Dalle telecamere di sorveglianza, dalle immagini satellitari e dai rilievi di terreno svolti dagli esperti dell’Ingv sull’Etna si osserva un campo lavico nella Valle del Bove. Nonostante questo risulti “attualmente scarsamente alimentato” e, secondo gli esperti, non determini al momento “alcun pericolo per i centri abitati”, è stato confermato il livello di allerta nazionale giallo. È quanto emerge dalla riunione indetta dal dipartimento nazionale di protezione civile, che ha visto la partecipazione della Protezione civile della Regione Siciliana, dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). La riunione è stata convocata per l’esame della situazione vulcanologica e la definizione degli scenari evolutivi del fenomeno.
“L’Ingv ha rappresentato che, anche nel caso di mantenimento dell’attuale tasso di alimentazione della colata o di un suo raddoppio, non si configurano scenari di rischio per i centri abitati più prossimi“, sottolineano dalla Protezione civile regionale. Nel pomeriggio il capo del dipartimento regionale della Protezione civile, Salvo Cocina, ha convocato una seconda riunione di coordinamento territoriale con i sindaci dei Comuni che hanno adottato ordinanze di regolamentazione degli accessi all’Etna. Alla riunione hanno partecipato rappresentanti di prefettura, questura, Corpo forestale della Regione Siciliana, Corpo nazionale Soccorso alpino e speleologico (Cnsas) e Servizio 118. In chiusura dei lavori è intervenuto anche il presidente del Parco dell’Etna, al quale è stata richiesta una comunicazione più efficace sui rischi vulcanici e un rafforzamento della segnaletica informativa.
“La situazione resta tuttavia oggetto di monitoraggio costante – spiegano dal dipartimento regionale di Protezione civile – eventuali variazioni del flusso lavico saranno prontamente valutate e comporteranno, se necessario, una rimodulazione delle misure e dei servizi di protezione civile”.


























