Le dichiarazioni del ministro Pichetto Fratin sulla possibilità di utilizzare le aree militari per il deposito delle scorie nucleari sono gravissime. E confermano le preoccupazioni che denunciamo da tempo.
Prima si costruisce un quadro normativo che riduce il controllo dei territori sulle aree militari, poi si scoprono le carte su ciò che si vorrebbe realizzare al loro interno.
Quello che non si riesce a ottenere con il consenso delle comunità si pensa di poterlo imporre attraverso le servitù militari.
E a pagare il prezzo più alto rischia di essere ancora una volta la Sardegna, che già sopporta circa il 65% delle servitù militari nazionali.
Prima il 41-bis, adesso le scorie nucleari. Ma davvero il Governo pensa che la Sardegna sia il magazzino dove scaricare tutto ciò che gli altri territori non vogliono?
È un sopruso politico e istituzionale inaccettabile.
Il ministro chiarisca immediatamente quali aree siano state individuate e se tra queste vi siano siti in Sardegna.
Su questo tema non possono esistere maggioranza e opposizione. Serve una risposta forte, unitaria e trasversale di tutto il popolo sardo.
Siamo pochi, ma questo non significa che siamo deboli. E se qualcuno pensa di poter decidere del nostro futuro sopra le nostre teste, sappia che siamo pronti a una mobilitazione senza precedenti.
La Sardegna non è una colonia, non è un deposito e non è il retrobottega della nazione. E non permetteremo che lo diventi.




















