Non si sono ancora spenti gli echi provocati dalla assemblea pubblica del 7 maggio a Iglesias ed ecco che
la crisi nella sua crudeltà cade nella testa delle persone.
Per quanto riguarda FIOM, FSM e UILM era già tutto scritto, l’unica cosa che c’era da definire era la data di
partenza; ma da stamattina oramai le sono scoperte e possono essere verificate da tutti.
Solamente ieri mattina i metalmeccanici hanno partecipato a una riunione in videoconferenza con il
Ministero Del Lavoro per la firma della cassa integrazione per le aziende Sideralloys e GMS, stamattina
attraverso un messaggio inviato ai lavoratori, si è venuti a conoscenza che le aziende non sono in grado di
rispettare la scadenza delle retribuzioni, che quindi slittano di una settimana (forse il 22/05).
Nonostante gli
incontri con il Ministero del Lavoro e con la regione, da parte delle aziende, nessuna comunicazione in
merito ai ritardi nei pagamenti, nessuno si è degnato di informare che le retribuzioni sarebbero avvenute in
ritardo. Un comportamento aziendale vergognoso in linea con l’ inaffidabilità più volte denunciata dalle
OO.SS. e che trova puntuale riscontro in tutte le occasioni. È inevitabile che il MIMIT, convochi
urgentemente e ponga fine una volta per tutte alle vertenza ex Alcoa.
Altro punto dolente per quanto riguarda i metalmeccanici del Sulcis è stato l’incontro tenuto stamattina con
la Reno Srl, azienda di 150 dipendenti, in crisi in conseguenza alle rarissime lavorazioni che si stanno
tenendo nella centrale Enel di Portovesme. Ci facciano capire, ma è questo il modo in cui si vuole tenere in
attività la centrale dell’Enel sino al 2038? In che modo si sosterranno i lavoratori?
Le mancate produzioni energetiche si traducono in poco lavoro, quindi poco fatturato, precarietà tra i
lavoratori. Le conseguenze di tutto ciò? Eccole: al momento i lavoratori non hanno ricevuto il Wellfare e il
regolare pagamento del fondo pensione, stanno ricevendo la cassa integrazione anticipata da parte della
Reno che però mette le mani avanti: “questa situazione non la reggiamo, probabilmente il mese prossimo
non saremo in grado di pagare gli stipendi, di sicuro non saremo più in grado di anticipare la CIG e diventerà
inevitabile aprire la procedure di licenziamento”.
FIOM, FSM e UILM non intendono aspettare inermi gli sviluppi della crisi e puntano sulle responsabilità
delle committenti, responsabili del poco lavoro e dell’aumentare della concorrenza al ribasso, nonché sulla
politica, rea di non occuparsi con urgenza delle crisi industriali esistenti.
Venerdì mattina assemblea ai cancelli, la prossima settimana iniziative di mobilitazione da programmare con
Lavoratrici e a lavoratori. Situazioni che presto coinvolgeranno altre realtà del Territorio.



















