Eni ha avviato una procedura di mediazione obbligatoria per presunta diffamazione aggravata dall’uso mezzo televisivo e dei social media contro Recommon.
Al centro del contenzioso ci sono alcune dichiarazioni rilasciate da Eva Pastorelli, in qualità di rappresentate dell’associazione, durante la puntata di Report del 14 dicembre 2025, nel corso del servizio a firma di Nancy Porsia “Chi prega per la guerra”, poi riprese anche sui canali dell’organizzazione.
Si parlava delle attività della multinazionale italiana in relazione a licenze di esplorazione nel Mediterraneo orientale e ai rapporti con società israeliane attive nei Territori Palestinesi occupati. Dichiarazioni che, secondo Eni, avrebbero un contenuto diffamatorio che vale ben 800mila euro e la rimozione dei contenuti – nonostante sia stata Eni stessa ad annunciare tempo dopo a Report di essersi ritirata dal consorzio aggiudicatario del ‘Blocco G’, notizia correttamente riportata sia da noi sia dall’organizzazione.
Per ReCommon, una Slapp a tutti gli effetti per intimidire e silenziare il dibattito pubblico. In questo contesto, il ruolo del giornalismo d’inchiesta diventa centrale: Report è stato lo spazio in cui queste informazioni sono state rese pubbliche. Ma dopo aver fallito con noi, i legali del Cane a sei zampe attaccano chi è più debole.


















