Un affascinante viaggio tra le molteplici sfaccettature dell’animo umano, tra l’ironia della commedia ed il pathos del dramma, intriganti coreografie originali, raffinati intrecci di parole e note e acrobazie musicali con la Stagione di Prosa | Danza e Circo Contemporaneo 2026-2027 organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna al Teatro del Carmine di Tempio Pausania, con la direzione artistica di Valeria Ciabattoni e con il patrocinio ed il sostegno del MiC / Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Tempio Pausania ed il contributo della Fondazione di Sardegna. Dieci titoli in cartellone da novembre ad aprile con i grandi protagonisti della scena, come Pamela Villoresi e Giulio Corso in “Elettra 1944” di Giancarlo Nicoletti, una moderna “Orestea” nella Roma occupata dai nazisti; Ugo Dighero e Mariangeles Torres con Alberto Giusta e Laura Mazzi in “Tre variazioni della vita” di Yasmina Reza, una brillante e spietata commedia sulle relazioni umane; l’attore e comico Antonio Cornacchione, autore ed interprete, con Pino Quartullo ed Alessandra Faiella, di “Basta Poco”, una “farsa” sulla crisi degli alloggi e Giampiero Ingrassia, Marianella Bargilli e Lucia Vasini in “Ti ho sposato per allegria” di Natalia Ginzburg, una pièce ironica e spiazzante sulla vita di coppia, tra passione disincanto.
Sotto i riflettori anche il geologo Mario Tozzi ed il jazzista Enzo Favata, con “Geografie Mistiche”, un suggestivo itinerario alla scoperta dell’«origine fisica dei miti, delle magie e dei miracoli», tra scienza ed immaginario popolare; l’attrice e autrice Alice Bertini (già vincitrice del Premio di Drammaturgia Extreme Contemporain 2021) in scena con Federico Gatti in “Contratto / Dialogo per un Rapporto di Coppia”, dove una donna e un uomo s’incontrano «per la prima volta e per sempre» per stabilire le regole della loro unione, vista come antidoto alla solitudine e garanzia di futuro, in cui trova spazio anche il tema della “fertilità”. Un classico del Novecento, per un’indagine sulla follia, con “Il Berretto a Sonagli” di Luigi Pirandello, con Irma Ciaramella, Ivano Falco, Gino Auriuso, Margherita Patti, Gioele Rotini ed Ottavia Orticello, per la regia di Gino Auriuso: una trama surreale, incentrata su una liaison tra il Cavalier Fiorica e la bella Nina, moglie dello scrivano Ciampa, che Beatrice Fiorica, moglie del Cavaliere, decide di rendere pubblica per vendicarsi del tradimento, con il rischio di far precipitare gli eventi, trasformando la farsa in tragedia… salvo che la signora accetti di fingersi pazza, unico escamotage per evitare un “delitto d’onore” e soffocare lo scandalo.
Una fantastica ouverture con “Sconcerto d’Amore”, ovvero “Le acrobazie musicali di una coppia in disaccordo” della Compagnia Nando e Maila, all’insegna del nouveau cirque, per un pubblico di tutte le età; s’intitola “Le Maschere” l’opera coreutica di Fredy Franzutti, coreografo di fama internazionale, ispirata alla grande tradizione italiana delle maschere ed alle Feste di Carnevale (produzione Compagnia Balletto del Sud), per una preziosa antologia di celebri coreografie di maestri come Marius Petipa e Michel Fokine accanto a creazioni originali, in una meravigliosa notte di danze; ed ancora, danza e poesia s’intrecciano in “Poetry in The Park”, un balletto in stile neoclassico creato dal coreografo Marco Carrer per la BalletXtreme Dance Company, su musiche di Georges Bizet e Fryderyk Chopin, dove un giovane artista in cerca d’ispirazione per i suoi versi interroga il Vate Gabriele d’Annunzio ma anche Alda Merini ed Antonia Pozzi, in un racconto per quadri tra sogno e realtà.
In vista della riapertura del sipario del Teatro del Carmine di Tempio Pausania, per l’inaugurazione della Stagione di Prosa | Danza e Circo Contemporaneo 2026-2027, la sindaca Gianna Masu riassume il sentimento di attesa ed il desiderio del pubblico di ritrovarsi in sala per condividere emozioni: «Ci aspettiamo il rifiorire della vera essenza e significato del Teatro: il vero e il bello, dove il palco e la sala, gli attori e il pubblico costituiscono per prima cosa un tutt’uno», sottolineando così l’elevata qualità artistica degli spettacoli ed l’importanza delle arti della scena nella vita culturale della città.
La Stagione di Prosa | Danza e Circo Contemporaneo 2026-2027 a Tempio Pausania affronta temi universali, come l’amore nelle sue diverse declinazioni, dalle divergenze sentimentali di uno “Sconcerto d’Amore” di e con Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani, bravissimi clowns, acrobati e musicisti, tra, danze aeree, oggetti volanti e numeri sul trapezio con un’antologia di arie e canzoni “a tema”; alle regole di un “Contratto” nella pièce scritta ed interpretata da Alice Bertini accanto a Federico Gatti, dove una donna e un uomo credono di aver trovato la chiave della felicità (o almeno della serenità), affidandosi alla ragione, invece che alla passione, per progettare un futuro insieme; accanto alle complicate dinamiche di coppia in “Tre variazioni della vita” di Yasmina Reza ed al delicato ed ironico controcanto di due giovani, innamorati ma non troppo, in “Ti ho sposato per allegria” di Natalia Ginzburg, tra le cronache di un matrimonio non convenzionale, fondato (apparentemente) sui contrasti ma anche sulla reciproca attrazione e curiosità.
Una moderna tragedia con “Elettra 1944” di Giancarlo Nicoletti, dove le vicende familiari s’intrecciano alla Storia e la guerra civile che dilania l’Italia erompe dentro le mura di casa, spazzando via i fragili equilibri costruiti su ambiguità e silenzi, in un crescendo drammatico tra antichi rancori e sete di vendetta, che si apre, forse, ad una possibile catarsi. Tra mito e scienza con le “Geografie Mistiche” di Mario Tozzi ed Enzo Favata per una reinterpretazione dei racconti sull’origine del mondo e sull’intervento degli dèi, dove catastrofi e miracoli trovano una spiegazione alla luce delle nuove conoscenze in un’epoca in cui si diffondono nuove (e pericolose) credenze e leggende metropolitane; una nuova emergenza sociale, con la difficoltà di trovare casa nelle grandi città (ma anche nelle località turistiche) sbarca in teatro con “Basta Poco”, una divertente “farsa” scritta ed interpretata da Antonio Cornacchione, in scena con Pino Quartullo ed Alessandra Faiella, con la partecipazione in video di Pierluigi Bersani e Giovanni Storti, per la regia di Marco Rampoldi, dove un tipografo sotto sfratto si trova coinvolto in una lotta tra poveri pur di ritrovarsi un tetto sopra la testa.
Il mistero delle maschere e l’allegria delle Feste di Carnevale con “Le Maschere” di Fredy Franzutti per la Compagnia Balletto del Sud ed un giovane poeta in cerca d’ispirazione in “Poetry in The Park” di Marco Carrer per la BalletXtreme Dance Company in un duplice appuntamento con la Danza; ed ancora le relazioni umane – d’amore e d’amicizia, in ambito personale o professionale – al centro con “Tre variazioni della vita” di Yasmina Reza, che mette in scena l’incontro tra due coppie dove, sotto una superficie di civiltà ed urbanità, affiorano incomprensioni e rancori, amarezze e disillusioni; ed una riflessione sulla follia con “Il Berretto a Sonagli” di Luigi Pirandello, un “dramma della gelosia” che si trasforma in farsa quando la signora Beatrice Fiorica, dopo aver provocato uno scandalo per vendicarsi del tradimento del marito, è costretta a dichiararsi pazza, in un meraviglioso e ironico rovesciamento di prospettiva, perché solo a chi sragiona è consentito dire la verità: “Siete contenta ora?” è la domanda cruciale che, come sottolinea il regista Gino Auriuso, rivela «tutta l’ambiguità, la fallibilità del parlare e dell’agire umano», mentre Beatrice Fiorica, una «Medea dei nostri tempi e delle nostre terre» che si ribella alla raggelante infelicità e all’ipocrisia di una società claustrofobica, viene messa a tacere per salvaguardare le apparenze ed il buon nome della famiglia.
I capricci del cuore e la libertà nella follia, l’importanza del sapere scientifico ed il fascino del mito, ed ancora la paura della solitudine ed il desiderio di maternità, la forza devastante dell’odio e la sete di giustizia, la caduta delle maschere e l’ipocrisia della società, in un caleidoscopio di storie, pensieri ed emozioni per la nuova Stagione di Prosa | Danza e Circo Contemporaneo al Teatro del Carmine, capace di attrarre ed incuriosire un pubblico trasversale, dagli amanti della prosa agli appassionati di danza, tra riscritture di classici e testi contemporanei, per una riflessione sulla complessità della natura umana e sulle contraddizioni ed i paradossi della società.
IL CARTELLONE
Il fascino del nouveau cirque – mercoledì 11 novembre alle 21 – con “Sconcerto d’Amore”, ovvero “Le acrobazie musicali di una coppia in disaccordo” di e con Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani, con la collaborazione artistica di Marta Dalla Via e Carlo Boso, disegno luci e audio a cura di Federico Cibin, scenografie di Ferdinando D’Andria e Studio Sossai e messa in scena di Luca Domenicali (produzione Compagnia Nando e Maila ETS). Una pièce originale e divertente sui capricci del cuore e sulle (dis)avventure sentimentali di due personaggi, in bilico tra amore e disamore, tra fughe e inseguimenti, numeri acrobatici, giocoleria e canzoni, nel tentativo di ritrovare la perduta armonia. “Sconcerto d’Amore” mette in scena una “crisi” che rompe l’idillio, nel tentativo di sconfiggere la noia della routine, tra giochi di seduzione, sguardi “assassini”, frecce di Cupido e mele fatali. Una inedita «commedia all’italiana, dove si passa dal rock alla musica pop suonata a testa in giù dai tessuti aerei, fino a toccare arie d’opera e musica classica», e la coppia sembra potersi trasformarsi in un triangolo, con il coinvolgimento di un ignaro spettatore, in un comico crescendo tra colpi di scena e gags, per arrivare all’atteso lieto fine. La Compagnia Nando e Maila, fondata nel 1997, propone spettacoli adatti a un pubblico di tutte le età, in cui si fondono teatro e danza, musica e arti circensi: Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani (in coppia nella vita come sul palcoscenico), tra i pionieri del nouveau cirque in Italia, con le loro produzioni come “Kalinka” (2004), “Sconcerto d’Amore” (2010), “Cabaret Circense” (2018) e “Sonata per Tubi” (2019) sono spesso ospiti di rassegne teatrali e festivals nazionali e internazionali. Al Premio Internazionale Città di Gerace 2026, hanno ricevuto il Premio alla Carriera «per l’originalità della ricerca artistica, la qualità delle produzioni e il prezioso contributo offerto, nel corso degli anni, allo sviluppo dello spettacolo di strada e del circo contemporaneo».
Una moderna “farsa” politicamente scorretta sulla crisi degli alloggi – domenica 20 dicembre alle 21 – con “Basta Poco” di Antonio Cornacchione, protagonista sulla scena con Pino Quartullo e Alessandra Faiella, con la partecipazione in video di Pierluigi Bersani e Giovanni Storti, per la regia di Marco Rampoldi (co-produzione CMC/Nidodiragno e Rara produzione). Una pièce di teatro civile, che affronta un tema di scottante attualità come la difficoltà di trovare un’abitazione in città, tra l’alto costo degli affitti e le oscillazioni del mercato immobiliare, a fronte dell’inadeguatezza dell’edilizia pubblica, con la cronica scarsità di case popolari rispetto al numero crescente degli aventi diritto, tra le nuove classi di poor workers e disoccupati, oltre alle famiglie di immigrati. In graduatoria, con il miraggio di un appartamento dignitoso, folle di diseredati, ma anche semplicemente madri e padri separati, accanto ad anziani sfrattati, perché una pensione non basta più per pagare l’affitto o i proprietari preferiscono vendere o magari trasformare la casa in un B&B, seguendo l’onda della “gentrification”. In “Basta Poco”, il protagonista, Palmiro, un tipografo sull’orlo del fallimento, riceve l’ordine di sfratto mentre l’appartamento viene assegnato a una famiglia di Rom: l’uomo si trova così «al centro di una disputa politica tra centri sociali, che lo vorrebbero cacciare, e neofascisti, che lo difendono strumentalmente in cambio di una adesione ideologica, mettendo a dura prova le sue certezze». In una commedia ironica e spietata, dove si evidenzia la lotta tra poveri, che invece di unirsi per rivendicare i propri diritti, vedono gli altri più sfortunati di loro come un nemici pericolosi, si insinua un elemento surreale: «come mai fra tutte le persone che si contendono la ‘pedina’ c’è una strana somiglianza?».
Tra parole e note, alla scoperta di antichi miti e nuove frontiere della scienza – sabato 16 gennaio alle 21 – con le “Geografie Mistiche” raccontate dal geologo Mario Tozzi (voce) sulla colonna sonora disegnata dal jazzista Enzo Favata (sassofoni, clarinetti, elettronica) in un avvincente spettacolo-concerto «sull’origine fisica dei miti, delle magie e dei miracoli». Una sfida ardua e interessante, con una ricerca delle corrispondenze e delle conferme “scientifiche” agli eventi e ai fenomeni impressi nell’immaginario e nella memoria collettiva e tramandati dai narratori e dai poeti attraverso l’invenzione e la codificazione di un mondo arcaico, abitato da uomini e dèi, la cui potenza si manifesta attraverso il fulmine, i maremoti e gli uragani, il ciclo delle stagioni, lo splendore del sole e la luce argentea della luna. «Secondo l’interpretazione psicoanalitica, i miti nascono da esigenze di un io collettivo che può prendere forma in ogni luogo del mondo e che non ha necessariamente legame con la realtà fisica, ma» – come sottolineano gli artisti – «è possibile, invece, spiegare scientificamente e collocare geograficamente il mito» e quindi ciò che compete alla sfera della magia e dei miracoli, senza diminuirne, anzi amplificandone il fascino. Le “Geografie Mistiche” rispondono a interrogativi e curiosità sulle teorie fantasiose e suggestive sull’origine del mondo, dal caos o dal nulla, e sulle varie teogonie, in cui le divinità incarnano le forze della natura e sull’alone di mistero e magia che ammanta epidemie e guarigioni inspiegabili, come sull’arte degli sciamani. Una dissertazione scientifica, in chiave divulgativa, per imparare a leggere oltre l’apparenza e ritrovare nei miti una testimonianza dei saperi degli antichi e della necessità innata di dare un significato, anche trascendente, all’esistenza, come di custodire la memoria del passato per comprendere il presente e ritrovare le proprie radici e la propria identità, per guardare al futuro.
Una raffinata antologia di celebri balletti e creazioni originali – martedì 2 febbraio alle 21 – con “Le Maschere”, una coreografia di Fredy Franzutti ispirata al tema del Carnevale e alla grande tradizione delle maschere italiane, su musiche di Wolfgang Amadeus Mozart, Cesare Pugni, Riccardo Drigo, Johannes Brahms e Gioachino Rossini (produzione Compagnia Balletto del Sud). Il fascino e il mistero delle maschere, che hanno origini antiche e ben radicate nella cultura europea (e non solo), e poi si codificano nei personaggi e nei caratteri della Commedia dell’Arte, oltre a nutrire un vasto immaginario e il gusto popolare, come dimostrano le riproduzioni in ceramica e le declinazioni Liberty e Art Déco, si riflettono anche nelle opere coreutiche di artisti come Marius Petipa e Michel Fokine. Ne “Le Maschere”, Fredy Franzutti ripropone alcuni classici, come “Harlequinade” (Les millions d’Arlequin) di Marius Petipa, con musiche dell’italiano Riccardo Drigo, presentato nel 1900 a San Pietroburgo con grande successo, e pure “Il Carnevale di Venezia”, sempre di Petipa, del 1859, un pas de deux su musica di Cesare Pugni creato per la ballerina Amalia Ferraris e successivamente inserito nel balletto “Satanella” (Le diable amoureux). E ancora, “Carnaval” di Michel Fokine, un breve atto unico, creato in Russia nel 1910 sull’omonima Suite per pianoforte Op. 9 di Robert Schumann, già famoso a pochi mesi dal debutto anche grazie alla versione eseguita a Berlino dai Ballets Russes di Diaghilev, con Lydia Lopokova e il “divino” Nijinskij. In programma anche “The Fairy Doll” (Die puppenfee), una coreografia di Nikolaj e Sergej Legat per il Teatro Ermitage di San Pietroburgo datata 1903, su musiche di Josef Bayer, tratta dal racconto di E.T.A. Hoffmann che ha ispirato la “Coppélia” di Saint-Léon–Delibes; e “La morisca”, una Cachucha, creata nel 1836 per Fanny Elssler. Infine una serie di creazioni dello stesso Fredy Franzutti, tutte ispirate al tema della maschera o alle Feste di Carnevale.
Una riflessione sulla complessità delle relazioni umane – sabato 13 febbraio alle 21 – con “Tre variazioni della vita” di Yasmina Reza (traduzione di Rita Cirio), che sbarca nell’Isola in un nuovo allestimento (25 anni dopo la prima italiana con Mariangela Melato, regia di Piero Maccarinelli) con Ugo Dighero e Mariangeles Torres e con Alberto Giusta e Laura Mazzi, per la regia di Luigi Saravo (produzione CTB / Centro Teatrale Bresciano e ArtistiAssociati / Centro di Produzione Teatrale, CMC Nidodiragno, Fondazione Atlantide / Teatro Stabile di Verona). Una tranquilla serata tra amici si trasforma in un amaro e doloroso momento della verità, dove i personaggi si mettono a nudo, rivelando ambizioni e frustrazioni, incomprensioni e antichi rancori: i padroni di casa, l’astrofisico Henri e la moglie Sonia, avvocata, e gli ospiti, il professor Hubert Finidori con la consorte Inès, si ritrovano così a discutere apertamente, in uno scambio di reciproche accuse. L’invito per un aperitivo, durante il quale Henri avrebbe voluto chiedere il sostegno dell’illustre scienziato in merito a un suo articolo sulla materia oscura, per scoprire invece che un altro ricercatore sta per pubblicare un lavoro sull’argomento, perde così ogni parvenza di cortesia mondana, e l’incontro degenera in una lite. Yasmina Reza, una delle più conosciute e apprezzate drammaturghe contemporanee, crea un gioco di rifrazioni per cui la vicenda viene raccontata tre volte, in tre versioni diverse dove la sequenza degli eventi cambia secondo la prospettiva dei vari personaggi, e così le reazioni e i rapporti tra loro, fino a far emergere, oltre la pluralità di voci «il senso drammaticamente comico della nostra solitudine».
Una moderna tragedia tra mito e Storia – giovedì 25 febbraio alle 21 – con “Elettra 1944”, con drammaturgia e regia di Giancarlo Nicoletti, nell’interpretazione di Pamela Villoresi e Giulio Corso, accanto a Francesco Foti, Alice Spisa, Cristina Todaro e Giacomo Andrea Faroldi, con scene di Alessandro Chiti e costumi di Giuseppe Ricciardi, musiche di Mario Incudine, disegno luci di Giuseppe Filipponio, aiuto regista Giuditta Vasile (produzione Altra Scena e L’Altro Teatro, in collaborazione con il Festival Teatrale di Borgio Verezzi). Sulle tracce dell’“Orestea”, Giancarlo Nicoletti mette in scena il conflitto fra genitori e figli, in tempo di guerra, quando le ideologie spezzano i legami di sangue e il dramma esplode tra le mura domestiche: in una Roma occupata, un inatteso ritorno rompe il fragile equilibrio costruito su verità taciute o rimosse, preludio a una necessaria catarsi. In “Elettra 1944” lo scontro tra fascisti e partigiani, in un’Italia dilaniata, tra l’eco dei bombardamenti, delle rappresaglie e delle stragi, esaspera la naturale dialettica tra visioni politiche opposte: la pièce racconta l’intrecciarsi tra le singole esistenze e il destino dei popoli, con l’inesorabile incedere della Storia che stravolge certezze e consuetudini, mettendo a confronto carnefici e vittime. «Il ciclo degli Atridi… non parla soltanto di colpa o di vendetta, ma di ciò che succede quando una comunità, dopo essersi consumata nell’odio, decide di trasformare la violenza in legge, il destino in scelta, il passato in memoria condivisa» – sottolinea Giancarlo Nicoletti –. «Quel passaggio – dalle Erinni alle Eumenidi, dalla foga del sangue al tribunale – è uno dei gesti più rivoluzionari della storia del pensiero umano».
Ritratto di un artista in cerca d’ispirazione – giovedì 4 marzo alle 21 – con “Poetry in The Park”, una creazione del coreografo Marco Carrer per la balletXtreme Dance Company: un intrigante racconto per quadri su musiche di Georges Bizet e Fryderyk Chopin, sull’immaginario incontro tra un giovane poeta e il vate Gabriele D’Annunzio con la sua musa Ermione (identificata con l’attrice Eleonora Duse), e due tra le voci più interessanti e originali della poesia italiana del Novecento, come Alda Merini e Antonia Pozzi. “Poetry in The Park” è un balletto in un atto in stile neoclassico, dove s’intrecciano danza, musica e poesia: nella quiete di un pomeriggio, il protagonista si reca in un parco, immergendosi nella natura per trarne spunto nella composizione dei suoi versi, per poi insoddisfatto rifugiarsi nella lettura di un’antologia finché, come evocati, appaiono gli spiriti dei poeti defunti che raccontano le proprie storie, «discutono con lui l’essenza delle loro opere e gli insegnano i loro modi per preparare l’anima ad affrontare i fogli bianchi». In una chiave onirica e simbolica, il giovane poeta trova conforto nell’ideale dialogo con i maestri e attinge ai loro consigli; infine gli spiriti di D’Annunzio, Alda Merini e Antonia Pozzi «riappaiono contemporaneamente e insieme guidano la coscienza e la penna del poeta, entrambe finalmente pronte a creare un’arte originale e autentica». In “Poetry in The Park” il danzatore e coreografo, nonché poeta Marco Carrer, già primo ballerino di balletXtreme, all’attivo collaborazioni con l’Israel Ballet e il Croatian National Ballet, affronta il tema cruciale dell’ispirazione e trasporta sulla scena il dilemma di un poeta di fronte alla creazione di un’opera d’arte.
Una riflessione sui desideri e le aspettative di una vita a due – giovedì 11 marzo alle 21 – con “Contratto / Dialogo per un Rapporto di Coppia” di Alice Bertini, anche protagonista sulla scena insieme con Federico Gatti, con disegno luci di Marco D’Amelio, costumi di Nunzia Russo e scene di Samuele Sabbatini, movimento scenico a cura di Alberto Bellandi, regia di Eduardo Rinaldi e Federico Gatti (Compagnia Poveri Comuni Mortali – produzione Società per Attori). Una pièce originale che analizza, attraverso le esigenze dei due protagonisti, la paura della solitudine e la necessità di uniformarsi alle regole e ai modelli imposti dall’esterno, come il miraggio di un matrimonio ideale, per costruire le basi di una convivenza partendo dalla fine, ovvero «dalla profonda crisi dei rapporti d’amore, apparentemente condannati a cedere il passo ad una società che fonda i suoi principi sulla paura, compresa quella di amare». In “Contratto” una donna e un uomo s’incontrano «per la prima volta e per sempre» e seduti davanti a un tavolino in un caffè cercano di prevedere e prevenire tutte le questioni fondamentali e i possibili dilemmi, per scongiurare incomprensioni e equivoci, stabilendo fin da principio i termini chiari di un futuro legame costruito non sulla passione ma sulla razionalità. «Solo che anche nelle famiglie meglio pianificate, i piani studiati nei minimi dettagli possono essere stravolti dall’imprevedibile» – avverte l’autrice – che sceglie il classico «binomio Uomo-Donna» come modello universale (e intercambiabile) di coppia, attraverso cui affrontare un altro tema, legato all’idea tradizionale di famiglia, ma oggi più che mai attuale, nella lotta tra l’orologio biologico e l’affermazione professionale. “Contratto” parla infatti anche di “fertilità”, soffermandosi su «come viene vissuta oggi, come possa diventare un’ossessione e come venga percepita socialmente come elemento fondamentale per “completare la coppia” e garantire la felicità».
Un’indagine sul confine tra realtà e follia con un classico del teatro del Novecento – mercoledì 7 aprile alle 21 – con “Il Berretto a Sonagli” di Luigi Pirandello, con Irma Ciaramella, Ivano Falco, Gino Auriuso, Margherita Patti, Gioele Rotini e Ottavia Orticello, con scene e costumi di Francesca Serpe, per la regia di Gino Auriuso (produzione Artenova ETS). In bilico fra tragedia e farsa, “‘A birritta cu ‘i ciancianeddi” è un moderno “dramma della gelosia” – scritto originariamente in siciliano, poi tradotto in italiano – in cui a reclamare vendetta e una punizione esemplare per gli adulteri è la moglie tradita, l’impulsiva Beatrice Fiorica, decisa a far scoppiare uno scandalo rivelando al mondo la liaison tra il marito, l’illustre Cavalier Fiorica e la procace Nina, moglie dello scrivano Ciampa. Nella sua giusta indignazione, la signora tralascia un dettaglio non di secondaria importanza, come la tradizione del “delitto d’onore” che imporrebbe al Ciampa, marito “cornuto”, di uccidere la moglie e l’amante, una volta che i due fedifraghi, in seguito alla denuncia della signora, siano stati sorpresi in flagranza di reato e dunque arrestati, cosicché la colpa dell’adulterio sia ormai evidente agli occhi di tutti. La scelta di Beatrice Fiorica, che ha rifiutato i saggi consigli del fratello Fifì e della vecchia Fana e le proposte di Ciampa, che avrebbe voluto affidarle la consorte, determina una situazione insostenibile con l’obbligo “morale” e sociale, per lo scrivano, di lavare l’onta nel sangue: un’eventualità davanti a cui anche la signora arretra. E’ infine Ciampa a risolvere l’impasse, con una trovata paradossale: la simulata pazzia di Beatrice Fiorica, che avrebbe immaginato ogni cosa, mentre l’adulterio non sarebbe mai avvenuto, e solo nella sua folle gelosia la signora avrebbe scambiato un innocente “incontro” per un tradimento. Una finzione necessaria affinché, senza tragedie o delitti, salvaguardando il gioco delle maschere, dopo un soggiorno della donna in una casa di cura, tutto possa ritornare alla normalità.
Finale con brio – sabato 24 aprile alle 21 – su “Ti ho sposato per allegria”, fortunata commedia di Natalia Ginzburg, con Giampiero Ingrassia, Marianella Bargilli e Lucia Vasini, e con Claudia Donadoni e Viola Lucio, musiche di Alessandro Nidi e Andrea Centonze, disegno luci di Mattia De Pace, video di Marco Schiavoni e manichini di Raffaella Montaldo, per la regia di Emilio Russo (produzione Tieffe Teatro – Teatro Menotti). Una pièce brillante incentrata sul rapporto di coppia e sulle relazioni umane, con una cifra ironica e garbata, in cui attraverso le conversazioni tra i protagonisti – Pietro e Giuliana, due giovani sposi, intorno a cui si muovono Vittoria (la domestica) e la madre e la sorella di Pietro – emergono le storie e i caratteri di ciascuno, in un insolito ritratto di famiglia. Natalia Ginzburg, scrittrice e drammaturga, figura di spicco della cultura italiana del Novecento, vincitrice del Premio Strega con “Lessico Famigliare”, in “Ti ho sposato per allegria” tratteggia dei personaggi dalla psicologia complessa, a partire da Giuliana, una donna moderna, libera e emancipata, apparentemente svagata, che nei dialoghi con il marito alterna dubbi esistenziali e riflessioni filosofiche. Una creatura affascinante, incarnazione di una femminilità spregiudicata, apparentemente fragile, ma anche capace di resistere alle intemperie della vita, pronta a raccontare e raccontarsi con una naturalezza e una grazia che illuminano lo squallore della miseria e con un’ingenuità quasi infantile. Nella leggerezza con cui si muove nel mondo, si cela il segreto dell’allegria, che incanta Pietro, uomo serio e razionale, quasi troppo maturo e equilibrato per la sua età, e rappresenta un ingrediente indispensabile per la felicità.




















