Viaggio tra le emozioni, dalla comicità alla meraviglia, tra pièces brillanti ed un monologo “shakespeariano”, un inedito ritratto di un imperatore fra trionfi e sconfitte ed una riflessione sulle origini del mito e sulle nuove frontiere della scienza, oltre ad un travolgente “Sconcerto d’Amore”, con la Stagione di Prosa & Circo Contemporaneo 2026-2027 al Cine/Teatro “Olbia” di Olbia organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna con la direzione artistica di Valeria Ciabattoni e con il patrocinio ed il sostegno del MiC / Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Olbia ed il contributo della Fondazione di Sardegna. Otto titoli in cartellone da novembre ad aprile con un focus sulla drammaturgia novecentesca e contemporanea, da “Tre variazioni della vita” di Yasmina Reza, per un’indagine sulle relazioni umane e sulle molteplici sfumature della verità a “Ditegli sempre di sì” di Eduardo De Filippo sul tema della follia; accanto ad un’analisi sottile ed ironica della vita di coppia e delle misteriose leggi dell’attrazione in “Ti ho sposato per allegria”, fortunata commedia di Natalia Ginzburg, per un sapido ritratto di famiglia.
Tra atmosfere oniriche e cronache dell’epoca, prende forma “Napoléon / Il Fantasma dell’Imperatore” di Franco Franchini, un dramma storico sulla figura del grande condottiero, tra luci ed ombre; mentre si muove sul filo della suspense “Bandiera”, uno spettacolo di Lucia Franchi e Luca Ricci (CapoTrave), dove uno strano individuo armato di motosega irrompe nella casa di un ministro per portare un messaggio alieno, tra fantascienza e realtà. Un’inaugurazione in grande stile all’insegna del nouveau cirque con “Sconcerto d’Amore”, ovvero “Le acrobazie musicali di una coppia in disaccordo” della Compagnia Nando e Maila, poi le divagazioni surreali sul mestiere dell’attore e sul rapporto tra arte e società de “Il Sognatore Errante / To Beat or Not to Beat?” di e con Silvano Vargiu e le affascinanti “Geografie Mistiche” raccontate dal geologo Mario Tozzi sull’evocativa colonna sonora creata dal jazzista Enzo Favata (sassofoni, clarinetti ed elettronica), in un excursus «sull’origine fisica dei miti, delle magie e dei miracoli».
Sotto i riflettori nomi di punta della scena nazionale e non solo, da Antonella Attili (la madre di Totò in “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore ed Agnese Amato ne “Il paradiso delle signore”, nota al grande pubblico anche per i monologhi di Propaganda Live) in scena con Giancarlo Commare ed Ania Rizzi Bogdan in “Bandiera” di Lucia Franchi e Luca Ricci; all’attore e comico Ugo Dighero (Giulio Pittaluga, il migliore amico di Lele Martini in “Un medico in famiglia”, all’attivo un’intensa carriera teatrale, dai Broncoviz al Teatro dell’Archivolto), protagonista accanto a Mariangeles Torres, Alberto Giusta e Laura Mazzi in “Tre variazioni della vita” di Yasmina Reza, con regia di Luigi Saravo e ancora il cast di “Ti ho sposato per allegria” di Natalia Ginzburg, con Giampiero Ingrassia, Marianella Bargilli e Lucia Vasini, accanto a Claudia Donadoni e Viola Lucio, con regia di Emilio Russo, per una divertentissima, lucida e pungente analisi delle dinamiche di coppia e delle convenzioni mondane.
Ouverture “romantica” e fantastica con “Sconcerto d’Amore” di e con Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani, eclettici clowns, acrobati e musicisti, tra i pionieri del nouveau cirque in Italia; le “Geografie Mistiche” di e con Mario Tozzi ed Enzo Favata, per un percorso alla riscoperta di miti e misteri, dal Diluvio Universale all’Isola di Atlantide, dall’Oracolo di Delfi alla Sindone; e l’ultimo viaggio dell’uomo che conquistò l’Europa, tra visioni oniriche e ricordi in “Napoléon / Il Fantasma dell’Imperatore” con drammaturgia e regia di Franco Franchini, con Andrea Dolente, Raphael Roger-Levy, Andrea Sidoti ed Emanuele Frascadore, per una riflessione sulla fugacità della gloria ma anche sui valori di libertà, fraternità ed eguaglianza, sull’onda della Rivoluzione Francese.
Uno sguardo d’artista sul tema complesso e delicato della follia, con “Ditegli sempre di sì”, un’esilarante commedia di Eduardo De Filippo, con Mario Autore, Anna Iodice e Domenico Pinelli, accanto a Gianluca Cangiano, Mario Cangiano, Luigi Leone, Antonio Mirabella, Laura Pagliara, Vittorio Passaro, Lucienne Perreca, Simona Pipolo e Federica Pirone, per la regia di Domenico Pinelli, dove tra situazioni paradossali ed equivoci, si giunge all’inevitabile e amara conclusione che mette in luce l’insanabile conflitto tra le regole del mondo e la libertà trasgressiva e “pericolosa” di vivere nella pazzia. Infine, ne “Il Sognatore Errante / To Beat or Not to Beat?”, Silvano Vargiu attinge alle opere di William Shakespeare, come al “Don Chisciotte” di Cervantes ed al “Candide” di Voltaire, in un sapiente gioco di citazioni e rimandi, per una riflessione sul mestiere dell’attore e sul ruolo del teatro nella società contemporanea.
Una programmazione interessante e variegata, che privilegia i toni ironici, leggeri e scherzosi della commedia per affrontare temi importanti e di forte attualità, dalla passione amorosa, nelle sue diverse sfaccettature, tra le acrobazie musicali dello “Sconcerto d’Amore” della Compagnia Nando e Maila e le note agrodolci di “Ti ho sposato per allegria” di Natalia Ginzburg, ma anche nelle complicate dinamiche affettive e relazionali di “Tre variazioni della vita” di Yasmina Reza e nelle interferenze della follia nel gioco delle coppie in “Ditegli sempre di sì” di Eduardo De Filippo; agli indirizzi ed alle scelte della politica oltre alle possibili conseguenze dei conflitti e dello sfruttamento delle risorse in “Bandiera” di Lucia Franchi e Luca Ricci. Un raffinato gioco metateatrale con “Il Sognatore Errante” che mette un attore di fronte ad un “amletico” dilemma, ovvero se cedere ai compromessi in nome del successo o mantenere il rispetto per se stesso e per la “purezza” della sua arte; mentre con le “Geografie Mistiche” di e con Mario Tozzi ed Enzo Favata diventa possibile rileggere i miti antichi alla luce delle conoscenze contemporanee, rivalutando attraverso un’interpretazione scientifica eventi straordinari come il Diluvio e la scomparsa di Atlantide, riti sciamanici e profezie, fatti miracolosi e fenomeni attribuiti alla magia. Una full immersion nella Storia con “Napoléon / Il Fantasma dell’Imperatore” in cui Franco Franchini inventa un dialogo tra il defunto Console dei Francesi e l’effigie di Cesare, trasformando il simbolico ritorno in patria del grande condottiero, in compagnia del fido generale Bertrand, in un ideale viaggio nella memoria, tra passato e presente.
La Stagione di Prosa & Circo Contemporaneo 2026-2027 di Olbia indaga la complessità e le molteplici sfaccettature dell’animo umano attraverso la forza espressiva del teatro, con spettacoli affascinanti e coinvolgenti, pensati per attrarre un pubblico attento, amante dei classici e curioso delle novità, e capaci di far sorridere e pensare.
IL CARTELLONE
Il fascino del nouveau cirque – venerdì 13 novembre alle 21 – con “Sconcerto d’Amore”, ovvero “Le acrobazie musicali di una coppia in disaccordo” di e con Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani, con la collaborazione artistica di Marta Dalla Via e Carlo Boso, disegno luci e audio a cura di Federico Cibin, scenografie di Ferdinando D’Andria e Studio Sossai e messa in scena di Luca Domenicali (produzione Compagnia Nando e Maila ETS). Una pièce originale e divertente sui capricci del cuore e sulle (dis)avventure sentimentali di due personaggi, in bilico tra amore e disamore, tra fughe e inseguimenti, numeri acrobatici, giocoleria e canzoni, nel tentativo di ritrovare la perduta armonia. “Sconcerto d’Amore” mette in scena una “crisi” che rompe l’idillio, nel tentativo di sconfiggere la noia della routine, tra giochi di seduzione, sguardi “assassini”, frecce di Cupido e mele fatali. Una inedita «commedia all’italiana, dove si passa dal rock alla musica pop suonata a testa in giù dai tessuti aerei, fino a toccare arie d’opera e musica classica», e la coppia sembra potersi trasformarsi in un triangolo, con il coinvolgimento di un ignaro spettatore, in un comico crescendo tra colpi di scena e gags, per arrivare all’atteso lieto fine. La Compagnia Nando e Maila, fondata nel 1997, propone spettacoli adatti a un pubblico di tutte le età, in cui si fondono teatro e danza, musica e arti circensi: Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani (in coppia nella vita come sul palcoscenico), tra i pionieri del nouveau cirque in Italia, con le loro produzioni come “Kalinka” (2004), “Sconcerto d’Amore” (2010), “Cabaret Circense” (2018) e “Sonata per Tubi” (2019) sono spesso ospiti di rassegne teatrali e festivals nazionali e internazionali. Al Premio Internazionale Città di Gerace 2026, hanno ricevuto il Premio alla Carriera «per l’originalità della ricerca artistica, la qualità delle produzioni e il prezioso contributo offerto, nel corso degli anni, allo sviluppo dello spettacolo di strada e del circo contemporaneo».
Un ritratto d’artista, tra nobili aspirazioni e dura realtà – venerdì 11 dicembre alle 21 – con “Il Sognatore Errante / To Beat or Not to Beat?”, uno spettacolo scritto, diretto e interpretato da Silvano Vargiu, con disegno luci di Tony Grandi e collaborazione tecnica di Francesca Nieddu per una riflessione sul mestiere dell’attore (produzione Cantieri d’Arte / Teatro della Chimera). Le (dis)avventure de “Il Sognatore Errante” offrono lo spunto per un ragionamento sul ruolo del teatro nella società contemporanea, come sull’eterno dilemma tra etica e estetica, o magari tra ricchezza e “nobiltà”: il protagonista è «un attore eccentrico, idealista e tenace, un outsider del panorama culturale nostrano che cerca caparbiamente di resistere alle difficoltà del proprio lavoro, barcamenandosi tra mille ostacoli». Un (anti)eroe moderno, un artista coerente che non rinuncia ai propri principi, affrontando a testa alta i fallimenti pur di non sottomettersi alle regole del mercato, e continua sulla sua strada, animato dal sacro fuoco della passione e incurante delle critiche e dei suggerimenti altrui. Un autentico “sognatore”, costretto però a fare i conti con se stesso dopo «un ennesimo e campale flop di un suo spettacolo»: dopo anni di impegno, studio e fatica, superate le difficoltà determinate dalle ben note e sfortunate congiunture storiche, come la crisi economica, la recente pandemia e l’aumento dei prezzi in seguito alle guerre, l’attore si trova ad affrontare uno dei momenti peggiori della sua carriera e quindi a porsi delle «domande cruciali sul proprio futuro». Ne “Il Sognatore Errante”, fin dal sottotitolo, con un interrogativo che rimanda al celebre monologo di Amleto, in un raffinato meccanismo metateatrale, non mancano i riferimenti ai capolavori di William Shakespeare, oltre che alla figura di Don Chisciotte della Mancia, il cavaliere errante nato dalla fantasia di Miguel de Cervantes e al Candide di Voltaire, simbolo di un inguaribile ottimismo, personaggi emblematici della cultura occidentale in cui si rispecchia l’attore, nel suo metafisico viaggio tra sogni di gloria e disincanto, ironia e poesia.
Tra parole e note, alla scoperta di antichi miti e nuove frontiere della scienza – venerdì 15 gennaio alle 21 – con le “Geografie Mistiche” raccontate dal geologo Mario Tozzi (voce) sulla colonna sonora disegnata dal jazzista Enzo Favata (sassofoni, clarinetti, elettronica) in un avvincente spettacolo-concerto «sull’origine fisica dei miti, delle magie e dei miracoli». Una sfida ardua e interessante, con una ricerca delle corrispondenze e delle conferme “scientifiche” agli eventi e ai fenomeni impressi nell’immaginario e nella memoria collettiva e tramandati dai narratori e dai poeti attraverso l’invenzione e la codificazione di un mondo arcaico, abitato da uomini e dèi, la cui potenza si manifesta attraverso il fulmine, i maremoti e gli uragani, il ciclo delle stagioni, lo splendore del sole e la luce argentea della luna. «Secondo l’interpretazione psicoanalitica, i miti nascono da esigenze di un io collettivo che può prendere forma in ogni luogo del mondo e che non ha necessariamente legame con la realtà fisica, ma» – come sottolineano gli autori – «è possibile, invece, spiegare scientificamente e collocare geograficamente il mito» e quindi ciò che compete alla sfera della magia e dei miracoli, senza diminuirne, anzi amplificandone il fascino. Le “Geografie Mistiche” rispondono a interrogativi e curiosità sulle teorie fantasiose e suggestive sull’origine del mondo, dal caos o dal nulla, e sulle varie teogonie, in cui le divinità incarnano le forze della natura e sull’alone di mistero e magia che ammanta epidemie e guarigioni inspiegabili, come sull’arte degli sciamani. Una dissertazione scientifica, in chiave divulgativa, per imparare a leggere oltre l’apparenza e ritrovare nei miti una testimonianza dei saperi degli antichi e della necessità innata di dare un significato, anche trascendente, all’esistenza, come di custodire la memoria del passato per comprendere il presente e ritrovare le proprie radici e la propria identità, per guardare al futuro.
Viaggio nella Storia – venerdì 29 gennaio alle 21 e l’indomani, sabato 30 gennaio in replica in una matinée per le scuole – con “Napoléon / Il Fantasma dell’Imperatore”, uno spettacolo scritto e diretto da Franco Franchini, con Andrea Dolente, Raphael Roger Levy, Andrea Sidoti e Emanuele Frascadore (produzione FOS – Associazione per lo Sviluppo delle Arti Classiche, con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica del Sudafrica in Italia). Una pièce originale ispirata alla figura del grande condottiero e brillante stratega che, rovesciato il Direttorio e divenuto Console di Francia, per poi autoincoronarsi Imperatore, conquistò l’Europa diffondendo gli ideali della Rivoluzione. A bordo di una nave, dopo la sconfitta di Waterloo e l’esilio a Sant’Elena, Napoleone Bonaparte «rivive la giovinezza, gli amori perduti, le battaglie che ne hanno definito la gloria e la caduta» in un dialogo con il generale Henri Gatien Bertrand, suo fidato collaboratore, che diventa «confidente, custode e specchio impietoso». In realtà su La Belle Poule si trovano soltanto le spoglie mortali dell’Imperatore, trasportate in patria, a Parigi, nel 1840 per la celebrazione di un funerale solenne sotto Luigi Filippo d’Orléans: a ricordare gli eventi più significativi della sua vita e della sua carriera è il suo fantasma, mentre la stiva si riempie di echi del passato e perfino il busto di Cesare, il vincitore delle Gallie, si anima e prende la parola. «Il tempo implode: Napoleone si ritrova di fronte al proprio feretro. Non siamo più nel mondo dei vivi, ma in quello della leggenda» e come durante tutta la sua vita, l’Imperatore non accetta la resa ma combatte fino all’ultimo, e lascia trapelare la sua fragilità umana, in un moderno e visionario dramma.
Una riflessione sulla complessità delle relazioni umane – venerdì 12 febbraio alle 21 – con “Tre variazioni della vita” di Yasmina Reza (traduzione di Rita Cirio), che sbarca nell’Isola in un nuovo allestimento (25 anni dopo la prima italiana con Mariangela Melato, regia di Piero Maccarinelli) con Ugo Dighero e Mariangeles Torres e con Alberto Giusta e Laura Mazzi, per la regia di Luigi Saravo (produzione CTB / Centro Teatrale Bresciano e ArtistiAssociati / Centro di Produzione Teatrale, CMC Nidodiragno, Fondazione Atlantide / Teatro Stabile di Verona). Una tranquilla serata tra amici si trasforma in un amaro e doloroso momento della verità, dove i personaggi si mettono a nudo, rivelando ambizioni e frustrazioni, incomprensioni e antichi rancori: i padroni di casa, l’astrofisico Henri e la moglie Sonia, avvocata, e gli ospiti, il professor Hubert Finidori con la consorte Inès, si ritrovano così a discutere apertamente, in uno scambio di reciproche accuse. L’invito per un aperitivo, durante il quale Henri avrebbe voluto chiedere il sostegno dell’illustre scienziato in merito a un suo articolo sulla materia oscura, per scoprire invece che un altro ricercatore sta per pubblicare un lavoro sull’argomento, perde così ogni parvenza di cortesia mondana, e l’incontro degenera in una lite. Yasmina Reza, una delle più conosciute e apprezzate drammaturghe contemporanee, crea un gioco di rifrazioni per cui la vicenda viene raccontata tre volte, in tre versioni diverse dove la sequenza degli eventi cambia secondo la prospettiva dei vari personaggi, e così le reazioni e i rapporti tra loro, fino a far emergere, oltre la pluralità di voci, «il senso drammaticamente comico della nostra solitudine».
Omaggio al grande Eduardo De Filippo – venerdì 5 marzo alle 21 – con “Ditegli sempre di sì”, una commedia scritta per Eduardo Scarpetta nel 1927, come atto unico in napoletano con il titolo “Chill’è pazzo!” e poi riproposta in una nuova versione, più “italianizzata”, nel 1932, con i tre fratelli Eduardo, Titina e Peppino De Filippo e con Tina Pica e Dolores Palumbo, in cui si affronta in chiave tragicomica il tema della follia. Sotto i riflettori Mario Autore, Anna Iodice e Domenico Pinelli, accanto a Gianluca Cangiano, Mario Cangiano, Luigi Leone, Antonio Mirabella, Laura Pagliara, Vittorio Passaro, Lucienne Perreca, Simona Pipolo e Federica Pirone, con scene di Luigi Ferrigno e Sara Palmieri, costumi di Viviana Crosato e Antonietta Rendina e musiche di Mario Autore, per la regia di Domenico Pinelli (produzione Gli Ipocriti Melina Balsamo). “Ditegli sempre di sì” racconta la vicenda di un commerciante, Michele Murri, finito in manicomio in seguito a una grave crisi di nervi, che dimesso dall’ospedale psichiatrico torna a casa, dalla sorella Teresa, a cui il medico raccomanda di assecondare sempre il paziente, per non turbare il suo fragile equilibrio mentale. Ma la guarigione è solo apparente e il protagonista, i cui recenti trascorsi sono tenuti nascosti dalla sorella, non riesce a riadattarsi al mondo e alle convenzioni della società: nascono così una serie di errori e fraintendimenti, con esiti più o meno imbarazzanti, finché durante una festa la pazzia si manifesta in modo inequivocabile e in uno sdoppiamento di personalità è lo stesso commerciante a sollecitare il proprio ritorno nello spazio protetto e sicuro del manicomio. Intorno al protagonista, ruotano i vari personaggi, a partire dalla sorella, che cerca invano di nascondere la malattia e di porre rimedio ai danni; e poi un attore scapestrato, un padrone di casa troppo intraprendente, un truffatore con la sua fidanzata e due fratelli divisi da un’antica lite, in un colorato affresco di varia umanità.
Un inatteso e surreale “sequestro di persona” dagli esiti imprevedibili – martedì 23 marzo alle 21 – con “Bandiera”, uno spettacolo di Lucia Franchi e Luca Ricci, con Antonella Attili, Giancarlo Commare e Ania Rizzi Bogdan, con scenografie di Rosita Vallefuoco, costumi di Elena Minesso, sound design di Michele Boreggi e Lorenzo Danesin, disegno luci di Stefan Schweitzer, per la regia di Luca Ricci (produzione CapoTrave – Infinito srl). “Bandiera” parte dall’irruzione in casa di un primo ministro da parte di un giovane armato di motosega, che prende in ostaggio la moglie del politico e la governante con l’obiettivo di comunicare un messaggio, che potrebbe cambiare le sorti del pianeta: la normale routine della vita domestica viene infranta da un’azione violenta, e si crea una situazione paradossale e gravida di suspense, in cui non mancano «elementi magici e messianici». Una storia tragicomica, ai confini della realtà: «una non meglio identificata civiltà extra-terrestre cerca da tempo di correggere i destini dell’umanità, inviando un proprio emissario che reca un messaggio per due terrestri di diversa collocazione sociale – rivelano gli autori – e se questi riusciranno a stabilire fra loro una concordanza di visioni e speranze, il mondo inizierà una nuova fase edenica». Tra ipotesi fantascientifiche si affrontano temi importanti e attuali, «si parla di macro-economia, di come il vantaggio dei più ricchi poggi sullo sfruttamento dei poveri, sull’indebitamento di questi ultimi che crea sottomissione, e di come lo Stato sia complice di questa speculazione» e si discute della crisi del capitalismo, con l’inasprirsi delle diseguaglianze e di possibili soluzioni, per esempio «un giubileo che annulli tutti i debiti, come quelli che si facevano migliaia di anni fa, in Mesopotamia e in Egitto, dopo che un nuovo re o faraone era salito al trono», in un’allegoria del presente, che non rinuncia alla speranza di un futuro migliore.
Finale con brio – venerdì 23 aprile alle 21 – su “Ti ho sposato per allegria”, fortunata commedia di Natalia Ginzburg, con Giampiero Ingrassia, Marianella Bargilli e Lucia Vasini, e con Claudia Donadoni e Viola Lucio, musiche di Alessandro Nidi e Andrea Centonze, disegno luci di Mattia De Pace, video di Marco Schiavoni e manichini di Raffaella Montaldo, per la regia di Emilio Russo (produzione Tieffe Teatro – Teatro Menotti). Una pièce brillante incentrata sul rapporto di coppia e sulle relazioni umane, con una cifra ironica e garbata, in cui attraverso le conversazioni tra i protagonisti – Pietro e Giuliana, due giovani sposi, intorno a cui si muovono Vittoria (la domestica) e la madre e la sorella di Pietro – emergono le storie e i caratteri di ciascuno, in un insolito ritratto di famiglia. Natalia Ginzburg, scrittrice e drammaturga, figura di spicco della cultura italiana del Novecento, vincitrice del Premio Strega con “Lessico Famigliare”, in “Ti ho sposato per allegria” tratteggia dei personaggi dalla psicologia complessa, a partire da Giuliana, una donna moderna, libera e emancipata, apparentemente svagata, che nei dialoghi con il marito alterna dubbi esistenziali e riflessioni filosofiche. Una creatura affascinante, incarnazione di una femminilità spregiudicata, apparentemente fragile, ma anche capace di resistere alle intemperie della vita, pronta a raccontare e raccontarsi con una naturalezza e una grazia che illuminano lo squallore della miseria e con una ingenuità quasi infantile. Nella leggerezza con cui si muove nel mondo, si cela il segreto dell’allegria, che incanta Pietro, uomo serio e razionale, quasi troppo maturo e equilibrato per la sua età, e rappresenta un ingrediente indispensabile per la felicità.



















