Viaggio nell’universo femminile con la XXI edizione del Festival Il Colore Rosa organizzato da L’Effimero Meraviglioso con la direzione artistica di Maria Assunta Calvisi, in programma da martedì 21 a domenica 26 luglio fra la Biblioteca e il MUA / Museo e Archivio di Sinnai con un ricco carnet di incontri, presentazioni di libri e proiezioni cinematografiche, oltre a spettacoli e concerti che mettono al centro storie di donne, tra mito e realtà, memoria e futuro. Sotto i riflettori la cantante Silvia Follesa, con Matteo Sedda (tromba), Maurizio Marzo (chitarra jazz), Andrea Lai (contrabbasso) e Stefano Vacca (batteria), per un recital sul “Jazz al Femminile”; Valentina Sulas, autrice e interprete con Andrea Mameli de “Il Giardino di Eva Mameli Calvino”, un ritratto della scienziata sassarese, prima donna a conseguire la libera docenza in botanica presso un’università italiana; le performers Cristiana Pilato, Marianna Pinna, Manuela Ragusa, Martina Spiga e Elisa Zedda in “Fiore di Loto” con regia di Senio G.B Dattena e coreografie di Martina Spiga, per una riflessione sulla violenza di genere e sul femminicidio. E ancora, spazio all’ironia e al talento dell’eclettica cantante, compositrice e performer Rossella Faa in scena con Fabio Marceddu in “Oja, o Ma’”, dal libro di Francesco Abate (versione in lingua sarda di “Mia madre e altre catastrofi”); Silvia Priori porta in scena la sua versione di “Antigone”, sul testo di Mario Bianchi e la “cantadora” Claudia Aru alla testa del suoi Quartetto con “Sardigna Caput Mundi”, traccia la rotta di un ideale giro del mondo sul filo delle melodie.
Tra le protagoniste della kermesse ideata dalla regista Maria Assunta Calvisi per dare risalto e rendere omaggio alla creatività femminile le scrittrici Silvia Sanna, autrice di “Grazia Deledda / Il cuore scalzo” e Monica Aschieri e Eleonora Isola, che firmano a quattro mani il romanzo “#TutteSbagliate” e attrici come Monica Demuru, che presenta con Peter Marcias il film “Quasi Grazia” e Maria Grazia Bodio, Lia Careddu e Cristina Maccioni, Miana Merisi e Isella Orchis che (si) raccontano in “Storie di attrici donne o donne attrici?”. Visioni d’autore con “Donne in avanti”, il documentario di Karim Galici (sequel di “Dall’Est con amore”), sulla vita di quattro donne, Olesya, Gulzhana, Viktoriya e Zhanna, provenienti dall’Europa orientale, che hanno trovato in Sardegna una seconda patria e “Quasi Grazia”, un film di Peter Marcias, dal libro di Marcello Fois ispirato alla scrittrice nuorese Premio Nobel, già approdato sulla scena con Michela Murgia nel ruolo di Grazia Deledda, accanto a Lia Careddu, Valentino Mannias, Marco Brinzi e Giaime Mannias, per la regia di Veronica Cruciani.
Il XXI Festival “Il Colore Rosa” spazia fra teatro, musica e danza, letteratura e cinema per raccontare le molteplici sfaccettature dell’animo femminile e il ruolo delle donne nella società, la loro affermazione nelle arti e nelle scienze in contrasto con il retaggio di una cultura patriarcale che tuttora, non solo in remote regioni del pianeta tende a imprigionarle tra le mura domestiche e a relegarle in posizioni di subalternità, limitando e soffocando la loro libertà. Tra parole, note e visioni, nell’arco delle sei serate – con un doppio appuntamento alle 19.30 in Biblioteca, che ospita incontri con le artiste e presentazioni di libri e films e alle 21.30 al il MUA / Museo e Archivio che si trasforma in teatro en plein air per spettacoli e concerti, il centro storico di Sinnai risuona delle storie, vere e inventate, di antiche e moderne eroine – da Antigone a Eva Mameli Calvino, dalle vittime di violenze e femminicidi a un’iconica madre sarda – tra un omaggio a Grazia Deledda (tra cinema e letteratura) e le testimonianze delle attrici sarde e non solo, protagoniste sul palco come nella vita.
IL CARTELLONE
Il XXI Festival Il Colore Rosa si apre – martedì 21 luglio alle 19.30 in Biblioteca – con le “Donne in avanti” del documentario di Karim Galici (2025), prodotto da Cittadini del Mondo Cinema per il Sociale, sulle vicende di quattro donne, simbolo di migrazione e integrazione, nell’ideale prosieguo di “Dall’Est con amore” (2020): «Olesya dà voce all’Isola e alla sua cucina con un podcast che attraversa i confini; Gulzhana ricuce il filo della quotidianità, ritrovando nuovi equilibri; Viktoriya vola sull’acqua e porta l’Italia ai vertici dello sport paralimpico e Zhanna, con la sua presenza discreta ma profonda, ci commuove e ci ricorda che la vita è fragile, sì, ma vale la pena di essere vissuta».
“Swing al Femminile” nel concerto di Silvia Follesa (voce), con Matteo Sedda alla tromba, Maurizio Marzo alla chitarra jazz, Andrea Lai al contrabbasso e Stefano Vacca alla batteria (produzione Palazzo d’Inverno) – in programma martedì 21 luglio alle 21.30 al MUA di Sinnai – per un omaggio a artiste come Ella Fitzgerald e Billie Holiday, Sarah Vaughan e Peggy Lee. «Il progetto non si accontenta di restituirne la memoria – si legge nella presentazione – ma cerca di capire cosa aveva di immortale quella musica e perché continua a emozionare chiunque la incontri. Il repertorio attraversa decenni di standard e brani iconici con una lettura che rispetta la grammatica originale dello swing senza trasformarla in museo» con arrangiamenti che senza tradire lo stile delle canzoni originali, mettono in risalto le qualità vocali e la duttilità dell’interprete e «al tempo stesso lasciano respiro, consentendo alla band di trovare il proprio centro di gravità naturale».
Omaggio all’autrice di “Canne al vento” per la seconda giornata de Il Colore Rosa: mercoledì 22 luglio alle 19.30 in Biblioteca, Silvia Sanna presenta il suo romanzo “Grazia Deledda / Il cuore scalzo” (Morellini) in un dialogo con la regista Maria Assunta Calvisi. Nel libro un’intervista concessa dalla scrittrice nuorese, appena insignita del Premio Nobel, si trasforma in un flusso di coscienza, in cui la protagonista ripercorre i momenti più significativi della sua esistenza. Fin da giovanissima, Grazia Deledda dimostra la propria vocazione letteraria, ma deve affrontare i pregiudizi di una società patriarcale, che confina le donne all’interno della casa, destinandole alle faccende domestiche e alle cure familiari e guarda con sospetto ogni loro tentativo di affermazione professionale o artistica. «Nonostante gli ostacoli, “Grassiedda” persegue il suo sogno di diventare scrittrice, pubblicando racconti e romanzi e raggiungendo la popolarità. A Roma si inserisce nel mondo letterario stringendo rapporti di sorellanza con scrittori e scrittrici di spicco come Sibilla Aleramo e Matilde Serao. Nonostante il successo, Deledda non dimentica le sue radici: il legame con la famiglia d’origine e con la Sardegna sono sempre presenti nelle sue parole come nei romanzi. In un’intervista che scandaglia l’animo di Grazia, il lettore scopre la donna dietro al personaggio e la profonda modernità e determinazione della scrittrice sarda».
Ne “Il Giardino di Eva Mameli Calvino”, uno spettacolo scritto, diretto e interpretato da Valentina Sulas e Andrea Mameli (produzione Abaco Teatro) – in cartellone mercoledì 22 luglio alle 21.30 al MUA di Sinnai – ricostruisce la figura e la storia della scienziata sassarese, madre di Italo Calvino, traendo spunto dalle note biografiche curate da Maria Cristina Secci (Università di Cagliari). Una pièce originale e interessante, ispirata all’esistenza movimentata di Eva Mameli Calvino, prima donna a conseguire la libera docenza in botanica presso un’università italiana. Nel dialogo tra la scienziata e un giardiniere, che scopre che la nuova arrivata è la direttrice dell’Orto Botanico, emergono due differenti visioni del mondo, una ancorata alla tradizione patriarcale, l’altra proiettata nel futuro: la vita di Eva Mameli Calvino è «costellata di esperienze straordinarie, ha viaggiato, ha immerso le mani nella terra portando nella pratica lo studio e la ricerca scientifica, con il suo lavoro è entrata in contatto con paesi e culture diverse e si è impegnata a supportare i lavoratori e le lavoratrici, a Cuba, come a Sanremo». Una donna indipendente, che concilia il duplice ruolo di moglie e madre con i suoi interessi scientifici: nella pièce emerge «un vivido affresco della vita della scienziata – il trasferimento dalla natìa Sassari a Cagliari per proseguire gli studi e gli anni dell’Università a Pavia; l’incontro con l’agronomo Mario Calvino e il soggiorno a Cuba; la vita a Sanremo nella “casa laboratorio delle due culture”, in cui la scienza dialogava con la letteratura e l’arte; la grande amicizia con due donne fuori dall’ordinario, artiste dalla vita raminga e misteriosa, come la pittrice Beatrice Duval e la scrittrice Olga Resnevic Signorelli; il suo antifascismo, che la portò a vivere esperienze drammatiche e la sua attività pionieristica nella protezione della natura».
Un inedito ritratto di Grazia Deledda – giovedì 23 luglio alle 19.30 in Biblioteca – con la presentazione di “Quasi Grazia”, il film di Peter Marcias ispirato all’omonimo romanzo di Marcello Fois, con un cast stellare: nel ruolo della scrittrice si alternano Laura Morante, Irene Maiorino e Ivana Monti, accanto a Monica Demuru (la madre) e a Roberto De Francesco, Stefano Mereu, Roberto Citran e Gala Martinucci (produzione Capetown Film, Urania Pictures, Denis Friedman Productions e Rai Cinema). Un vivido racconto cinematografico in cui si intrecciano sogni e ricordi, frammenti della storia familiare e successi letterari, e da cui emerge la personalità della scrittrice nuorese, che per compiere il suo destino ha scelto di trasferirsi a Roma, conservando un forte legame con la sua Isola. Nell’incontro con il regista Peter Marcias e l’attrice Monica Demuro, una riflessione sulla straordinaria modernità di Grazia Deledda, la sua determinazione nell’inseguire i propri sogni ma anche l’importanza della sfera familiare, la forza degli affetti e delle radici.
Focus sul tema complesso e purtroppo attuale del femminicidio con “Fiore di Loto”, con drammaturgia e regia di Senio G.B. Dattena e coreografie di Martina Spiga (Coproduzione ASMED-Balletto di Sardegna – Nymphaea Rubra) – in cartellone giovedì 23 luglio alle 21.30 al MUA di Sinnai – per restituire volto e voce alle vittime della violenza di genere, ricostruire il filo delle loro storie spezzate, insieme alla ferma condanna morale dei loro carnefici. “Fiore di Loto”, uno spettacolo liberamente ispirato a “Ferite a Morte” di Serena Dandini, con le performers Cristiana Pilato, Marianna Pinna, Manuela Ragusa, Martina Spiga e Elisa Zedda, rievoca storie emblematiche attraverso «una partitura emotiva ora drammatica ora leggera, in un linguaggio proteiforme che conserva intatti i toni di delicata ironia propri dell’autrice, in un’interpretazione che vuole infrangere il silenzio della società su questo tema o dissipare lo sviante clamore di frequenti malintesi, accompagnando alla parola i linguaggi di ciò che è oltre la parola stessa e la percezione razionale, con la forza espressiva e simbolica del gesto danzato e della musica, per coinvolgere e sconvolgere, per far riflettere, per sentirsi parte in causa». “Fiore di Loto” – sottolineano gli artisti – «vuole contribuire a informare e coinvolgere, sensibilizzare, diffondere la consapevolezza della trasversalità e pervasività del problema, contrastare la tendenza alla banalizzazione e alla convinzione che il fenomeno sia circoscritto a ambiti sociali degradati o precise aree geografiche; contro un distacco che anestetizza e impedisce di prendere atto della situazione attuale e di conseguenza di agire in modo efficace per contrastare una forma di violenza sfaccettata e onnipresente, tanto radicata da declinarsi in modalità che destano solo sopite reazioni presto messe a tacere, disinnescate dall’indifferenza generale, e che tuttavia evolvono spesso in tragedia».
Donne allo specchio con “#TutteSbagliate”, il romanzo di Monica Aschieri e Eleonora Isola (Edizioni Progetto Cultura) al centro dell’incontro con le autrici (madre e figlia nella vita), a cura di Francesca Aledda – in programma venerdì 24 luglio alle 19.30 in Biblioteca – per un vivido affresco della società contemporanea. «Una scrittrice, una commerciante, una psicologa e una studentessa di filosofia fuori corso, ossessionata dal suo ruolo sui social, si scontrano con le modalità affettive e di conoscenza attuali: Tinder, chat e relazioni mai premianti». “#TutteSbagliate” racconta le molteplici sfaccettature dell’universo femminile e le esperienze, spesso difficili, delle protagoniste, mettendo l’accento sulla fragilità e sulla forza delle donne: «il racconto è figlio del disincanto, del cinismo, della maledizione, del politicamente scorretto» – si legge nella presentazione – e riflette il «rigetto della normalità» come forma di ribellione ma anche come conseguenza delle «casualità della vita» che generano situazioni drammatiche e paradossali, come se fossero governate dalla sfortuna. Le autrici: Monica Aschieri, artista poliedrica, romanziera e scultrice, nata a Udine, vive e lavora a Cagliari (tra i suoi precedenti romanzi, “Roberta Naked” è stato tradotto in inglese e diffuso in Italia e all’estero); Eleonora Isola, cagliaritana (classe 1982), appassionata di letteratura moderna sin da giovanissima, oggi è una commerciante specializzata nell’intermediazione in affari e ha creato il più grande centro del riuso per l’infanzia della Sardegna (“#TutteSbagliate” segna il suo esordio letterario).
Ritratto di famiglia tra ironia e pericolosa sincerità con “Oja, o Ma’”, lo spettacolo teatrale liberamente tratto da “Mia madre e altre catastrofi” di Francesco Abate, nella traduzione in lingua sarda di Cristian Urru (pubblicata da Ilisso), con drammaturgia e regia di Fabio Marceddu in collaborazione con Antonello Murgia (produzione Teatro dallarmadio, in collaborazione con Camù / Centri d’Arte e Musei) – in cartellone venerdì 24 luglio alle 21.30 al MUA di Sinnai – per una riflessione sul significato della maternità e sul rapporto tra genitori e figli. Sotto i riflettori Rossella Faa, poliedrica cantante, compositrice e performer insieme con l’attore, regista e dramaturg Fabio Marceddu, che interpretano i dialoghi comici e surreali tra madre e figlio e le scene di vita domestica, con le elaborazioni e incursioni musicali di Antonello Murgia, da cui emerge prepotentemente la figura iconica di una moderna eroina, una donna intelligente e volitiva, severa e amorevole (a modo suo), capace di suscitare rispetto e incutere timore nella sua creatura (e non solo). «Tornare alla lingua Madre per parlare della Madre per eccellenza, questo è quello che ci permette di fare questa traduzione della esilarante “Mia madre e altre catastrofi” di Francesco Abate nella versione in sardo di Cristian Urru – sottolineano Fabio Marceddu e Antonello Murgia –. Per noi avvicinarci alla Madre di Abate e diventare parte dei suoi cantori è un modo per raccontare la Madre Sarda, nella sua variante casteddaia, una madre granitica e ironica, che non si fa schiacciare dalle sofferenze e dal destino che a volte infierisce, ma che anzi lo domina come una tigre, insegnando ai più deboli a diventare più forti. La riduzione, necessaria per la rilettura si affida al gioco delle parti, dove tutti diventano madri, figlio ed altri attori di questo scenario che è insieme calvario e redenzione, percorso necessario per ritrovarsi, dove Mamai, grande madre, è contemporaneamente “formattrice e lenitrice”».
Il mito di Antigone, la figlia di Edipo che incarna la ribellione al potere in nome della pietas e di leggi più antiche, è il fulcro del duplice appuntamento – sabato 25 luglio alle 19.30 in Biblioteca – con l’incontro con l’attrice Silvia Priori e – sempre sabato 25 luglio alle 21.30 al MUA di Sinnai – con la mise en scène di “Antigone” (da uno Studio su Sofocle, Eschilo, Euripide, in collaborazione con l’Università degli Studi dell’Insubria di Varese) nell’interpretazione di Silvia Priori (produzione Teatro Blu / Centro di Sperimentazione Teatrale). Una “Antigone” contemporanea – con testo di Mario Bianchi, musiche e canzoni di Marcello Franzoso, scenografie di Luigi Bello e costumi di Maria Barbara De Marco, disegno luci di Lorenz Ronchi, per la regia di Silvia Priori, protagonista sul palco con la performer Arianna Rolandi, per una riflessione sul tema della parità di genere che mette a confronto la società dell’antica Grecia e la realtà attuale. «E’ da marzo 2024 che lavoro su Antigone, la studio, la cerco, la immagino, la percepisco… e piano piano la sento crescere… dentro… giorno dopo giorno la nutro di senso, la forgio, la curo… sento il suo grido di ribellione, il suo urlo verso la legge iniqua del potere che impedisce di rivelare il proprio essere – afferma l’attrice e regista Silvia Priori – sento la sua natura ribelle, la sua testarda ostinazione, la sua necessità di scelta, la sua anima leggiadra, il suo amore per la vita che vale la pena di essere vissuta anche per un attimo di felicità. E proprio nella Magna Grecia, proprio qui nelle terre del Sud è nata la mia Antigone». La trama è nota: dopo il duello mortale che pone fine alla rivalità di Eteocle e Polinice, i due figli di Edipo, Creonte, nuovo re di Tebe, decreta di celebrare solenni riti funebri per il primo, “difensore della città” mentre vieta la sepoltura del secondo, reo di aver mosso guerra contro la sua stessa patria (per riavere il trono, usurpatogli dal fratello, che ha violato il patto dell’alternanza nel governo). Antigone si rifiuta di obbedire a un editto che ritiene ingiusto e compie i sacri riti, cospargendo di terra il corpo di Polinice, dato in pasto ai cani e agli uccelli poi, scoperta, ammette la propria responsabilità, pur consapevole della condanna a morte stabilita dal re (che per non versarne il sangue ordina che sia sepolta viva in una tomba). La fanciulla sceglie di darsi la morte e il tardivo ravvedimento del re, su consiglio dell’indovino Tiresia, non basta a salvarla: la tragica fine di Antigone getta la sventura sulla casa di Creonte, perché suo figlio Emone, fidanzato con Antigone si uccide e così la sua sposa, la regina Euridice, nell’apprendere della morte del figlio.
«Sofocle illustra in questo dramma l’eterno conflitto tra autorità e potere, ma anche tra le leggi divine e le leggi umane – ricorda Silvia Priori – in una società come quella dell’antica Grecia dove la politica è esclusiva degli uomini, il ruolo di dissidente della giovane donna Antigone si carica di molteplici significati, ed è rimasto anche dopo millenni un esempio sorprendente di complessità e ricchezza drammaturgica. La ribellione di Antigone non riguarda soltanto la sottomissione al re, ma anche il rispetto delle convenzioni sociali che vedevano la donna come sempre sottomessa e rispettosa della volontà dell’uomo». E aggiunge: «Antigone è stata spesso vista, in tempi moderni, come una metafora dei diritti del singolo contro gli Stati totalitari. Già in passato il dramma di Sofocle aveva ispirato analoghe tragedie, in cui l’argomento politico è messo in evidenza, in una rilettura che fa della protagonista un simbolo, contro tutti i regimi oppressivi caratterizzati dal totalitarismo, contro i soprusi di un’autorità ingiusta».
Nell’ultima giornata del XXI Festival Il Colore Rosa, la parola alle attrici Maria Grazia Bodio, Lia Careddu e Cristina Maccioni, Miana Merisi e Isella Orchis – domenica 26 luglio alle 19.30 in Biblioteca – per una riflessione, attraverso ricordi e testimonianze, sul mondo del teatro, in risposta all’interrogativo: “Storie di attrici donne o donne attrici?”.
Finale in musica con “Sardigna Caput Mundi”, il progetto della cantautrice Claudia Aru, protagonista con Emanuele La Barbera al basso, Simone Sassu al pianoforte e Stefano Vacca alla batteria – domenica 26 luglio alle 21.30 al MUA di Sinnai – che traccia un percorso attraverso i vari continenti, tra suoni e ritmi delle diverse regioni del pianeta. Viaggio intorno al mondo sul filo delle melodie, fra tradizione e innovazione, con inedite alchimie, accostamenti e contaminazioni, per far incontrare idealmente popoli e culture «portando la Sardegna nel mondo e il mondo in Sardegna». In “Sardigna Caput Mundi” – come si legge nella presentazione – «la lingua sarda e le storie di vicinato intrecciate alla storia della nostra isola incontrano il Delta Blues del Mississippi, il tango argentino, il manouche francese, lo swing newyorkese, i ritmi africani, le sonorità indiane, le pronunce giapponesi, l’allegria dissacrante messicana e tanto altro, in un concerto che vuole essere un’esperienza multisensoriale in cui il pubblico diventa protagonista, cantando e rispondendo a domande e input». “Sardigna Caput Mundi” racconta attraverso la musica l’Isola al centro del Mediterraneo, crocevia di popoli e culture, «consapevole dei suoi pregi e difetti e aperta al mondo: un’Isola che canta, balla e sa sorridere».
La protagonista: Claudia Aru, cantante e autrice, musicista e performer, formatasi tra la Sardegna, New York e Barcellona, si trasferisce a Roma, dove frequenta un master sull’Organizzazione di Eventi Culturali all’Università La Sapienza e parallelamente studia canto e partecipa a diverse jam session. Ritornata in Sardegna, dà vita a svariate collaborazioni musicali con artisti di spicco della scena isolana e internazionale e realizza il suo primo lavoro discografico da solista, “Aici”, seguito da “A Giru, a Giru”, “Momo” e “ARU”. Perfezionatasi sotto la guida della vocal coach americana Cheryl Porter, Claudia Aru svolge un’intensa attività concertistica in Sardegna e nel mondo, dall’Europa al Giappone e la Cina, l’India e il Perù. Nel 2020 partecipa a un progetto di scambio culturale nel campo profughi di Hamdallaye, a Niamey, capitale del Niger e nel 2024 firma il suo primo documentario per Rai Sardegna, “In Tundu”, in cui porta il suo metodo di insegnamento dentro la favela di Morro Cantagalo a Rio de Janeiro e Lobato a Salvador de Bahia.





















