Ad al-Bustan, quartiere di Silwan a Gerusalemme Est, i bulldozer li noleggiano i proprietari di casa. È più conveniente. Il comune ha comunicato a Jalal al-Tawil che la demolizione eseguita dai propri operai gli sarebbe costata 280.000 shekel. Farsela da solo è costato meno di un decimo. Al-Tawil ha guardato il trattore abbattere la casa che suo padre aveva costruito sul sito della casa dei suoi nonni. Ha aspettato per ultimo che venisse sradicata una vite di 35 anni. “Un tempo forniva uva a tutta al-Bustan”, ha detto. Le foglie primaverili erano già spuntate. Nelle ultime settimane più di 57 abitazioni in questa valle stretta sotto le mura di Gerusalemme sono state demolite. Altre otto seguiranno a breve. Al loro posto sorgerà il Giardino dei Re, un parco a tema biblico sul sito dove, secondo la tradizione, Re Salomone trascorreva il proprio tempo libero tremila anni fa. Il progetto è guidato in larga parte dai coloni ed è incentrato esclusivamente sul passato ebraico della città, nonostante molti archeologi israeliani contestino la corrispondenza storica tra i resti visibili e il regno di Davide. Lo raccontano Julian Borger , Quique Kierszenbaum e Sufian Taha sul Guardian.
L’ombra del parco incombe su al-Bustan da quasi vent’anni. Finora la resisteva la resistenza palestinese, l’opposizione internazionale e una certa ambivalenza nella politica israeliana. Tutte e tre le barriere sono crollate dopo il 7 ottobre 2023 e la rielezione di Trump.
Il comune di Gerusalemme ha dichiarato che le case erano abusive e che il parco “viene costruito a beneficio di tutti i residenti della città”. La comunità aveva presentato un proprio piano regolatore con ampi spazi verdi, respinto a livello politico. Ma il comune nega sistematicamente i permessi di costruzione ai palestinesi di Gerusalemme Est mentre li concede regolarmente agli israeliani ebrei, e che le stesse regole non vengono mai applicate agli insediamenti abusivi dei coloni.
Mohammad Qwaider, 60 anni, ha demolito la parte della casa in cui viveva da oltre mezzo secolo sperando di accontentare gli urbanisti. Non è bastato: un funzionario comunale è tornato ad avvisarlo che i bulldozer demoliranno il resto. Sua madre Yusra, 97 anni, è costretta a letto al piano terra. È nata a Giaffa, fuggita nel 1948, cacciata di nuovo nel 1967 durante la Guerra dei sei giorni, spostata ancora nel 1970 dal quartiere ebraico della città vecchia. “Da qui non ce ne andiamo più”, ha detto. “Né io, né i miei figli.”






















