Una canzone che attacca la retorica della politica americana, una critica sociale che mette di fronte promesse, poi non mantenute, e la dura realtà affrontata dai poveri, dai senzatetto.
“Rockin’ in the Free World”, canzone pubblicata da Neil Young nel 1989 all’interno dell’album “Freedom” che ne contiene due versioni di cui una live acustica e l’altra elettrica, sarebbe “l’opposto di tutto ciò che rappresenta Donald J. Trump”.
Per la seconda volta Neil Young ha intentato una causa, questa volta da 10 milioni di dollari, al presidente statunitense, precisamente contro il Trump 47 Committee Inc., per aver usato la sua canzone senza autorizzazione, appunto “Rockin’ in the Free World”, come musica d’ingresso del presidente durante i comizi elettorali di metà mandato.
In un documento di cinque pagine, Young e i suoi avvocati, Robert Besser e Scott Simmons, hanno descritto la sua canzone come “un inno bruciante che contrappone le promesse vuote della retorica politica americana alle dure realtà affrontate dai poveri, dai senzatetto e dagli dimenticati”, appunto “l’opposto di tutto ciò che rappresenta Trump”. Nella causa viene citato l’uso della canzone durante il comizio di Trump a Youngstown, in Ohio, dello scorso 12 ottobre, oltre a “numerose volte in altri comizi volti a incoraggiare i voti repubblicani nelle prossime elezioni di metà mandato”.
Già nel 2020 il cantautore canadese con cittadinanza statunitense aveva fatto causa a Trump, stesso motivo e stessa canzone: allora, però, il presidente americano si era impegnato a non usarla più. Impegno, evidentemente, disatteso.





















