«Serve un cambio di passo, servono modifiche normative che invertano il sistema». Le parole del Segretario Generale del SAP, Stefano Paoloni, pronunciate ai microfoni di Tgcom24, fotografano con chiarezza una situazione ormai insostenibile per le donne e gli uomini della Polizia di Stato.
In relazione ai fatti avvenuti lunedì sera a Milano Rogoredo, Paoloni ha evidenziato come l’iscrizione automatica nel registro degli indagati, anche in presenza di evidenti cause di giustificazione del reato, rappresenti una condanna preventiva, capace di lasciare segni profondi e spesso irreversibili sul piano professionale, personale e familiare. Essere indagati, anche prima di qualsiasi accertamento, significa subire una “macchia indelebile” che accompagna l’operatore per tutta la carriera.
Il SAP, con il segretario regionale Sardegna Andrea LISTO denuncia da tempo un sistema che scarica sugli operatori di polizia il peso di scelte operative prese in pochi secondi, in contesti di estremo pericolo, salvo poi abbandonarli a un percorso giudiziario lungo, complesso e logorante. Per questo è ormai improrogabile l’introduzione di un periodo di garanzia, durante il quale svolgere tutti gli accertamenti necessari, riconoscendo fin da subito alla persona coinvolta le stesse garanzie dell’imputato: partecipazione agli incidenti probatori, alle perizie tecniche e alle autopsie, senza relegare il poliziotto a semplice spettatore della propria vicenda giudiziaria.
Come Segretario Regionale del SAP Sardegna, dice LISTO: -esprimo la piena e incondizionata solidarietà al collega oggi indagato per un fatto gravissimo avvenuto nell’esercizio delle proprie funzioni. Un collega che, prima ancora di qualsiasi accertamento definitivo, si trova già a dover affrontare sospetti, pressioni mediatiche, conseguenze disciplinari e un carico psicologico enorme.
Gli operatori della Polizia di Stato lavorano quotidianamente con organici cronicamente insufficienti, turni massacranti e risorse limitate. Nonostante ciò, allo Stato viene garantita sicurezza, ordine pubblico e presidio del territorio. Ma quando accade un evento critico, il sistema reagisce sempre allo stesso modo: prima l’indagine, poi – forse – la tutela.
Il SAP, afferma LISTO – non accetta più questo schema. Non è accettabile che chi indossa una divisa venga trattato come un colpevole fino a prova contraria, mentre svolge un servizio pubblico essenziale, spesso in condizioni operative proibitive. Occorre superare l’automatismo dell’iscrizione nel registro degli indagati e costruire un quadro normativo che riconosca la presunzione di legittimità dell’azione di polizia, nel rispetto della magistratura ma anche della dignità professionale degli operatori. Siamo vicini al collega, ed alla sua famiglia.
Il SAP Sardegna, urla, e chiede con forza interventi legislativi immediati, non dichiarazioni di principio. Senza tutele certe, il rischio è quello di una polizia sempre più esposta, delegittimata e costretta a operare con il timore costante di conseguenze giudiziarie personali.
























