Le persone di religione cristiana nella Striscia di Gaza sono oggi appena 541, circa la metà di quanto non fossero “prima dell’inizio della guerra”: lo ha detto oggi il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini, intervenendo alla Tre giorni del clero, nell’aula magna del Seminario, a Bologna. Le sue parole sono state trasmesse in diretta da 12 Porte, canale YouTube dell’arcidiocesi del capoluogo emiliano.
“Oggi sono rimasti in 541, cattolici e ortodossi, e li conosco uno a uno”, ha detto il cardinale Pizzaballa. “Prima della guerra erano 1.017: alcuni sono partiti e altri sono morti“. Poi, con riferimento al conflitto israelo-palestinese, il patriarca ha detto, con ironia amara: “In Terrasanta oggi è ancora possibile morire di morte naturale”. A Gaza la grande maggioranza degli abitanti è di religione musulmana. L’ultima ondata di violenza da parte di Israele, con raid e bombardamenti, è seguita agli assalti armati di Hamas del 7 ottobre 2023.
Sfollati al cento per cento, nessuno escluso: è la situazione della popolazione della Striscia di Gaza, testimoniata dal cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini. Il porporato è intervenuto alla Tre giorni del clero, nell’aula magna del Seminario, a Bologna. Le sue parole sono state trasmesse in diretta da 12 Porte, canale YouTube dell’arcidiocesi del capoluogo emiliano.
“Nessuno a Gaza vive dove viveva prima della guerra”, ha detto il cardinale Pizzaballa. “Il 100 per cento della popolazione è sfollata e la situazione umanitaria resta grave”. Il patriarca ha sottolineato che, però, nella regione palestinese “non c’è fame, perché c’è cibo, anche se non si può variare e soprattutto il problema è avere i soldi per comprarlo”. Due i canali di ingresso dei beni nella Striscia. “Quello commerciale e quello umanitario”, ha detto il cardinale Pizzaballa: “L’umanitario è molto più esiguo, perché deve passare attraverso una burocrazia incredibile”.






















