Negli ultimi mesi nelle città italiane — e a Cagliari in particolare — si assiste a una proliferazione senza precedenti di dossi artificiali, attraversamenti rialzati e restringimenti stradali. Interventi giustificati in nome della sicurezza, ma che stanno trasformando interi quartieri in vere e proprie montagne russe urbane, con conseguenze sempre più evidenti sulla viabilità, sui mezzi di soccorso e sulla durata dei veicoli. Il problema non è solo pratico, ma anche normativo.
Il Codice della Strada e le direttive ministeriali vietano l’installazione di dissuasori di velocità nelle strade utilizzate come corridoi di emergenza, ovvero in prossimità di ospedali, sedi di forze dell’ordine, vigili del fuoco e percorsi di pronto intervento.
Eppure, in molte zone della città questi limiti sembrano ignorati. A Cagliari, dove già i manti stradali risultano spesso deteriorati, l’aggiunta sistematica di dossi e restringimenti sta aggravando una situazione critica. Non solo rallentano il traffico, ma provocano danni continui alle sospensioni delle vetture, aumentano l’usura dei mezzi pubblici e penalizzano soprattutto autobus e mezzi pesanti, la cui vita operativa risulta inevitabilmente ridotta.
Molti cittadini che lavorano e si spostano quotidianamente in auto segnalano disagi crescenti: tempi di percorrenza allungati, difficoltà nei collegamenti, stress alla guida e costi di manutenzione sempre più alti. Di contro, queste misure ricevono spesso il plauso di chi non utilizza veicoli privati, creando una frattura evidente tra chi vive la strada ogni giorno e chi la osserva solo dal marciapiede.
La sicurezza stradale è un obiettivo sacrosanto, ma non può essere perseguita con interventi standardizzati e scollegati dal contesto urbano, dalla normativa vigente e dalle reali esigenze della mobilità. Servono soluzioni equilibrate: controlli elettronici, segnaletica efficace, illuminazione, manutenzione stradale e progettazione intelligente degli spazi urbani, non una città trasformata in un percorso a ostacoli.
La domanda che sempre più cittadini si pongono è semplice: stiamo davvero aumentando la sicurezza o stiamo solo rendendo la mobilità urbana più inefficiente, costosa e pericolosa per chi deve intervenire in emergenza? È tempo che le amministrazioni locali aprano un confronto serio con residenti, tecnici e operatori del trasporto, prima che la città diventi definitivamente una gigantesca pista rallentata, più simile a un circuito di prova che a un sistema viario moderno.

























