E’ un mercato che viaggia a due velocità differenti quello delle esportazioni dalla Sardegna verso gli Stati Uniti.
Se sono solide le vendite delle micro, medie e piccole imprese, al contrario crollano quelle del manifatturiero.
Nel primo semestre di quest’anno, infatti, le vendite di beni e prodotti delle pmi e dalle aziende artigiane verso gli Usa sono cresciute del 5,6%, rispetto allo stesso periodo del 2024, arrivando a toccare 138milioni di controvalore, e rappresentando lo 0,36% del Pil regionale. Nel 2024, al contrario, si era registrata una frenata dell’1,7%, sempre rispetto all’omologo periodo del 2023.
Quindi, il mercato di alimentari, prodotti in legno e metallo, pelletteria, abbigliamento e tessile, mobili e ceramiche ma anche semilavorati lapidei, prodotti chimici, macchinari e attrezzature, ha retto alle politiche economiche trumpiane, All’opposto, crolla l’export delle imprese manifatturiere, comprese quella raffinazione e della produzione di combustibili, che scende del 44,9% rispetto al 2024. Su queste attività si è fatto sentire l’influsso dei dazi, le limitazioni, la burocrazia, le “turbolenze” politiche ma anche l’importante concorrenza di altri Paesi del resto del mondo.
E’ quanto emerge dal dossier elaborato dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna su dati Istat, che ha analizzato i flussi commerciali delle imprese isolane, dalla Sardegna verso il Paese americano.
I dati provinciali dicono che l’area Sassari-Gallura ha esportato negli Usa 83 milioni di euro di prodotti, con un incremento dello 0,6%. Segue Nuoro con 35 mln (+2,7%), il Sud Sardegna con 9 (+46,2%), Cagliari e Oristano con 6 (+50,6 e + 26,4%). “Per l’export delle piccole imprese sarde sono numeri assolutamente positivi – commenta Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Sardegna – perché dimostrano che negli Stati Uniti apprezzano le nostre piccole ma ricercate produzioni, soprattutto alimentari. Però – aggiunge Meloni – dobbiamo essere sinceri dicendo che l’incremento è anche il frutto dell’anticipazione degli acquisti da parte degli importatori statunitensi per evitare l’applicazione dei dazi e questa situazione non ci fa stare sereni in vista del futuro”.
“L’agroalimentare e le altre produzioni artigiane sarde di qualità sono particolarmente sensibili agli scambi commerciali verso gli USA – analizza la situazione il presidente di Confartigianato Sardegna – l’Isola, per questo, ha bisogno di continuare a lavorare nel mercato del food e degli altri settori eccellenza che hanno ampi margini di crescita se teniamo in considerazione che l’export dei prodotti sardi delle MPI rappresenta solo lo 0,8% del valore complessivo delle totale delle esportazioni alimentari made in Italy”.





















