Un ramo fondamentale del turismo enogastronomico è oggi più che mai rappresentato dal cosiddetto oleoturismo, che ha una storia piuttosto recente.
È infatti negli anni ’90 che le prime aziende hanno deciso di aprirsi ai turisti curiosi, per promuovere e rendere accessibili al pubblico i processi agricoli e industriali del mondo dell’olio, non solo soddisfacendo la curiosità dei più, ma aprendo così uno spazio nel settore turistico a un nuovo tipo di turismo legato all’olio.
In questo, un ruolo centrale è sempre appartenuto al Sud Italia, in quanto area principale della produzione di olio extravergine di oliva, ma anche alle regioni Umbria, Lazio e Toscana, che sono state le prime promotrici dell’apertura ai turisti. Radici e tradizioni millenarie legate all’ulivo, dunque, hanno fatto conoscere le aree olivicole più importanti d’Italia e ancora oggi garantiscono esperienze che vanno dalla raccolta delle olive alle degustazioni, fino a veri e propri corsi di assaggio.
Dopo il riconoscimento ufficiale dell’oleoturismo, avvenuto solo nel recente 2019, oggi le regioni protagoniste dell’oleoturismo sono, in ordine di produzione, Puglia, Calabria, Campania, Sicilia e Sardegna. Esempio capofila nel settore: L’Azienda Pelau.
Le aziende si stanno sempre più orientando verso la valorizzazione dell’oleoturismo come vero trampolino di lancio e innovazione, e un esempio significativo è rappresentato oggi dall’azienda Pelau.
Si tratta di una realtà situata in Sardegna, fondata nel 2007 dalla famiglia Mura. Quest’ultima ha recentemente lanciato un progetto che sarà guidato da Giulia Mura, imprenditrice, denominato “Accademia del Gusto”, che prenderà avvio a partire dal 2026 nel casale storico “Josto Miglior”.
L’obiettivo è quello di creare un centro di incontro tra olivicoltura, viticoltura e formazione, promuovendo non solo corsi specializzati, ma anche collaborazioni internazionali, tra cui summer school ed Erasmus. Un progetto che dunque può fare da capofila nel più grande panorama emergente dell’oleoturismo italiano. Una nuova narrazione della resilienza Questo non rappresenterebbe soltanto un’innovazione, ma anche un riscatto per quelle realtà che, a partire dal 2013, hanno dovuto affrontare la morte di milioni di ulivi secolari colpiti dalla Xylella fastidiosa.
L’oleoturismo ha subito gravi conseguenze a causa di questa emergenza. Ma oggi, la risposta degli imprenditori è quella di innovare il modello turistico, puntando sulla narrazione, resilienza e nuovi percorsi culturali ed enogastronomici. Puglia, Calabria, Basilicata Sicilia Sardegna possono diventare protagoniste di un rilancio sostenibile e innovativo, valorizzando tradizioni secolari e nuove opportunità turistiche.
L’oleoturismo rappresenta così non solo un’opportunità economica, ma anche un’importante leva culturale per la crescita e la tutela dei territori.




























