La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran non si combatte solo nei cieli e nei mari del Golfo. Si combatte anche sulle bollette europee. Prima dell’inizio del conflitto, il gas naturale viaggiava intorno ai 31 euro al megawattora. Oggi sfiora i 60 euro, dopo un’impennata iniziata già nel primo giorno di riapertura dei mercati. Il petrolio è salito di circa l’8 per cento, ma è il gas la vera variabile critica per l’Europa.
Il motivo è strutturale. Dallo scoppio della guerra in Ucraina, i Paesi europei hanno progressivamente sostituito una parte rilevante del gas russo con il GNL proveniente dal Qatar. L’Italia, in particolare, importa da Doha circa il 45 per cento del proprio gas naturale liquefatto. Ora però il flusso si è incrinato. Il Qatar, secondo fornitore mondiale di GNL, ha sospeso le esportazioni per i rischi legati al transito delle navi attraverso lo stretto di Hormuz, controllato in parte dall’Iran e oggetto di minacce di blocco. A complicare il quadro, QatarEnergy ha interrotto la produzione di GNL dopo attacchi iraniani contro due suoi impianti energetici.
Il risultato è immediato: prezzi in accelerazione e timori di nuovi rincari per famiglie e imprese. Secondo le stime diffuse da Facile.it, l’impatto sulle bollette italiane potrebbe essere significativo. Gli analisti calcolano un aumento di 121 euro per il gas e di 45 euro per l’energia elettrica su base annua.
Considerando le proiezioni di Pun e Psv per i prossimi 12 mesi, la spesa complessiva per una famiglia tipo arriverebbe a 2.593 euro l’anno, il 7 per cento in più rispetto ai 2.427 euro stimati per il 2026 prima dello scoppio del conflitto.
















Il consiglio degli analisti è pragmatico: monitorare le offerte sul mercato e valutare, dove possibile, formule a prezzo fisso per proteggersi da ulteriori oscillazioni.









