Un lungo corteo dall’assessorato regionale Industria al palazzo della Regione per gridare la rabbia dei metalmeccanici del Sulcis dopo anni di vertenze che non vedono soluzioni all’orizzonte.
Oggi Fiom-Fsm e Uilm sono scesi in piazza a Cagliari con i lavoratori per una mobilitazione che proseguirà almeno sino all’incontro dell’11 giugno a Roma.
“Da quella riunione ci attediamo risposte da parte del governo sulle singole aziende in crisi: non ci fermiamo alla manifestazione di oggi”, hanno detto i sindacati.
Se da qual tavolo, però, non dovessero arrivare le risposte attese la Regione Sardegna è pronta a portare direttamente a Palazzo Chigi le vertenze della SiderAlloys, della centrale Enel, della Portovesme e di tutte le fabbriche ormai in stallo con l’indotto. “Abbiamo affrontato i temi spigolosi dell’intero polo industriale, non escludendo nessuno, vista la grave situazione di tutti i lavoratori diretti e degli appalti- ha spiegato Roberto Forresu della Fiom – La Regione ci sosterrà e sarà al nostro fianco e, nel caso in cui non dovessero arrivare arrivare risposte concrete dal tavolo dell’11, andrà direttamente a Palazzo Chigi”.
“Con la Regione c’è stato un confronto molto positivo – ha detto Giuseppe Masala della Fsm Cisl – Todde ha preso un impegno forte in una linea condivisa con il sindacato per arrivare a una svolta sulle varie vertenze che ci auguriamo vengano separate le nella riunione dell’11 giugno al quale ci prepareremo con tavoli tecnici propedeutici”. Per Renato Tocco della Uilm, “la presa di posizione della presidente Todde è stata ferma in una situazione che è al collasso e produzioni che pezzo per pezzo abbiamo perso. Non ci fermiamo sino a quando il ministro o il governo non rispetteranno gli impegni presi”.
“Non permetteremo al governo di fare un unico calderone tra vertenze diverse che vanno risolte singolarmente, pretenderemo che ogni singola vertenza sia risolta rispetto alla sua specifica situazione – ha detto Todde – Non bastano più soluzioni tampone per garantire la mera sussistenza delle famiglie dei lavoratori. Non sono più tollerabili ritardi, atteggiamenti dilatori e inadempienze da parte delle istituzioni nazionali e di imprese come SiderAlloys, sostenute con risorse pubbliche ma totalmente inadempienti agli impegni presi”.



















