Meno residenti, più turismo e 1000 negozi chiusi in 15 anni nel centro storico di Cagliari.
Sono alcuni dati emersi nel corso del convegno “Centri storici – analisi e futuro”, organizzato da Confcommercio Sud Sardegna nell’aula consiliare del Comune di Cagliari, davanti a istituzioni, associazioni di categoria ed esperti del settore.
Negli ultimi 30 anni Cagliari ha perso circa 35mila abitanti, con un progressivo spopolamento delle aree centrali.
Parallelamente, però, le famiglie sono aumentate, passando da circa 67 mila nel 2003 a 78 mila oggi, diventando sempre più piccole, anziane e spesso monoparentali.
Il risultato è una trasformazione profonda: i centri storici diventano sempre più “alberghi all’aperto”, con una concentrazione di B&B, takeaway e somministrazione, mentre scompaiono artigiani, mercati, fruttivendoli e negozi di quartiere. Molte nuove attività, inoltre, hanno una vita breve: aprono e chiudono rapidamente, generando instabilità e abbassando la qualità urbana.
Tra le criticità evidenziate: monocultura commerciale, offerta standardizzata, insegne assenti o improvvisate, scarsa integrazione con il contesto urbano, oltre a rumore, rifiuti e conflitti crescenti con i residenti. Il presidente di Confcommercio Sud Sardegna Marco Mainas ha lanciato l’allarme: “I centri storici vivono una profonda difficoltà sociale e culturale. Perdiamo in media cinque negozi al giorno, lasciando intere vie senza identità. Il rischio è una città monoculturale, schiacciata solo su turismo e ristorazione. Serve una svolta per il rilancio del commercio”.
























