Una TAC di controllo, un esame considerato di routine. Poi il dramma. È morto così Michele Melis, ingegnere di Serramanna ed ex candidato sindaco, sabato scorso all’ospedale oncologico Businco di Cagliari, durante un accertamento diagnostico.
Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo avrebbe avuto una gravissima reazione allergica al mezzo di contrasto somministrato per l’esame. Le sue condizioni si sono aggravate in pochi minuti, senza che i tentativi di soccorso riuscissero a salvarlo. Aveva 62 anni ed era seguito dalla struttura per una patologia oncologica.
La notizia ha scosso profondamente la comunità di Serramanna e l’intero territorio del Medio Campidano, dove Melis era conosciuto per il suo impegno civile e politico. In molti lo ricordano come una persona disponibile, sempre attenta ai problemi della collettività.
La famiglia starebbe valutando la possibilità di chiedere accertamenti per chiarire le circostanze del decesso. Un episodio che riporta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nelle procedure diagnostiche e dei protocolli sanitari, soprattutto quando si tratta di pazienti fragili.
Perché anche un gesto apparentemente semplice, come un’iniezione, può diventare decisivo. E quando accade una tragedia in un luogo deputato alla cura, la richiesta di verità diventa un dovere verso la comunità.





















