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Home Le opinioni

Tormentoni e tormentati. Musica Leggerissima oppure omologazione culturale?

L'Opinione di Quilo Sa Razza

14 Giugno 2024
in Le opinioni
Reading Time: 5 mins read
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Tormentoni e tormentati. Musica Leggerissima oppure omologazione culturale?
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Una nuova calda estate è alle porte e state sicuri che non ci sarà baretto, chioschetto, cricca sotto l’ombrellone, centro commerciale e macchina pseudo tuning con finestrini aperti e impianto da 2000 watt che non ci farà subire la serie di nuovi tormentoni estivi che sono già stati rilasciati per la felicità del pubblico generalista.
Già nel 1961 cominciava a girare l’espressione “Tormentone estivo” con il brano  “Legata a un granello di sabbia” di Nico Fidenco che fu rifiutato al festival di Sanremo, ma che diventò il più gettonato nei jukebox di tutto il bel paese. Successivamente, Edoardo Vianello con “Abbronzatissima” e “Vamos a la playa” dei Righeira scalarono le classifiche e portarono il rito del tormentone musicale ai massimi livelli.
Ma cos’è un Tormentone estivo? Se dovessimo dare una semplicistica definizione potremmo dire che si tratta di una canzone che, durante l’estate, ha grande diffusione e diventa un vero e proprio successo, caratterizzata da semplici melodie e ritmi facilmente orecchiabili, testi di facile riconoscimento e argomenti legati soprattutto a temi estivi e generalisti come il mare, la festa, il sole, la vacanza, oppure relativo a tutto ciò che riguarda la sfera dell’amore che nasce o muore sotto il sole d’agosto.
Oggi, nei tempi moderni, non c’è boombox o smartphone che non diventi megafono di queste produzioni in serie perfette per i balletti sui reel, le stories dei social di grandi e piccini. Ovviamente sono una manna anche per le radio di flusso, con le playlist in heavy rotation.
Dietro ogni tormentone che si rispetti ci sono le case discografiche e i produttori che sanno il fatto loro. Come in una catena di montaggio, si costruisce tutto intorno alla semplicità e alla ripetitività; testi che anche un bambino dell’asilo può ripetere a memoria, con ritmiche banali ma ballabili, personaggi che hanno molti followers (anche indiani fake, va bene tutto…) e che sanno trascinare le masse. Ma se scaviamo a fondo dietro queste operazioni commerciali ci sono grandi investimenti per strategie di marketing efficaci e promozioni che creano l’hype attraverso canali social, podcast e tutto l’esercito di radio e tv mainstream con i loro show. Un vero è proprio bombardamento mediatico a cui nessuno puo’ sfuggire.
Le case discografiche utilizzano anche strumenti più sofisticati, come l’analisi dei dati per comprendere meglio le preferenze degli ascoltatori e creare canzoni a tavolino che rispondano a queste esigenze. Questo può includere l’analisi delle classifiche, dei testi delle canzoni e delle caratteristiche musicali e delle mode del momento.
Ma perchè lamentarsi dei tormentoni, in fin dei conti abbiamo bisogno di musica leggerissima, spensieratezza in un mondo di guerre infami, di inflazione esponenziale e di povertà imperante. Sù gli spritz quindi, facciamoci un balletto su tik tok e la vita ci sorriderà, almeno per quei 2 minuti di canzoncina, visto che ormai anche la forma canzone si è ridotta a una strofetta, un drop e un loop di ritornelli.
Ma se da una parte bisogna stare leggeri e scanzonati scadendo spesso nel “cringe”  di tua zia o tuo zio che scodinzolano a tempo di musichetta, dall’altra dobbiamo prendere coscienza anche dei risvolti negativi di queste operazioni di marketing musicale. Lasciamo quindi da una parte la leggerezza, per ora.
I tormentoni tendono sicuramente ad omologare il panorama musicale estivo, lasciando poco spazio alle produzioni degli artisti indipendenti che propongono qualcosa di diverso dalle tendenze dominanti. Questo appiattimento rende più difficile, per la musica alternativa di qualità, emergere. La ripetitività e la prevedibilità dei tormentoni di grande successo possono portare anche a standardizzare il gusto musicale del pubblico, poiché del resto ascoltare sempre gli stessi ritmi e testi può rendere le persone meno inclini a scoprire nuovi artisti e generi. La grande quantità di hit estive prodotte ogni anno, tutte molto simili se non perfettamente uguali tra loro, può generare un senso di omologazione e noia nel pubblico e porta verso una percezione di mancanza di creatività e innovazione nel panorama musicale.
Lo showbiz dominato da pseudo cantanti influencer tende a stereotipare l’estate, a fotografare una bella cartolina e a far vivere al pubblico il sogno del successo, della vita dorata rappresentata nei video clip.
Parlando di numeri, secondo alcune stime, per creare un tormentone estivo di successo, le case discografiche devono investire cifre considerevoli, nell’ordine di milioni di euro. In media, le case discografiche più potenti investono il 12-13% del proprio fatturato in ricerca e sviluppo di nuovi artisti (o meglio personaggi e repertorio). Si tratta di una delle percentuali più alte se confrontata con altri settori industriali.
Nel mercato USA, il più importante al mondo, dei 6.188 album pubblicati nel 2001 solo 50 hanno venduto più di un milione di copie. Questo significa che le case discografiche devono investire sostanzialmente in molti progetti per avere pochi successi.
Un articolo del 2015 (fonte FIMI) riporta che per creare il prossimo tormentone estivo servono circa 1,2 milioni di euro. Questa cifra include probabilmente tutti i costi di produzione, promozione e marketing necessari per lanciare un brano di successo.
Ovviamente con cifre di questa portata non potremmo certo dire che il problema sia il suono del prodotto. Ma la qualità molto alta a livello di registrazione, mix e mastering non è sinonimo di qualità a livello lirico, poetico e interpretativo. Spesso, questi brani costruiti a tavolino durano il tempo di una stagione e pochissimi riescono a diventare dei classici. Questo è dovuto alla velocità e all’iper-consumo musicale a cui ormai è abituato il pubblico.
E mentre ci si sollazza e ci si dimena al ritmo del tormentone, nella nostra estate sarda non vediamo che festival, piazze, feste con “l’artista famoso” di turno che arriva nell’isola lautamente pagato e fa due tormentoni e mezz’oretta scarsa di live, con il plauso del pubblico che mostra in alto al cielo tutti gli smartphone disponibili.
Questo tipo di omologazione culturale si riflette quindi anche sui concerti e sui festival che seguono le tendenze commerciali e il personaggio che muove le masse. La conseguenza è che per tutte le band indipendenti è più difficile ottenere spazi e opportunità per esibirsi in concerti e festival. Le produzioni musicali commerciali tendono a monopolizzare l’attenzione e lo spazio mediatico, lasciando meno visibilità alle proposte alternative, trasformando la proposta musicale più viva in una piccola nicchia di mercato che non garantisce lavoro e visibilità. Il pubblico stesso è educato a non interessarsi più a chi produce qualcosa di alternativo ed è come far morire molte realtà che abbandonano la scena oppure, ancor peggio, si piegano a dover emulare questi idoli estivi per poter calcare un palco.
L’estate sta arrivando, lasciamoci alle spalle i pensieri, le guerre, le speculazioni, il mutuo, inebriamoci e tormentiamoci con i versi “poetici” del ritornellino facile facile della regina del Rap italico, così viene definita da una certa critica che non conosce cosa sia la cultura hip hop, Anna Pepe.
“A-Abbronzatissima e bellissima
H-Ha gli occhi come il mare, corpo che ti fa fare
Abbronzatissima, simpaticissima
H-Ha in mano un Margarita e si gode la vita (Ah, ah)”. 
O quelli della bravissima, bellissima, super-divissima, “cliccatissima” Elodie con il suo Black Nirvana:
“Un brivido sale
Lungo tutta la mia spina dorsale 
E poi scendo giù
Nel mare che hai dentro
Ma mi perdo
Tra infinite scale
Che hai tu che mi fai ballare
Oltre ogni mio orizzonte sensoriale
Con te la notte è più chiara
Black Nirvana / Black Nirvana
Con te la notte è più chiara
Black Nirvana / Black Nirvana”
Tags: le opinioniomologazione culturaleopinioneQuilo Sa Razza

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