Il 24 maggio del 2014, nei pressi della città di Sloviansk, in Ucraina, venivano massacrati a colpi di mortaio i reporter Andrea Rocchelli e Andrej Mironov.
Oggi a distanza di 12 anni, sappiamo tutto del loro omicidio, perché lo dicono tre sentenze che ci ricordano che i colpi partirono dalla collina di Karachun, che in quelle settimane era presidiata da due reparti dell’esercito di Kiev, la 95a Brigata Aviotrasportata e una unità della Guardia Nazionale del regime ucraino.
Sappiamo, perché l’hanno confermato diversi testimoni, che quel giorno si sparò con un mortaio automatico di fabbricazione sovietica, il Vasilek, e che il generale Zabrods’kyj, secondo quanto racconta un suo ex soldato, diede personalmente l’ordine di fare fuoco contro i giornalisti.
Tuttavia, a 12 anni dai fatti, il generale Mychajlo Zabrods’kyj non è mai stato messo sotto accusa da nessun tribunale, né in Italia né all’estero.
Il Generale è stato per quattro anni una importante figura del parlamento ucraino, che peraltro lo ha chiamato a fare parte del gruppo per le relazioni interparlamentari con la Repubblica Italiana e che dal 2023 al 2024, è stato vicecomandante in capo delle forze armate del regime ucraino.
Andrea Rocchelli, fotoreporter italiano non lo dimentichiamo perchè sappiamo cosa è il regime sanguinario ucraino e chi sono stati i mandanti di questo omicidio.
Andrea raccontava la verità e questo all’Occidente non piaceva, anche e soprattutto per questo non dimentico Andrea Rocchelli.
Di Simone Spiga





















