“Era il 20 novembre 2024 quando lo Stato Italiano decise che era giunto il momento di sgomberare il Presidio degli Ulivi di Selargius, luogo simbolico della lotta contro la speculazione energetica in Sardegna. Per consentire la costruzione di questa enorme infrastruttura energetica sono stati espiantati centinaia e centinaia di Ulivi e questa pianta è diventata simbolo della lotta: la Rivolta degli Ulivi.
Nel terreno di proprietà di un agricoltore di Selargius, per il quale Terna aveva iniziato le procedure di esproprio, le radici di alcuni ulivi erano state scoperte ed erano pronti per essere portati via, nonostante l’opposizione del proprietario. Il 7 luglio centinaia di cittadini e cittadine sarde occuparono quel terreno che stava per essere espropriato “per pubblica utilità” da parte di un’ impresa privata, per coprire con una colata di cemento una delle zone di produzione agricola più importanti dell’ hinterland di Cagliari.
Per 6 mesi è stata una lotta pacifica, condivisa da migliaia e migliaia di persone che da tutto il mondo hanno espresso la propria solidarietà e indignazione verso le azioni di prepotenza dello Stato Italiano e la complicità delle istituzioni locali e regionali. Poi il 20 novembre la repressione italiana decise che era giunto il momento di eliminare qualsiasi ostacolo al Tyrrhenian Link, permettendo a Terna di completare il proprio progetto indisturbata. Uno sgombero che iniziò nelle prime ore del mattino con centinaia di agenti in assetto antisommossa, elicotteri, droni, automezzi.
Una intera zona agricola fu resa inaccessibile per giorni. Un orario non scelto a caso ma volutamente individuato perché nelle ore notturne erano poche le persone che rimanevano a presidiare il territorio. Le dieci persone che presidiavano quella mattina dopo due anni sono state raggiunte da un avviso di conclusione delle indagini preliminari e accusate dei reati di invasione di terreni, danneggiamento e violenza privata. Invitiamo tutte le persone che hanno condiviso questa lotta e tutte coloro che vogliono vivere in una Sardegna libera da ogni imposizione coloniale a dimostrare la propria solidarietà ai dieci indagati, facendo in modo che la lotta possa continuare tutti insieme, anche dentro il Tribunale”, afferma in una nota l’Associazione LIbertade.
















