Quattro anni fa iniziò la guerra in Ucraina. Così molti scrivono in questi giorni sui social, così affermano persone che fino a quel giorno non avevano mai speso due minuti per sensibilizzare i propri follower su quel Paese e che magari oggi, per opportunismo politico, hanno deciso di raggiungere Kiev o Odessa per portare “solidarietà”.
Quattro anni fa iniziò l’operazione militare speciale russa.
Molti sentendo questa definizione del conflitto (l’operazione militare speciale) si indignano, si irritano, affermando: “non hai coraggio di chiamare le cose con il loro nome e parlare di guerra”. Quel giorno finirono gli accordi di Minsk, la guerra già c’era, dal 2014.
Un anno prima, nel 2021, pubblicai “Donbass, le mie cronache di guerra”, un libro che raccontava le mie esperienze e le testimonianze della vita sulla linea del fronte, una realtà ignorata da molti per otto anni.
In quel libro raccontavo della quotidianità fatta di sacrifici e paura, degli attacchi ucraini contro i propri concittadini e contro le infrastrutture delle regioni orientali del Paese che spesso lasciavano decine e decine di migliaia di persone senza acqua, luce, gas e riscaldamento. Di fatto avveniva già ciò che oggi suscita indignazione, ma nell’indifferenza generale e con la differenza che coloro i quali oggi sono considerati gli “aggrediti”, ieri erano gli aggressori.
Ho raccontato di persone che la notte andavano a dormire vestite, non solo per il freddo, ma per non perdere tempo nel raggiungere lo scantinato per ripararsi in caso di bombardamento sulle loro case. Oppure per farsi ritrovare in uno stato decorso in caso si fosse verificato lo scenario peggiore.
Le fotografie in allegato le ho scattate pochi giorni prima di quel 24 febbraio, in uno dei quartieri di Donetsk dove il concetto di sicurezza è stato cancellato nel maggio del 2014.
Se in quegli otto anni ci fosse stata questa attenzione e la sensibilità di oggi sul conflitto, forse, si sarebbe potuta trovare una soluzione evitando l’escalation. Forse. Con i se e con i ma non si fa la storia, si possono però trarre insegnamenti. Di fatto oggi la guerra continua per le stesse ragioni, proseguono ad essere ignorate le origini del conflitto e le ragioni di una delle parti.
di Vittorio Nicola Rangeloni