“La scuola dovrebbe essere un luogo di costruzione della pace, una palestra di vita in cui sviluppare lo spirito critico di ogni singol* studente e studentessa. Ma qual è oggi la situazione reale della scuola italiana?
La scuola corre il serio rischio di diventare un campo di arruolamento, un luogo deputato alla formazione di bravi soldati e difensori della patria da fantomatici nemici esterni.
La retorica bellica è già entrata, senza neanche creare troppo scalpore, all’interno del sistema scolastico italiano.
Molteplici sono le iniziative, spesso obbligatorie per gli studenti, che vedono l’ingresso dei militari all’interno delle scuole di vario ordine e grado, anche in Sardegna, in cui si arriva a rasentare un clima vergognoso di addestramento delle coscienze sin dall’infanzia.
Il tentativo di normalizzare il concetto di guerra e di preparazione alla stessa riempiendo sempre più gli arsenali e svuotando le tasche dei cittadini italiani è qualcosa che noi di Rifondazione Comunista Sardegna denunciamo da mesi e verso cui guardiamo con seria preoccupazione. I giovani vedono nell’arruolamento un’opportunità lavorativa concreta, sicura e duratura.
I cittadini, sempre più privati dei diritti fondamentali nonché dei beni primari, sono sempre più fragili ed è proprio in questo frangente che si crea il terreno fertile per la politica della militarizzazione delle nuove leve.
Se questa normalizzazione del “bellicismo” diventa poi anche educazione, con il consenso più o meno consapevole, di un corpo docente sempre più schiacciato da una burocratizzazione che spegne il senso più profondo dell’insegnamento, cioè la creazione di coscienze critiche, allora dobbiamo prendere atto del grosso pericolo che stiamo correndo.
A rendere il quadro ancora più grave e inquietante è il paventato ritorno della leva militare obbligatoria, motivo per cui il governo italiano ha pensato di somministrare un questionario mirante a sondare l’opinione degli studenti sull’eventuale reintroduzione del servizio militare o sulla eventuale disponibilità a partire in guerra qualora fosse necessario.
Rileviamo con sollievo che quasi il 70% dei giovani si dichiara contrario alla leva e alla chiamata alle armi.
Insomma, mala tempora currunt sed peiora premunt, dicevano i latini. In un tempo afflitto da guerre e nuovi olocausti abbiamo bisogno di ritornare a parlare di pace, di riportare i temi della cooperazione e della solidarietà al centro dei programmi scolastici, di abbattere l’educazione al concetto di “Occidente dominante” e, soprattutto, di eliminare quell’orribile paradosso della pace armata.
La scuola non ha bisogno di militari, la scuola ha bisogno di docenti e discenti (parafrasando un po’ Gramsci) che insegnino e apprendano la bellezza del mondo. Rifondazione Comunista Sardegna e Giovani Comunisti/e Sardegna rivolgono un appello alle famiglie e student* per salvaguardare la scuola che dovrebbe essere luogo di pace, dinnanzi al rischio di militarizzazione della didattica, si propone il boicottaggio degli eventi promossi negli istituti sardi come atto di responsabilità civile”, afferma in una nota la Segreteria regionale di Rifondazione Comunista e del suo movimento giovanile.


























