Di fronte al recente annuncio dell’ennesimo intervento governativo basato sul taglio temporaneo delle accise sul diesel, A.Ba.Co. prende una posizione netta e intransigente, bocciando senza appello una misura puramente elettorale e d’immagine. Si tratta di un provvedimento palliativo, dichiara Enrico RUBIU per A.BA.CO. Sardegna, che non risolve in alcun modo l’emergenza del caro vita e che, al contrario, rischia di arrecare danni incalcolabili all’equilibrio economico del Paese. Ridurre le tasse sul carburante senza sfiorare i meccanismi di formazione del prezzo significa curare una grave patologia con un semplice antidolorifico, scegliendo la strada più facile e al contempo più dannosa per la collettività. Il Governo interviene infatti soltanto sugli effetti superficiali del rincaro, evitando con cura di scalfire le cause strutturali che continuano ad alimentare la spirale inflazionistica sui carburanti e sull’energia.
Mentre le famiglie, i lavoratori e le piccole imprese affogano sotto il peso insostenibile dei costi di trasporto e produzione, la filiera energetica continua a registrare utili record. Le vere ragioni dell’aumento dei prezzi risiedono nella speculazione finanziaria lungo tutta la catena distributiva, negli extraprofitti smisurati accumulati dai colossi del settore rispetto ai reali costi industriali di raffinazione e nella totale assenza di un reale controllo pubblico capace di monitorare, calmierare e sanzionare le manovre speculative, afferma Enrico Rubiu. I prezzi alla pompa schizzano verso l’alto istantaneamente non appena si prospettano tensioni sui mercati, per poi scendere con esasperante lentezza quando le quotazioni del greggio calano. Tagliare le accise per nascondere questo meccanismo significa usare i soldi delle tasse dei cittadini per sostenere i profitti delle multinazionali, rinunciando a entrate fondamentali per la collettività pur di non disturbare chi sta guadagnando cifre astronomiche sulla crisi.
Questa scelta rende la situazione dei conti pubblici ancora più drammatica e insostenibile. Ogni miliardo di euro tagliato al gettito fiscale senza un parallelo e deciso recupero sugli extraprofitti si traduce direttamente in minori risorse per la sanità, la scuola, i trasporti e i servizi sociali essenziali, provocando un aumento del debito che ricadrà inevitabilmente sulle generazioni future sotto forma di nuove tasse o tagli alla spesa pubblica. Si tratta, nei fatti, di un sussidio indiretto alla speculazione privata, interamente finanziato con denaro pubblico.
Enrico Rubiu ribadisce che la crisi energetica non si affronta con mance a termine pagate dai contribuenti, ma con riforme coraggiose e strutturali. È indispensabile introdurre una tassazione vera ed effettiva sugli extraprofitti maturati dai giganti della filiera, imporre un calmiere sui margini di raffinazione e distribuzione ed esercitare un controllo pubblico con trasparenza totale sui costi reali di ogni passaggio commerciale. I proventi derivanti dalla lotta alla speculazione devono essere destinati al sostegno diretto dei redditi più bassi, salvaguardando l’integrità delle casse dello Stato. I cittadini non hanno bisogno di illusioni a tempo pagate di tasca propria, ed è ora che le istituzioni smettano di fare da scudo agli interessi dei grandi gruppi energetici per tornare a tutelare l’interesse collettivo.





















