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L’Effimero Meraviglioso: al via la Stagione Teatrale 2026-2027 “Insieme 35 anni”

14 Ottobre 2026
in Cultura, Musica
Reading Time: 14 mins read
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L’Effimero Meraviglioso: al via la Stagione Teatrale 2026-2027 “Insieme 35 anni”
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Un Viaggio nei labirinti della mente e del cuore umano, tra riletture di classici e testi di autrici e autori contemporanei accanto ad un omaggio in musica a Grazia Deledda e Maria Lai e ad recital dedicato a Mercedes Sosa, tra la magia del nouveau cirque ed il pathos del flamenco per la Stagione Teatrale 2026-2027 “Insieme 35 anni” organizzata da L’Effimero Meraviglioso al Teatro Civico di Sinnai – con la direzione artistica di Maria Assunta Calvisi e con il patrocinio ed il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Sinnai. Un ricco cartellone, che spazia tra prosa, musica, danza e circo contemporaneo, con quattordici appuntamenti tra ottobre ed aprile con artisti e compagnie di spicco ed alcune delle produzioni più interessanti della scena isolana e nazionale, con un focus sulla nuova drammaturgia e sulle reinterpretazioni di capolavori della storia del teatro.

Tra i protagonisti i clowns, acrobati e musicisti Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani, che danno il la alla stagione con il loro “Sconcerto d’Amore”; Maria Cristina Fioretti e Bruno Governale ne “La Locandiera, lo chef e gli altri” di Roberto Cavosi (produzione Seven Cults), moderna rilettura della commedia goldoniana; le cantanti ed attrici Rossella Faa e Manuela Loddo in “cicAttrici” (Art’in Produzioni), uno spettacolo/concerto «tutto da vivere tra ironia, emozioni, canzoni e colpi di scena»; i pluripremiati Fabio Marceddu ed Antonello Murgia (Teatro dallarmadio) con “Il virile in vinile / La massa è sfinita” e l’armonicista e Street Artist Moses Concas con “Moses a Teatro / Armonica e Libertà” nel segno di Grazia Deledda e Maria Lai. Sotto i riflettori anche Andrea Lupo, autore e interprete, in scena con Mara Di Maio, di “Terapia d’Urto” (produzione Teatro delle Temperie) sullo stress della vita moderna e sulla psichiatria, in un “caso” in bilico tra codice penale e follia; Daniel Dwerryhouse e Federico Giaime Nonnis in “Un divano per due” di Giuseppe Della Misericordia (nuova produzione de L’Effimero Meraviglioso), una storia d’amicizia tra solidarietà, tradimenti e segreti.

Storie di donne con “Miserella” (produzione Teatro dell’Argine) con Caterina Bartoletti, Micaela Casalboni, Giulia Franzaresi ed Ida Strizzi (anche autrici del testo con Nicola Bonazzi) per una riflessione sullo scorrere del tempo e sui cambiamenti fisici, e non solo, della mezza età; e un mito del calcio, l’indimenticabile Rombo di Tuono, straordinario goleador ed uomo riservato e schivo, in “Riva Luigi ’69 ’70 / Cagliari ai dì dello scudetto” (produzione Cada Die Teatro), uno spettacolo di e con Alessandro Lay che disegna l’affresco di un’epoca insieme al ritratto di un campione, divenuto grazie alle sue imprese sul campo ed alle sue scelte di vita, un’icona dello sport ed il simbolo della dignità e del riscatto di un popolo. S’intitola “Il Pasticcione”, ovvero “S’Improddadori” la scoppiettante commedia scritta ed interpretata da Virginia Garau e Daniela Melis (Teatro Tragodia) in scena con Gino Betteghella, Carmen Porcu ed Ulisse Sebis su un sedicente tuttofare che scambia un matrimonio per un funerale, in un comico crescendo tra situazioni surreali ed equivoci mentre “La Duenya de l’Hostera” (produzione Teatro d’Inverno – Obra Cultural de l’Alguer) è una nuova versione in catalano (nella variante algherese) de “La Locandiera” goldoniana, con traduzione di Enza Castellaccio e Vittoria Anna Perotto ed un cast di attrici ed attori di madre lingua algherese, per la regia di Giuseppe Ligios, per una moderna mise en scène della pièce che esalta l’intelligenza e l’arguzia femminili.

Un intrigante ritratto al femminile in “Mi sono scordata / Come ho imparato l’amore attraverso la musica” (produzione Altrove Teatro Studio) di e con Ottavia Bianchi, in scena con Giorgio Latini (sua la regia) e Giacomo Ronconi, dove la protagonista, Amanda, una donna che non ricorda nulla del suo passato, trova ospitalità presso Dario, uno scrittore insonne impegnato nella stesura del «romanzo più importante di tutti i tempi»… mentre il fascino del duende, lo spirito potente e misterioso dell’arte rivive sulla scena in “AlmaNegra / Flamenco Black Suite” (produzione Onirico Ensemble) con coreografia e regia di Valter Smocovich, uno spettacolo ispirato alla cultura dell’Andalusia, dove le danze gitane, dense di pathos, tra il battito delle palmas ed il ritmo dei piedi che accompagnano il cante, si sposano alla danza contemporanea, in un racconto per quadri capace di far vibrare le corde della mente e del cuore. Ed un omaggio a Mercedes Sosa con “Lisa Canta Sosa” (OfficinAcustica) di e con Anna Lisa Mameli (voce) e Corrado Aragoni (pianoforte – arrangiamenti e direzione musicale), con un affiatato ensemble strumentale, per un’antologia di canzoni ed un ritratto dell’artista, icona della cultura dell’Argentina e della libertà.

La Stagione Teatrale 2026-2027 “Insieme 35 anni” de L’Effimero Meraviglioso al Teatro Civico di Sinnai celebra attraverso i linguaggi della scena i primi sette lustri di attività della compagnia fondata e diretta dalla regista Maria Assunta Calvisi, con una programmazione sempre ricca e variegata, tra pièces classiche e contemporanee, con i grandi protagonisti della scena accanto ai giovani talenti ed ai gruppi emergenti, e con un vasto seguito di pubblico proveniente anche dal capoluogo e dall’hinterland. 

IL CARTELLONE

Il sipario si apre – domenica 18 ottobre alle 19 – su “Sconcerto d’Amore”, ovvero “Le acrobazie musicali di una coppia in disaccordo” di e con Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani, con la collaborazione artistica di Carlo Boso e Marta Dalla Via, disegno luci e audio a cura di Federico Cibin, scenografie di Ferdinando D’Andria e Studio Sossai, contributi alla ricerca sonora di Manuel Benyacar, messa in scena di Luca Domenicali e adattamento internazionale Adrian Schvarzstein (produzione Compagnia Nando e Maila). Uno spettacolo originale e coinvolgente all’insegna del nouveau cirque, in cui una coppia di straordinari clowns, acrobati e musicisti affronta in chiave comica e surreale le intermittenze del cuore e la tentazione di sfuggire alla routine con nuove avventure sentimentali. Tra fughe e inseguimenti, giochi di seduzione e un corteggiamento appassionato, un improbabile “triangolo” e buffe scenate di gelosia, il racconto spazia tra rock e pop, arie d’opera e partiture classiche, con un’antologia di brani “a tema” suonati e cantati a testa in giù, tra danze aeree e numeri sul trapezio, fino all’atteso “happy ending” in una ritrovata armonia.

La follia come via di fuga dalla realtà – sabato 24 ottobre alle 20 – con “Terapia d’Urto” di Andrea Lupo, anche protagonista sulla scena con Mara Di Maio, per la regia di Marco De Rossi (produzione Teatro delle Temperie). Una pièce tragicomica sullo stress della vita moderna e sulle regole e le convenzioni della società, che racconta la storia di Luca, la cui reazione forse eccessiva ad un’interruzione durante il suo intervento ad un meeting aziendale, a causa dello squillo di un cellulare, è degenerata in una rissa generale. Un acceso litigio con il collega che si era dimenticato di silenziare il telefono, ha infatti finito con il coinvolgere tutti gli altri, con conseguente devastazione del palazzo dei congressi dove si svolgeva la manifestazione. Lo sgradevole episodio rischia di avere ripercussioni gravi sulla carriera e su tutta l’esistenza di Luca: accusato di istigazione alla violenza e danni a persone e cose, egli cerca di ottenere un certificato di temporanea infermità mentale, per sfuggire al processo. Così, su consiglio dell’avvocato, si rivolge ad una strana psichiatra forense, la dottoressa Pignamatti che lo sottopone ad una singolare terapia, tra assurdi test e situazioni non sense, in un crescendo comico dall’esito incerto… con un finale tutto da scoprire.

Una versione in catalano di una celebre commedia di Carlo Goldoni – sabato 14 novembre alle 20 – con “La Duenya de l’Hostera”, ovvero “La Locandiera”, nella traduzione Enza Castellaccio e Vittoria Anna Perotto, con Elisabetta Dettori, Nicoletta Bigi, Natalina Signorini, Alberto Lai, Antonio Carboni, Antonello Pinna e Luigi Meloni, per la regia di Giuseppe Ligios (produzione Teatro d’Inverno/ Obra Cultural de l’Alguer). La vicenda di Mirandolina, proprietaria di una locanda ereditata dal padre, oggetto delle attenzioni di ricchi ed aristocratici corteggiatori, ciascuno dei quali rivela il proprio carattere, specchio di una determinata classe sociale, suscitando gelosia ed amarezza nel fido cameriere Fabrizio, rivive sulla scena nell’interpretazione di una compagnia di attori di madrelingua algherese, a dimostrazione dell’universalità dei classici nel rappresentare la “commedia umana”. La mise en scène de “La Duenya de l’Hostera” rappresenta un interessante progetto culturale, un esperimento mai tentato prima per il teatro algherese, che mira a restituire valore linguistico ad una lingua minoritaria spesso declassata a gergo meramente popolare.

Una vertiginosa giostra degli equivoci – sabato 21 novembre alle 20 – con “Il Pasticcione”, ovvero “S’Improddadori”, scoppiettante commedia scritta a quattro mani da Virginia Garau e Daniela Melis, anche protagoniste sulla scena insieme con Gino Betteghella, Carmen Porcu ed Ulisse Sebis, per la regia di Virginia Garau (produzione Teatro Tragodia). La pièce racconta il dramma di quattro sorelle che si trasforma in una surreale farsa per l’intervento di un sedicente abile factotum, che si rivela tutt’altro che all’altezza della situazione, al punto da scambiare un matrimonio per un funerale. Infatti mentre Irma, Emma ed Anna attendono l’arrivo del feretro della defunta Clara, si presenta Sisinnio, colui che avrebbe dovuto sbrigare tutte le pratiche burocratiche (come promette il suo slogan «Problemi? Difficoltà? Pensieri? Ci Pensa Sisinni!»), accompagnato dal suo fido aiutante Nassiu, che ha allestito per loro, invece di una solenne cerimonia, una festa nuziale. La confusione tra il matrimonio di una signorina, che oltre tutto abita in un’altra città, ed il funerale suscita un susseguirsi di fraintendimenti ed equivoci, in un crescendo di irresistibile comicità.

Una rilettura in chiave contemporanea del capolavoro goldoniano – domenica 29 novembre alle 19 – con “La Locandiera, lo chef e gli altri”, libero adattamento firmato da Roberto Cavosi, con Maria Cristina Fioretti e Bruno Governale, e con Mario Focardi, Andrea Plithakis e Gianluca Rossetti, per la regia di Filippo D’Alessio (produzione Seven Cults). Nella locanda di Mirandolina si sfidano a colpi di regali e mance due clienti facoltosi: Forlipopoli, venditore di auto usate convinto di essere irresistibile, ed Albafiorita, ricco azionista che sventola banconote come fossero fazzoletti. Entrambi sono perdutamente innamorati della locandiera, ma lei ha in mente altri piani. Intanto arriva Ripafratta, celebre chef televisivo misogino che disprezza le donne e non perde occasione per ricordarlo. Sicura del suo fascino e della propria capacità di seduttrice, la bella ed arguta Mirandolina accetta la sfida, e cerca di di ammaliare il fiero nemico delle donne. Ma di fronte alle avances dei suoi corteggiatori, la locandiera a sorpresa sceglie proprio Fabrizio, l’inserviente rumeno che sopporta da sempre i capricci dei clienti, l’unico che conosce il suo vero volto, al di là delle apparenze: una commedia dove «vince chi sa ridere di tutto, anche dell’amore».

Una riflessione sull’inesorabile scorrere del tempo – venerdì 11 dicembre alle 20.30 – con “Miserella” di Caterina Bartoletti, Nicola Bonazzi, Micaela Casalboni, Giulia Franzaresi e Ida Strizzi, che racconta l’ingresso nella terza età di quattro donne diversissime, alle prese con gli inevitabili mutamenti fisici e psicologici, per la regia di Micaela Casalboni (produzione Teatro dell’Argine). Sotto i riflettori Caterina Bartoletti, Micaela Casalboni, Giulia Franzaresi e Ida Strizzi, attrici ed autrici, in una pièce che mostra quattro moderne eroine «alla ricerca di un nuovo patto con il proprio sé che cambia»: in scena quattro corpi, che incarnano la metamorfosi ed i segni impressi dalla vita. Le protagoniste, a confronto con le differenti valenze e rifrazioni simboliche di un «corpo infortunato, corpo di madre, corpo di attrice, corpo di ballo, corpo sterile, voce-corpo che si astrae da sé per guardarsi dall’esterno», esplorano situazioni e stati d’animo differenti in uno spazio ed un tempo sospeso. Una nuova dimensione del quotidiano, «una specie di sala d’attesa (o Purgatorio? Limbo?), lo spazio della cosiddetta Mezza Età, che non è ancora Vecchiaia, che non è più Gioventù, che non si sa davvero che cosa sia, ma si sussurra che non sia niente di buono…».

Una brillante commedia sul valore dell’amicizia – venerdì 18 dicembre alle 20.30 – con “Un divano per due” di Giuseppe Della Misericordia, con Daniel Dwerryhouse e Federico Giaime Nonnis, per la regia di Maria Assunta Calvisi (produzione L’Effimero Meraviglioso). La pièce racconta la storia di Luca e Giovanni, amici inseparabili, da sempre, nonostante le differenze caratteriali e di stile di vita. Luca è un informatico rampante, atletico, metodico e sicuro di sé, mentre Giovanni è l’opposto, con un temperamento caotico, soggetto attacchi di irascibilità che cerca di tenere sotto controllo con le sedute di yoga. Una “strana coppia” il cui legame resiste e perdura da anni, grazie anche alla tradizionale solidarietà maschile ed alla complementarietà dei due personaggi. Finché un giorno, mentre Luca è impegnato a perfezionare il programma di una nuova app di incontri commissionata da una multinazionale, irrompe Giovanni, sconvolto e agitato perché la sua compagna, Laura, frequenta un altro. Da qui una serie di colpi di scena poiché “l’altro” è proprio Luca che mentre tenta di confessare la verità, non fa altro che complicare e ingarbugliare le cose. “Un divano per due” è una commedia degli equivoci, tra ribaltamenti dei ruoli e situazioni surreali: alla fine, l’unica certezza che resta è l’amicizia e quel divano che rappresenta «un’ancora di salvezza» nella tempesta.

Intrecci di parole e note, nel segno dell’ironia – sabato 9 gennaio alle 20 – con “cicAttrici” di Manuela Loddo, che vede in scena due eclettiche performers come Rossella Faa e Manuela Loddo, con la regia di Romano Usai (produzione Art’in Produzioni). Un intrigante divertissement fra musica e teatro, vita e arte: “cicAttrici” è «uno spettacolo/concerto tutto da vivere», tra storie ed emozioni, canzoni e colpi di scena, in un raffinato gioco metateatrale. Sul palco due artiste, due attrici e cantanti impegnate nella realizzazione di un nuovo progetto: dopo mesi di lavoro è ormai tutto pronto per il debutto, manca ancora qualche limatura prima delle prove generali, ma proprio nel momento cruciale… interviene un elemento imprevedibile ed inatteso, qualcosa di non ben chiaro, un fattore che rimette tutto in discussione. Insomma quel fatale “ ma” che ribalta le aspettative professionali, «un “ma” che cresce e si colma di equivoci, sottintesi, complicità…». “cicAttrici”, «in un fluido e ironico alternarsi tra momenti artistici e vita privata, accompagna lo spettatore attraverso l’intero processo umano e artistico della nascita di uno spettacolo/concerto».

Omaggio alla celebre cantora popular argentina Mercedes Sosa – domenica 24 gennaio alle 19 – con “Lisa canta Sosa”, affascinante recital con testi originali di Anna Lisa Mameli e direzione musicale e arrangiamenti di Corrado Aragoni (produzione OfficinAcustica). Sotto i riflettori l’attrice e cantante Anna Lisa Mameli (voce), con Corrado Aragoni (pianoforte) e l’ensemble formato da Anna Maria Viani e Monica Ghiani (violini), Karen Hernandez (violoncello), Massimo “Maso” Spano (contrabbasso) ed Alessandro Garau (batteria), per un viaggio sul filo delle note e delle emozioni. “Lisa canta Sosa” ripercorre la vita di Mercedes Sosa tra note biografiche ed una preziosa antologia di canzoni: un repertorio in gran parte legato alla tradizione musicale sudamericana che esce dai canoni delle sonorità folkloriche per assumere una veste nuova, inedita negli arrangiamenti raffinati di Corrado Aragoni e attraverso la sensibilità ed il talento degli interpreti, capaci di spaziare tra differenti generi e stili. «Tanti appellativi sono stati usati per definire Mercedes Sosa – ricorda Anna Lisa Mameli – “La madre d’America”, la “voce della terra, o, semplicemente, “La Negra”: una voce scomoda la sua, perché pretendeva di cantare canzoni di pace in tempo di guerra e canzoni di libertà in tempo di prigionia».

Un raffinato e coinvolgente divertissement teatral musicale – sabato 13 febbraio alle 20 – con “Il virile in vinile / La massa è sfinita” di e con Fabio Marceddu ed Antonello Murgia, con musiche originali e regia di Antonello Murgia (produzione Teatro dallarmadio). Una pièce che rappresenta «la liturgia del nulla, una funzione/finzione assai poco visibile e molto udibile», dove i due artisti provano a «interrompere l’ansia del “definire” , la caccia alle sfumature da analizzare sotto i vetrini»: “Il virile in vinile” fa da «specchio ai tempi che viviamo» – affermano Fabio Marceddu ed Antonello Murgia – che mettono in scena con uno stile giocoso e irriverente, in un gioco di libere associazioni e contrasti, «l’inutile riparo al danno di secoli bui». In rigorosi abiti talari, sacerdoti di un rito laico e trasgressivo, i due artisti raccontano un’umanità stremata, messa a dura prova da secoli di guerre e miseria, ingiustizie e soprusi, tra false promesse e miraggi di booms economici, subito seguiti da anni di crisi. «Siamo qui per dare il cattivo esempio» – dichiarano Fabio Marceddu ed Antonello Murgia – protagonisti di una giostra delle passioni, in un caleidoscopio di musica e parole, rimandi e citazioni, in uno spettacolo «divertente… da morire».

Un inedito ritratto di un fuoriclasse del pallone – sabato 27 febbraio alle 20 – con “Riva Luigi ’69 ’70 / Cagliari ai dì dello scudetto”, uno spettacolo di e con Alessandro Lay che intreccia note autobiografiche e l’epopea di un eroe moderno, un giocatore di calcio diventato simbolo della dignità e del riscatto di un’intera Isola (produzione Cada Die Teatro). «Nel 1970, quando il Cagliari divenne campione d’Italia, io avevo 8 anni – afferma Alessandro Lay –. Non ricordo molto dello ‘scudetto’, ma ricordo come era la città, come ci vestivamo, come ci appendevamo ai tram per non pagare, l’album della Panini e le partite ‘a figurine’ sui gradini della scuola elementare. E ricordo vagamente un ragazzo schivo, a volte sorridente, che guardava sempre da un’altra parte quando lo intervistavano. Un ragazzo che puntava i pugni in terra e si faceva tutto il campo correndo ogni volta che segnava un gol… un ragazzo che disse “No” a Gianni Agnelli». Riflettori puntati su Gigi Riva, il leggendario “Rombo di Tuono”, straordinario goleador capace di mirabolanti imprese sul campo, ma anche uomo riservato e schivo, di un’eleganza innata, un grande campione, un “artista” del pallone, venuto da lontano, che scelse la Sardegna come patria d’elezione.

Una storia surreale, per un intenso ritratto al femminile – domenica 14 marzo alle 19 – con “Mi sono scordata / Come ho imparato l’amore attraverso la musica” di Ottavia Bianchi, anche protagonista sulla scena con Giorgio Latini e Giacomo Ronconi, per la regia di Giorgio Latini (produzione Altrove Teatro Studio). La pièce racconta l’incontro tra Dario, uno scrittore che trascorre notti insonni, impegnato nella creazione del «romanzo più importante di tutti i tempi» e Amanda, una donna che ha perduto la memoria del passato e ricorda soltanto il proprio nome. Una creatura misteriosa, «affetta da una strana forma di sonnambulismo»: echi e frammenti della sua vita sembrano riaffiorare attraverso i versi delle canzoni, che, come “fantasmi notturni”, la visitano durante i suoi i sogni inquieti. “Mi sono scordata” descrive l’incontro di due solitudini: Dario, prigioniero delle sue abitudini e delle sue paure, in perenne attesa dell’ispirazione per scrivere il suo capolavoro, accoglie in casa sua la solare Amanda, che di giorno dorme mentre di notte canta, immersa in un sonno che potrebbe trasformarsi nella chiave di una sorta di terapia, o di catarsi, risolvendo l’enigma attraverso il superamento del trauma da cui ha origine la sua amnesia.

Un ideale viaggio nella terra d’Andalusia al ritmo del tradizionale ballo gitano – domenica 21 marzo alle 19 – con “AlmaNegra / Flamenco Black Suite”, uno spettacolo che intreccia flamenco e danza contemporanea, con coreografia e regia di Valter Smocovich (produzione Onirico Ensemble). “AlmaNegra” evoca sulla scena il “duende”, quella «forza misteriosa e profonda che attraversa l’arte quando il gesto raggiunge una dimensione autentica e viscerale»: quindici danzatori interpretano una partitura rigorosa e avvincente, in un suggestivo racconto per quadri, per un’indagine sulle passioni. Un’opera coreutica originale, che mette in risalto il pathos del flamenco, con «la sua natura terrena e rituale» e la capacità di esprimere le emozioni attraverso la melodia struggente del cante, sottolineato dal ritmo delle palmas e dal battito dei piedi, in una narrazione simbolica ed evocativa, «in relazione con il suono e con il silenzio». La danza contemporanea introduce «invece la possibilità di rompere, deformare e trasformare quella struttura, permettendo al corpo di cadere, sospendersi, perdere il proprio centro e ritrovarlo». “AlmaNegra” nasce dalla fusione tra due linguaggi, fra tradizione e contemporaneità.

Infine un intrigante itinerario sonoro tra epoche e mondi differenti – sabato 3 aprile alle 20 – con “Moses a Teatro: Armonica e Libertà”, uno spettacolo-concerto scritto e interpretato dall’armonicista e Street Artist Moses Concas, con Matteo Muscas (trunfa, launeddas, solitu) e Lucio Manca (basso elettrico), fra «tradizione sarda, vibrazioni urbane, suoni etnici ed atmosfere cinematiche» (produzione Moses & Band). Un percorso attraverso il tempo, «dove l’armonica diventa voce di popoli, terre e memorie»: “Armonica e Libertà” unisce passato e presente, «intrecciando le parole silenziose di Grazia Deledda e l’arte visionaria di Maria Lai con le esperienze intense della vita d’artista di strada». Moses Concas inventa un linguaggio musicale che accosta il suono dell’armonica a quello delle launeddas, alle strumentazioni elettroniche, come tastiera e synth, per declinarlo con il suo stile peculiare, «moderno e radicato nella storia, vivo e accessibile per ogni generazione». Ogni brano rappresenta «una finestra aperta sul mondo», dove melodie e ritmi della musica tradizionale dell’Isola si intrecciano alle sonorità metropolitane, in una “contaminazione” ricca di suggestione, che si traduce in un racconto libero, profondo e universale, fra «identità e trasformazione, dentro e fuori dal tempo».

Tags: L’Effimero Meraviglioso

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