Spazio SEARCH, Cagliari. OLTRE L’INFINITO raccoglie Ali, Code e Vele di Roberto Ziranu. Il ferro racconta una fedeltà: al fuoco, al colpo, al gesto, al tempo necessario mentre nella materia forgiata riverbera il bisogno di esprimere verità.
La mostra, presentata ad Assisi, se si eccettua il tema delle vele, resta nel percorso come tappa chiarita: Pinacoteca nel 2025 hanno offerto un primo orizzonte.
Oggi, a Cagliari, quella traiettoria si stringe su tre parole: materia, luce, responsabilità. La tradizione non è un recinto. È un appoggio saldo da cui ripartire. Il metallo diventa lingua, la fucina memoria attuale, la comunità metodo: apprendistato, disciplina, condivisione di senso.
Ziranu, nato a Orani nel 1969, appartiene a una linea di bottega di molte generazioni. In Sardegna il suono dell’incudine ha educato comunità intere. È un ritmo che ordina il lavoro e la vita: imparare accanto, passare il sapere senza clamore, rispettare la materia e il territorio. In queste opere quella storia è una costante. La fiamma governa il colore senza vernici; lo sbalzo e la cesellatura costruiscono respiro e tensioni; le lucidature aprono passaggi di luce. Paglierino, porpora, cobalto, azzurri profondi: il ferro tiene memoria di ogni grado di calore, apre le porte alla dimensione del sogno.
Questo lavoro parla di viaggio senza raccontarlo. Direzione, attraversamento, approdo: parole che, qui, coincidono con una postura etica. La Libertà non è un vuoto slogan, ma una condizione di movimento riconosciuta al vivente, un diritto universale. Il vento è una rotta senza destinazione che gonfia le vele, sostiene le ali, muove le correnti dei mari su cui naviga l’uomo e incedono le infinite creature che lo abitano.
Sul piano tecnico Oltre l’Infinito afferma un punto: il colore del ferro è un esito di tempo, distanza, temperatura. Nessun rivestimento posticcio. Le gamme sono guadagnate con precisione, attesa, attenzione ai millimetri. Su ogni lastra si concentrano migliaia di colpi dati per creare una forma dove la differenza vive nella distribuzione fine delle martellate, nella curva di un bordo, nel respiro di una concavità.
Le Ali sono profili lunghi, nervature tese, bordi che si assottigliano per vivere nel vuoto. Non mostrano un animale; custodiscono l’idea del volo come tappa di un discorso in continua evoluzione. Le Code fissano l’istante in cui una forza attraversa l’acqua e lascia un segno netto, si innalzano per cucire in un istante il cielo e la terra, il sopra e il sotto. Le Vele portano il tema dell’orientamento: piani curvati che accolgono il vento come variabile interiore. Non stupisce che nel maggio 2026, durante la Louis Vuitton 38ª America’s Cup Preliminary Regatta – Sardinia (Cagliari, 24–25 maggio), le Vele di Ziranu siano state adottate come trofei e consegnate ai team vincitori. La regata ha riconosciuto in queste forme una lingua capace di parlare al mare in forma universale e senza retorica.
La scelta delle basi in legno di ginepro levigato dall’acqua e dal vento introduce una memoria parallela. Il legno porta un tempo lento, il ferro un tempo vigile. L’incontro non è didascalico ma necessario. La luce scorre sulle superfici e cambia con un passo, con un’ora del giorno. Zone specchianti e zone satinate si bilanciano; l’incisione trattiene una luminosità calma; il profilo resta leggibile. Lo sguardo non è esterno: entra nel campo dei riflessi e ne diventa parte. Il tempo della Natura, il tempo della Storia dell’uomo, si incontrano e danzano insieme in ogni scultura. Ali, Code, Vele sono strumenti per misurare la direzione. L’infinito del titolo indica un compito: portare il materiale alla sua verità, tenere fede al lavoro, trasformare l’energia del fuoco in una forma che parli a tutti. Così Ziranu dà voce al ferro. E chi guarda trova il proprio passo.


















