La Camera dei Deputati ha approvato in aula il disegno di legge delega Pichetto sul nucleare sostenibile.
Il provvedimento passa ora al Senato. Il governo conta sull’approvazione definitiva prima della pausa estiva, per emanare i decreti attuativi entro la fine dell’anno.
Proporre e approvare il disegno di legge per il ritorno del nucleare in Italia è un oltraggio alla volontà popolare espressa in due referendum, che hanno sancito, senza paura di smentita, la contrarietà degli italiani verso questa forma di energia.
Poi ci sono altri aspetti che ci devono vedere impegnati a contrastare questo tipo di energia, in primis la questione economica.
L’Italia si trova in una grave difficoltà causata dalla forte dipendenza dalle fossili, pari a oltre il 75 per cento, e dal fatto che il prezzo dell’energia elettrica è determinato al 90 per cento da quello del gas, che subisce oscillazioni e rialzi provocati dalle instabilità geopolitiche e della speculazione.
In questo modo il costo dell’energia in Italia arriva a essere due, tre volte superiore a quello della Spagna, dove il gas determina il prezzo finale solo per il 15 per cento, considerato che Madrid negli ultimi anni ha investito sulle rinnovabili.
Serve un piano serio, non speculativo, per promuovere in Italia le fonti rinnovabili, senza favorire modelli impattanti.
Il nucleare a cui pensa il governo, quello degli Smr (small modular reactors, piccoli reattori modulari) e degli Amr (advanced modular reactors, reattori nucleari di quarta generazione), presenta problemi che lo rendono inadatto a risolvere la questione del caro energia: si tratta di tecnologie non ancora commercializzate, con tempi lunghissimi ancora per la sperimentazione e per la produzione.
Per non parlare del problema delle scorie: negli anni numerosi governi non sono stati in grado di individuare un sito per realizzare il deposito dei rifiuti nucleari, per motivi sia di sicurezza che di accettazione sociale.
Per rispondere agli obiettivi di energia nucleare previsti dal Pniec (piano nazionale integrato per l’energia e il clima) si dovrebbero inoltre individuare 50-100 siti in cui realizzare altrettanti piccoli reattori, e anche in questo caso non si è riusciti a trovarli.
C’è anche un problema di sicurezza e autonomia energetica: l’Italia non possiede né il combustibile né le tecnologie nucleari.
Un’ipotetica scelta nucleare costituirebbe una nuova forma di dipendenza, con le stesse difficoltà di reperimento e di prezzo che stiamo affrontando con le fonti fossili. C’è un problema di sicurezza da attacchi ai tanti piccoli siti disseminati su tutto il territorio nazionale e al sistema di trasporto di materiale e scorie. Infine, il ritorno al nucleare, spinto dal governo, ha l’aggravante di non escluderne un eventuale utilizzo militare o dual use.
Di Simone Spiga




















