“Il costi della spesa, il carburante alle stelle, il sistema sanitario al collasso, il lavoro che non c’è o è precario, un governo nazionale che ignora il principio di insularità e non risolve nessuna delle vertenze industriali aperte: abbiamo più di una ragione per andare a manifestare a Roma domani”.
Simona Fanzecco, segretaria Cgil Sardegna presenta così le ragioni che domani porteranno il sindacato sardo e una delegazione di studenti a Roma, per la manifestazione nazionale promossa dalla Via Maestra.
“Una delegazione che avrebbe potuto essere più ampia se non fossimo limitati dai problemi annosi dei trasporti, della continuità territoriale”, precisa durante la conferenza stampa nella sede di Cagliari.
“Dalla Sardegna faremo sentire la nostra voce, per cambiare le politiche economiche del governo Meloni che investe in armi e non si cura del malessere diffuso, del disagio crescente dei giovani, dei lavoratori, dei pensionati”, aggiunge. “Chi governa a Roma si ricorda di noi soltanto quando c’è da sistemare nelle nostre carceri i detenuti del 41-bis”, ha evidenziato la segretaria, criticando le politiche dell’esecutivo.
Nei giorni scorsi la Cgil ha scritto a tutti i sindaci della Sardegna per condividere le ragioni della mobilitazione e coinvolgere le amministrazioni locali. L’obiettivo dichiarato è cambiare le politiche economiche del governo Meloni, accusato dal sindacato di privilegiare la spesa militare senza affrontare il malessere sociale, le difficoltà dei giovani, le condizioni di lavoratrici e lavoratori e i problemi dei pensionati.
La mobilitazione coinvolge anche le associazioni e le realtà studentesche che chiedono più risorse per i servizi pubblici e meno investimenti nel riarmo. “Abbiamo avviato una mobilitazione nazionale per denunciare il carovita e il caro affitti”, sottolinea Rebecca Pisanu, coordinatrice di UniCaralis, presenta alla conferenza stampa. Ieri gli studenti universitari hanno indetto un’assemblea pubblica e nel pomeriggio di oggi saranno in presidio a Sa Duchessa: “Sistemeremo simbolicamente delle tende per denunciare la precarietà della nostra generazione, una precarietà che riguarda il diritto alla casa ma che riguarda anche il lavoro e le nostre condizioni di vita – chiarisce Pisanu -. Ci associamo alle rivendicazioni dei liceali sulle condizioni delle infrastrutture scolastiche e universitarie per chiedere semplicemente che, se i soldi si trovano per riarmo, si devono trovare e pretendiamo che vengano trovati anche per la scuola e l’università”.



















