Uno studente su tre subisce angherie da parte di coetanei e ragazzi più grandi. È quanto emerso all’istituto ‘Scano-Bacaredda’ nell’aula magna di via Grandi nel corso di un incontro sul tema “Diamoci del Tu.
Incontro/dibattito sui nuovi media, benedetti o maledetti? Reputazione digitale, bullismo e cyberbullismo profili giuridici e sociali”.
Un dibattito di oltre due ore organizzato dai due referenti del cyberbullismo dell’istituto, i professori Giuseppe Argiolas (entrambi hanno lo stesso nome).
Con la testimonianza di Gino Emanuele Melis avvocato del Foro di Cagliari e campione sportivo a livello nazionale di Karate: “Il bullismo – racconta – non esiste come reato ma sono le condotte ripetute di cui si compone a essere perseguibili penalmente. A scuola con gli studenti facciamo prevenzione perché il bullismo è un cancro sociale e devono essere aiutati sia le vittime che i bulli. In tribunale ho difeso anche ragazzi accusati di danneggiamenti che hanno capito l’errore e hanno rimediato al fatto o ancora un ragazzo minacciato di morte da un gruppo di “bulli”.
Il convegno, voluto dalla dirigente scolastica Mirian Sebastiana Etzo, ha visto la partecipazione del docente Gian Luigi Pittau, da anni impegnato nella prevenzione al bullismo e cyberbullismo. Sono sempre più diffusi gli episodi di violenza telematica – ha ricordato- e di aggressioni di minori anche nelle strade del centro di Cagliari e non mancano violenze gratuite ad opera di piccole gang anche nel cuore della città in strade come via Manno, soprattutto il sabato sera.
Molto toccante è stata la testimonianza di Natascia Curreli, una 29enne bersagliata dai bulli a scuola e sbeffeggiata e derisa a lungo per il suo peso: “Sono originaria di Sedilo e per anni ho ricevuto insulti pesanti. C’era chi mi chiamava scrofa, chi balena, chi mongolfiera. A un certo punto a queste parole si sono aggiunti altri gesti come la gomma da masticare messa nei capelli o addirittura un ramo che mi è stato lanciato sul volto alla fermata sull’autobus causandomi una ferita. Così, dopo anni di silenzio, ho raccontato tutto alla mia famiglia e quando ho parlato sono stata meglio. Ancora oggi ricevo delle offese sui social ma ho trovato la forza di raccontare quello che mi è successo e vado in giro nelle scuole e racconto la mia storia di vita”.

















