggiori collezionisti di automobili Ferrari. Con il premio il Centro rende omaggio a personalità che hanno promosso l’opera di Primo Levi e valorizzato la storia delle minoranze ebraiche in Italia. Quest’anno il riconoscimento è andato congiuntamente a Andrew Viterbi e Jeffrey C. Keil, copresidenti del CPL.
Nell’opera di Primo Levi, i centauri rappresentano la convergenza tra mondi diversi: scienza e poesia, tecnologia e artigianato. Entrambi incarnano questo spirito, avendo saputo intrecciare nelle rispettive carriere scienze, discipline umanistiche, etica e innovazione tecnologica. Andrew Viterbi, nato in Italia e costretto a emigrare negli Stati Uniti con la famiglia a seguito delle leggi razziali fasciste, è diventato un ingegnere e imprenditore di fama mondiale. Celebre per l’algoritmo che porta il suo nome e per la cofondazione di Qualcomm Inc., ha rivoluzionato le basi tecnologiche delle moderne reti cellulari e della telefonia mobile. Jeffrey Keil ha trascorso 26 anni alla Republic National Bank of New York a fianco di Edmond Safra – fino a diventarne presidente. Ha poi ricoperto ruoli di vertice in Leucadia National Corporation e St Joe Company, e oggi siede nel consiglio di amministrazione di BlackRock Institutional Trust Company. Un pubblico di amici, collaboratori e sostenitori del Centro Primo Levi ha animato una serata elegante ma informale, segnata da discorsi, immagini e musica che hanno illustrato l’attività e la missione del Centro.
Tra gli ospiti: il Console Generale d’Italia Giuseppe Pastorelli, Malina Mannarino dell’Istituto Italiano di Cultura, l’intero Consiglio del Centro Primo Levi, Nancy Olnick e Giorgio Spanu (fondatori di Magazzino Italian Art) con il direttore Nicola Lucchi, docenti delle principali università di New York, storici, economisti e artisti. I discorsi del direttivo hanno evidenziato come il Centro Primo Levi di New York continui a distinguersi come spazio aperto a tutti, in cui si possano condividere non solo ideali e interessi comuni, ma anche dubbi, conflitti e contraddizioni. Uno spazio in cui lo studio della tradizione ebraica includa quello delle civiltà orientali e occidentali all’interno delle quali si è venuta a formare. In cui il patto sociale e il benessere comune siano presupposti etici imprescindibili. L’intervento di Rav Piperno sull’importanza del rispetto dell’ambiente e della sostenibilità delle nostre azioni quotidiane ha ulteriormente sottolineato la dimensione pluralistica del centro. Dure di Firenze. La cena, ispirata alle tradizioni mediterranee e arricchita dalle primizie supervisionate da Rav Piperno: formaggi Yotvatá provenienti da Roma, vino del produttore Pescaja, Solo Noi Monferrato, Terre Alfieri Arneis e Le Sughere di Frassinello, e olio d’oliva Pelau, prodotto dall’imprenditrice sarda Giulia Mura, fregula artigianale, sono stati un complemento apprezzatissimo al branzino alla marocchina preparato dallo chef Avner Harush.
Rav Umberto Piperno, il cui saggio sul cibo nella cultura ebraica è stato letto dai 150 ospiti, ha recitato il kiddush all’inizio della serata. Per il Rav è stato un ritorno tra amici, avendo già supervisionato nel 2011, sempre per il Centro Primo Levi e al Club 101, una memorabile Kabbalat Shabbat in occasione del concerto del Coro del Tempio Maggiore di Roma al Museum of Jewish Heritage, con la partecipazione del Maestro Claudio Di Segni e di Rav Alberto Funaro. Per l’occasione il Centro Primo Levi ha pubblicato un numero speciale della rivista online Printed Matter, che riassume le attività svolte e presenta in copertina un dettaglio della veduta del porto di Livorno (1762) di Giuseppe Zocchi, conservata presso l’Opificio delle Pietre.
“Portare l’olio d’oliva verso New York è importante principalmente per ragioni culturali e culinarie personali. Come gustare un prodotto autentico e di qualità superiore rispetto a quello spesso disponibile all’estero”, afferma Giulia Mura, imprenditrice e titolare dell’ Oleificio Pelau.
L’alimentazione, olio, produzioni locali, natura, movimento, comunità, cultura e tradizioni, sono il fiore all’occhiello dell’ l’Oleifico Pelau e questi eventi dimostrano la capacità di portare le nostre qualità in giro per il mondo.




















