Non è stato, come ipotizzato nelle prime ore, un terremoto a provocare il distacco di parte di un ghiacciaio che ha innescato la terribile inondazione in Nepal e Tibet, al confine con la Cina. E’ stato il contrario: secondo l’United States Geological Survey è stato proprio il crollo di rocce glaciali e ghiaccio, che ha prodotto un sisma di magnitudo di 5.2. Ciò che è accaduto, in pochissimi istanti, è nei video che hanno fatto il giro del mondo: una massa enorme di acqua, fango, rocce e ghiaccio che si riversa a valle con una potenza enorme, travolgendo i fiumi Lhende Khola, Bhote Koshi e Trishuli, le città del Nepal settentrionale, e molte zone frequentate da turisti appassionati di alpinismo e pellegrini.
Secondo il New York Times sono oltre 1.300 i dispersi e almeno 160 i morti. L’autorità nepalese per la gestione delle emergenze ha aggiornato il numero dei dispersi sul proprio lato del confine a oltre 800 persone, tra cui circa 400 turisti stranieri.
Sono circa 90 i connazionali presenti tra Nepal e Tibet, nella zona colpita da improvvise e violentissime inondazioni torrenziali e frane. Lo rende noto la Farnesina che sta eseguendo le verifiche sugli italiani in viaggio proprio nell’area colpita, nel distretto di Rasuwa. In particolare, due turisti, con la loro guida, sono rimasti bloccati a monte di una frana che ha bloccato una strada, e sono in contatto con il Ministero degli Esteri.

















