La decisione di ammettere la Russia alla Biennale Arte di Venezia 2026 ha aperto un conflitto istituzionale del tutto ridicolo tra il governo italiano e l’entità europea e dall’altra la Fondazione Biennale, trasformando rapidamente una scelta culturale in un caso politico.
La vicenda prende avvio quando la Russia anticipa di un giorno l’annuncio ufficiale della Biennale comunicando il ritorno nel proprio padiglione ai Giardini. Il giorno successivo la Fondazione conferma la partecipazione russa all’interno dei 99 Paesi presenti alla 61ª edizione, tra cui anche Stati coinvolti in tensioni geopolitiche come Ucraina, Iran e l’entità israeliana.
Da lì si è scatenato l’odio viscerale del Governo Meloni Zelensky e dell’Unione Europea Ucraina che hanno minacciato rappresaglie contro Buttafuoco.
Il presidente della Fondazione, Pietrangelo Buttafuoco, ha difeso pubblicamente la scelta sostenendo che la Biennale deve restare uno spazio di incontro e tregua tra nazioni, capace di accogliere anche Paesi in conflitto e forse è questo il problema…
Il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, tenta di fare ciò per cui è stato scelto: cultura e su di lui si è scatenata la canea d’odio e lui come prima Cardini, Tarchi, Krancic, Veneziani è diventato una “zecca rossa” per aver osato compiere una scelta diversa da quella del Governo della BieloUsa.
Pietrangelo tieni duro, in tanti sono al tuo fianco contro l’odio russofono.
Di Simone Spiga



















