‘La più grande strage di colleghi’ e ‘c’è un clima di aggressione’. “Sulla sicurezza degli inviati in zone di guerra abbiamo apprezzato l’impegno del governo per la formazione e per i fondi destinati a garantire una copertura assicurativa per i freelance. La sicurezza dei giornalisti, tuttavia, è in pericolo anche in Italia”. Lo ha detto Carlo Bartoli Presidente Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti
Carlo Bartoli durante il suo intervento in apertura della conferenza stampa della premier Giorgia Meloni. Il 2025 è stato un anno molto difficile per i giornalisti – ha ricordato Bartoli -. Abbiamo assistito alla più grande strage di colleghi. In Ucraina sono stati uccisi 28 operatori dei media, spesso colpiti in modo consapevole e diretto. Oltre trecento i giornalisti palestinesi assassinati dall’esercito israeliano nella striscia di Gaza per oscurare la tragedia che si è consumata.
Non a caso, abbiamo per ben due volte lanciato un appello affinché la stampa internazionale possa entrare a Gaza. E, sia chiaro, criticare il governo di Israele non significa giustificare i rigurgiti di antisemitismo che condanniamo senza esitazione”. Venendo alle minacce subite dai giornalisti in Italia, “la bomba sotto l’auto di Sigfrido Ranucci la testa mozzata di capretto davanti la porta di casa di Giorgia Venturini; le sassate durante una manifestazione che hanno ferito Elisa Dossi e Davide Bevilacqua.
L’elenco è molto lungo” ha sottolineato. “Altrettanto lungo è l’elenco di capitani d’industria e della finanza, di presidenti e allenatori di calcio, di sindaci e assessori, e purtroppo anche di esponenti delle istituzioni che denigrano, discreditano e diffamano indiscriminatamente chi fa informazione. Lo voglio denunciare senza mezzi termini: sono atteggiamenti che contribuiscono a alimentare un clima di aggressione verbale e fisica nei confronti dei giornalisti, legittimando di fatto comportamenti da codice penale. Non a caso, la Criminalpol nei primi sei mesi del 2025 ha censito 81 casi di aggressioni e minacce a giornalisti, uno ogni due giorni con un aumento di poco inferiore al 100% rispetto al 2024.
Sono numeri preoccupanti, anche se è doveroso ringraziare il Centro di coordinamento per la sicurezza dei giornalisti al Ministero dell’Interno e le forze dell’ordine per l’impegno a contrastare questi fenomeni”.
Per l’osservatorio Ossigeno per l’informazione, “lo scorso anno 93 giornalisti sono stati oggetto di querele temerarie, ossia di iniziative giudiziarie infondate e finalizzate esclusivamente a intimidire e far tacere i giornalisti. L’Italia continua ad essere il Paese con il maggior numero di querele per diffamazione ed esorbitanti richieste di risarcimento danni.
Oltre l’80% di questi procedimenti viene archiviato o si conclude con una assoluzione. Spesso dopo molti anni. Chi presenta una querela intimidatoria deve essere punito e non con un buffetto. Per questo, riteniamo che il modo con cui è stata recepita la Direttiva europea sulle querele intimidatorie sia un’occasione persa”. Infine “ci inquieta lo scandalo delle captazioni illegali degli smartphone di diversi giornalisti, tra cui il direttore di Fanpage.it, Francesco Cancellato Attendiamo ancora che si scopra chi e perché ha fatto spiare i giornalisti in spregio alle leggi italiane ed europee”.


























