Si rinnovano gli appuntamenti della “Stagione Teatro di Villaspeciosa 2026” organizzata da Abaco Teatro, sotto la direzione artistica di Rosalba Piras, nell’ambito del più ampio progetto “Arte e Sostenibilità”. Un ricco cartellone che propone una visione multidisciplinare della scena contemporanea attraverso un’articolata integrazione tra messinscene, scrittura autoriale, mostre, incontri letterari, laboratori e attività per i più piccoli e le loro famiglie.
Il prossimo 8 marzo alle ore 19,30, riflettori puntati su un appuntamento che omaggia la traccia identitaria della nostra isola con lo spettacolo “Òja, o Mà” prodotto dal Teatro Dallarmadio e liberamente tratto da “Mia madre e altre catastrofi” di Francesco Abate. In scena Rossella Faa e Fabio Marceddu, regia di Fabio Marceddu e Antonello Murgia.
Sul palco i personaggi danno corpo a una narrazione che elegge il sardo campidanese, nella sua vivace e brillante variante “casteddaia”, a lingua universale del sentimento e della resilienza, trasformando le piccole e grandi macerie del quotidiano domestico in un flusso di energia vitale inarrestabile. Lo spettacolo trascina lo spettatore all’interno di un rito di riconoscimento collettivo, dove la figura della “Mamai” si erge a potenza formatrice e lenitrice, una sorta di divinità laica capace di insegnare a resistere alle avversità del destino non attraverso il lamento, ma attraverso il paradosso del gioco e l’arma del sorriso. L’opera si avvale della traduzione in sardo curata da Cristian Urru, un passaggio linguistico fondamentale che ha permesso ai registi e agli interpreti di farsi cantori di una Madre Sarda granitica e ironica, una tigre domestica che non si lascia schiacciare dalle sofferenze ma che anzi le domina, offrendo ai più fragili uno scudo di forza e determinazione. In questo scenario, che oscilla costantemente tra il calvario delle fatiche familiari e la redenzione garantita dall’amore incondizionato, il gioco delle parti si fa totale e ogni attore sul palco diventa specchio di una maternità ancestrale, in un percorso necessario per ritrovare le proprie radici più profonde. L’autore Francesco Abate ha espresso la sua profonda gratitudine nel vedere come la sua scrittura, da sempre tesa verso il linguaggio cinematografico e teatrale, abbia trovato nel dialetto la sua dimensione più autentica e popolare, capace di riempire i teatri e richiedere continue repliche. “Ho sempre guardato al teatro e al cinema ogni volta che ho scritto un libro” – dice Francesco Abate e conclude: “Quando con Cristian Urru abbiamo messo mano alla versione in sardo di “Mia madre e altre catastrofi” da subito abbiamo sperato che una compagnia teatrale facesse suo questo testo e, secondo la tradizione del teatro dialettale, portasse la storia in giro per le piazze. Il fatto che questo stia accadendo è la soddisfazione più grande.”
Inoltre, il foyer del Teatro Maria Carta continua a ospitare la toccante esposizione fotografica “Semi di Speranza” curata da Operazione Africa ODV, un viaggio per immagini che ripercorre l’eredità umanitaria della storica missione avviata da Padre Puggioni negli anni Sessanta, legando il tema della sostenibilità sociale a quello della memoria storica e della solidarietà internazionale.























