Snezana, Giulia, Diego, Stefano, Jelena, Veronica, Armando, Alessandra Giovanna, Samuele, Sharon Jelena, Slavisa, Diamantino Vito, Maria Elena, Patrick, Alejandro, Veronika, Soyer, Rejos, Rosanna: sono i vincitori delle borse di studio annuali per i giovani di etnia rom messe in palio dalla Fondazione “Anna Ruggiu” per il proseguimento del loro percorso di istruzione. Provenienti da tutta la Sardegna, molti di loro sono stati protagonisti della cerimonia di premiazione che si è svolta ieri, mercoledì 25 febbraio, nell’aula consiliare di Palazzo Bacaredda dopo l’appuntamento del 12 febbraio al Comune di Alghero per i ragazzi del nord dell’Isola.
“L’iniziativa”, ha spiegato il presidente della Fondazione Gianni Loy, “si propone di incentivare la scolarizzazione dei giovani appartenenti all’etnia rom che vivono in Sardegna, nella convinzione che l’istruzione sia uno strumento fondamentale per il miglioramento del dialogo interculturale “. Arrivato alla 21esima edizione, la cerimonia ha fatto segnare un passaggio importante: “L’appuntamento di oggi”, ha continuato Loy, “disegna la traiettoria di continuità del lavoro della Fondazione: tra le premiate di quest’anno c’è infatti una ragazza la cui madre fu premiata, diversi anni fa, nella prima edizione”.
Non solo la promozione al termine dell’anno scolastico: le ragazze e i ragazzi – premiati anche dall’assessora Anna Puddu e dal presidente del Consiglio comunale Marco Benucci – si sono distinti per il merito figurando, in alcuni casi, tra i migliori della propria classe. Due, conseguito il diploma al liceo Gramsci di Carbonia e al Giua di Cagliari, si sono già iscritte all’Università: presente alla cerimonia anche il presidente dell’Ersu Marco Meloni.
Durante l’incontro, a cui hanno partecipato anche esponenti delle Giunte di Selargius e Monserrato, Jasmina Temin della Caritas diocesana e Claudio Zasso del Progetto Rom Sinti Caminanti, un premio particolare è stato assegnato in ricordo di Ester Mura che, da dirigente dell’istituto comprensivo di Monserrato, ha saputo creare un sistema di accoglienza che a partire dalle materne ha permesso a tanti giovani rom raggiungere un livello di scolarizzazione elevato: “L’attenzione alla scolarizzazione”, si è sottolineato, “non è solo una questione di risultati, ma un dovere delle istituzioni nel percorso del diritto di cittadinanza delle persone e dei diritti civili in generale”.
























