Viaggio nei labirinti della mente e del cuore, tra ironia e pathos con brillanti commedie e drammi moderni, antichi miti e nuove frontiere della scienza, oltre ad intriganti coreografie d’autore e ancora storie di sport, una “giullarata” su San Francesco d’Assisi firmata da Dario Fo e Franca Rame e tutta la magia del nouveau cirque con la Stagione di Prosa | Danza & Circo Contemporaneo 2026-2027 organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna al Teatro “Antonio Garau” di Oristano con la direzione artistica di Valeria Ciabattoni e con il patrocinio ed il sostegno del MiC / Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Oristano ed il contributo della Fondazione di Sardegna. Dieci titoli in cartellone da novembre ad aprile con protagonisti del calibro di Pamela Villoresi con Giulio Corso in “Elettra 1944” di Giancarlo Nicoletti, una “Orestea” italiana nella Roma occupata; Giampiero Ingrassia, Marianella Bargilli e Lucia Vasini in “Ti ho sposato per allegria”, fortunata commedia di Natalia Ginzburg sui fragili equilibri della vita di coppia; un istrionico Ugo Dighero ne “Lu Santo Jullare Francesco”, per un inedito ritratto del monaco, predicatore, mistico e poeta del Milleduecento e l’attore e comico di Antonio Cornacchione, autore e interprete, con Pino Quartullo ed Alessandra Faiella, di “Basta Poco”, una “farsa” contemporanea sulla crisi degli alloggi.
Sotto i riflettori anche il geologo Mario Tozzi con il jazzista Enzo Favata, in “Geografie Mistiche”, per un’indagine avvincente «sull’origine fisica dei miti, delle magie e dei miracoli» e l’ex campione di volley Andrea Zorzi, detto “Zorro” insieme all’attrice Beatrice Visibelli ne “La Magnifica Imperfezione / Giro del mondo su una palla in volo” di Nicola Zavagli, per un ideale viaggio alla (ri)scoperta di una disciplina sportiva amata e praticata su tutto il pianeta. La storia e le imprese di un grande condottiero in “Napoléon / Il Fantasma dell’Imperatore” di Franco Franchini, con Andrea Dolente, Raphael Roger-Levy, Andrea Sidoti ed Emanuele Frascadore e le ambizioni di una moderna donna in carriera ne “Il Borghese Gentiluomo”, in una moderna rilettura in chiave femminile del capolavoro di Molière con adattamento e regia di Lorenzo De Iacovo, dove la protagonista, Jourdain, appare come «intrappolata nella sua incessante scalata verso il successo», per cui trascura gli affetti e sacrifica la propria ed altrui felicità.
Inaugurazione nel segno del nouveau cirque con il divertente e coinvolgente “Sconcerto d’Amore”, ovvero “Le acrobazie musicali di una coppia in disaccordo” della Compagnia Nando e Maila, in cui due straordinari clowns e musicisti come Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani mettono in scena i capricci del cuore e le strategie per spezzare la routine della coppia, tra giochi di seduzione e baruffe sentimentali, fino a ritrovare la perduta armonia. Spazio alla danza contemporanea con “The Fridas” e “Wabi-Sabi”, due creazioni della coreografa Sofia Nappi per la Compagnia Komoco, per un «viaggio profondo nell’esplorazione dell’animo umano e delle sue infinite sfaccettature».
La Stagione di Prosa | Danza & Circo Contemporaneo 2026-2027 ad Oristano affronta temi universali e questioni di scottante attualità, dalla giostra delle passioni e le relazioni d’amore al conflitto tra le generazioni, che può degenerare in scontro politico e guerra civile; dalla sfrenata ambizione che può innalzare un uomo fino alla gloria per poi farlo precipitare dagli altari alla polvere o, in «una società ossessionata dalla performance», indurre una giovane donna a rinunciare ad affetti ed amicizie nel tentativo di raggiungere il successo. Focus su un’emergenza che riguarda soprattutto le grandi città, in conseguenza della “gentrification”, ma anche le zone turistiche dove a causa dell’aumento degli affitti e del valore degli immobili, diventa difficile trovare un’abitazione dignitosa ad un prezzo accessibile mentre intorno alle case popolari si scatena l’ennesima “lotta tra poveri”. Il ricco cartellone spazia dalla ricerca di una rinnovata spiritualità ad una riflessione sugli antichi miti e sul rapporto tra immaginario popolare e scienza; dall’importanza dello sport nell’educazione, tra il rispetto delle regole ed il gioco di squadra ad un’indagine sul tema del doppio, a partire da un celebre dipinto di Frida Kahlo, nel dittico di Komoco, per approdare all’accettazione della transitorietà ed alla capacità di cogliere la bellezza pur nella fugacità ed incompiutezza della vita.
L’ironia e la poesia dello “Sconcerto d’Amore” della Compagnia Nando e Maila, per un pubblico di tutte le età, lascia il posto alla visione rivoluzionaria e “sovversiva” ne “Lu Santo Jullare Francesco” di Dario Fo e Franca Rame, nella versione di Ugo Dighero; poi la comicità surreale di “Basta Poco” di e con Antonio Cornacchione, in scena con Pino Quartullo ed Alessandra Faiella, per la regia di Marco Rampoldi; le “Geografie Mistiche” di Mario Tozzi (voce) ed Enzo Favata (sassofoni, clarinetti, elettronica) tra mito e scienza. Ed ancora, un viaggio nella Storia, con “Napoléon / Il Fantasma dell’Imperatore”, scritto e diretto da Franco Franchini, con Andrea Dolente, Raphael Roger-Levy, Andrea Sidoti ed Emanuele Frascadore; il fascino dello sport ne “La Magnifica Imperfezione / Giro del mondo su una palla in volo” con drammaturgia e regia di Nicola Zavagli, con Andrea Zorzi alias “Zorro” e Beatrice Visibelli; una moderna tragedia con “Elettra 1944” di Giancarlo Nicoletti, con Pamela Villoresi e Giulio Corso; poi una versione al femminile de “Il Borghese Gentiluomo” di Molière, con Alessandro Cassutti, Agnese Mercati, Federico Palumeri, Stefano Paradisi e Elia Tapognani, per la regia di Lorenzo De Iacovo; la coreografa Sofia Nappi firma il dittico “The Fridas / Wabi-Sabi”, per un’indagine «sulla fragilità e sulla molteplicità dell’essere» e infine la sottile e graffiante ironia di Natalia Ginzburg in “Ti ho sposato per allegria”, con Giampiero Ingrassia, Marianella Bargilli e Lucia Vasini, per una originale e illuminante riflessione sull’amore e sul matrimonio, oltre le regole e le convenzioni della società.
IL CARTELLONE
Il fascino del nouveau cirque – mercoledì 4 novembre alle 20.30 – con “Sconcerto d’Amore”, ovvero “Le acrobazie musicali di una coppia in disaccordo” di e con Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani, con la collaborazione artistica di Marta Dalla Via e Carlo Boso, e con disegno luci e audio a cura di Federico Cibin, scenografie di Ferdinando D’Andria e Studio Sossai e messa in scena di Luca Domenicali (produzione Compagnia Nando e Maila ETS). Una pièce originale e divertente sui capricci del cuore e sulle (dis)avventure sentimentali di due personaggi, in bilico tra amore e disamore, tra fughe e inseguimenti, numeri acrobatici, giocoleria e canzoni, nel tentativo di ritrovare la perduta armonia. “Sconcerto d’Amore” mette in scena una “crisi” che rompe l’idillio, nel tentativo di sconfiggere la noia della routine, tra giochi di seduzione, sguardi “assassini”, frecce di Cupido e mele fatali. Una inedita «commedia all’italiana, dove si passa dal rock alla musica pop suonata a testa in giù dai tessuti aerei, fino a toccare arie d’opera e musica classica», e la coppia sembra potersi trasformarsi in un triangolo, con il coinvolgimento di un ignaro spettatore, in un comico crescendo tra colpi di scena e gags, per arrivare all’atteso lieto fine. La Compagnia Nando e Maila, fondata nel 1997, propone spettacoli adatti a un pubblico di tutte le età, in cui si fondono teatro e danza, musica e arti circensi: Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani (in coppia nella vita come sul palcoscenico), tra i pionieri del nouveau cirque in Italia, con le loro produzioni come “Kalinka” (2004), “Sconcerto d’Amore” (2010), “Cabaret Circense” (2018) e “Sonata per Tubi” (2019) sono spesso ospiti di rassegne teatrali e festivals nazionali e internazionali. Al Premio Internazionale Città di Gerace 2026, hanno ricevuto il Premio alla Carriera «per l’originalità della ricerca artistica, la qualità delle produzioni e il prezioso contributo offerto, nel corso degli anni, allo sviluppo dello spettacolo di strada e del circo contemporaneo».
Omaggio a Dario Fo nel centenario della nascita del drammaturgo, Premio Nobel per la Letteratura – lunedì 16 novembre alle 20.30 – con “Lu Santo Jullare Francesco” di Dario Fo e Franca Rame, nell’interpretazione di Ugo Dighero, con scene e costumi di Lorenza Gioberti e disegno luci di Aldo Mantovani, adattamento e regia di Giorgio Gallione (co-produzione Teatro Nazionale di Genova e CMC/Nidodiragno, con la collaborazione del Teatro della Juta). Un’originale e avvincente “giullarata” ispirata alla figura del Santo di Assisi, monaco e predicatore, mistico e poeta, che opera una rivoluzione in seno alla Chiesa, traendo insegnamento dai Vangeli e proponendo un modello in cui la rinuncia ai beni materiali si sposa ad una vita di meditazione e preghiera. Il giovane figlio del mercante, cresciuto tra gli svaghi e gli interessi adatti al suo censo, affascinato dalle gesta narrate nei poemi cavallereschi e pronto a partecipare alle Crociate, si converte e scopre una nuova e profonda spiritualità. In un coinvolgente monologo Ugo Dighero ripercorre l’esistenza di Giovanni di Pietro di Bernardone, divenuto per tutti San Francesco, il “Poverello di Assisi” ovvero “il giullare di Dio”: la sua vocazione diventa contagiosa, molti giovani e fanciulle dell’alta borghesia e dell’aristocrazia lo seguono e il papa Innocenzo III si persuade e approva la fondazione dell’ordine dei frati minori. In una affabulazione, in cui presta volto e voce a tutti i personaggi, nello stile immaginifico di “Mistero Buffo”, Ugo Dighero rappresenta i momenti cruciali della storia dell’autore del “Cantico delle Creature” nonché inventore del presepe, carismatico incantatore di folle (e animali), in cui affiorano inevitabili rimandi al presente e a due pontefici illuminati come Giovanni Paolo I e Jorge Mario Bergoglio, divenuto Papa Francesco I.
Una moderna “farsa” politicamente scorretta sulla crisi degli alloggi – mercoledì 16 dicembre alle 20.30 – con “Basta Poco” di Antonio Cornacchione, protagonista sulla scena con Pino Quartullo e Alessandra Faiella, con la partecipazione in video di Pierluigi Bersani e Giovanni Storti, per la regia di Marco Rampoldi (co-produzione CMC/Nidodiragno e Rara produzione). Una pièce di teatro civile, che affronta un tema di scottante attualità come la difficoltà di trovare un’abitazione in città, tra l’alto costo degli affitti e le oscillazioni del mercato immobiliare, a fronte dell’inadeguatezza dell’edilizia pubblica, con la cronica scarsità di case popolari rispetto al numero crescente degli aventi diritto, tra le nuove classi di poor workers e disoccupati, oltre alle famiglie di immigrati. In graduatoria, con il miraggio di un appartamento dignitoso, folle di diseredati, ma anche semplicemente padri e madri separati, accanto ad anziani sfrattati, perché una pensione non basta più per pagare l’affitto o i proprietari preferiscono vendere o magari trasformare la casa in un B&B, seguendo l’onda della “gentrification”. In “Basta Poco”, il protagonista, Palmiro, un tipografo sull’orlo del fallimento, riceve l’ordine di sfratto mentre l’appartamento viene assegnato a una famiglia di Rom: l’uomo si trova così «al centro di una disputa politica tra centri sociali, che lo vorrebbero cacciare, e neofascisti, che lo difendono strumentalmente in cambio di una adesione ideologica, mettendo a dura prova le sue certezze». In una commedia ironica e spietata, dove si evidenzia la lotta tra poveri, che invece di unirsi per rivendicare i propri diritti, vedono gli altri più sfortunati di loro come un nemici pericolosi, si insinua un elemento surreale: «come mai fra tutte le persone che si contendono la ‘pedina’ c’è una strana somiglianza?».
Tra parole e note, alla scoperta di antichi miti e nuove frontiere della scienza – mercoledì 13 gennaio alle 20.30 – con le “Geografie Mistiche” raccontate dal geologo Mario Tozzi (voce) sulla colonna sonora disegnata dal jazzista Enzo Favata (sassofoni, clarinetti, elettronica) in un avvincente spettacolo-concerto «sull’origine fisica dei miti, delle magie e dei miracoli». Una sfida ardua e interessante, con una ricerca delle corrispondenze e delle conferme “scientifiche” agli eventi e ai fenomeni impressi nell’immaginario e nella memoria collettiva e tramandati dai narratori e dai poeti attraverso l’invenzione e la codificazione di un mondo arcaico, abitato da uomini e dèi, la cui potenza si manifesta attraverso il fulmine, i maremoti e gli uragani, il ciclo delle stagioni, lo splendore del sole e la luce argentea della luna. «Secondo l’interpretazione psicoanalitica, i miti nascono da esigenze di un io collettivo che può prendere forma in ogni luogo del mondo e che non ha necessariamente legame con la realtà fisica, ma» – come sottolineano gli artisti – «è possibile, invece, spiegare scientificamente e collocare geograficamente il mito» e quindi ciò che compete alla sfera della magia e dei miracoli, senza diminuirne, anzi amplificandone il fascino. Le “Geografie Mistiche” rispondono a interrogativi e curiosità sulle teorie fantasiose e suggestive sull’origine del mondo, dal caos o dal nulla, e sulle varie teogonie, in cui le divinità incarnano le forze della natura e sull’alone di mistero e magia che ammanta epidemie e guarigioni inspiegabili, come sull’arte degli sciamani. Una dissertazione scientifica, in chiave divulgativa, per imparare a leggere oltre l’apparenza e ritrovare nei miti una testimonianza dei saperi degli antichi e della necessità innata di dare un significato, anche trascendente, all’esistenza, come di custodire la memoria del passato per comprendere il presente e ritrovare le proprie radici e la propria identità, per guardare al futuro.
Viaggio nella Storia – mercoledì 27 gennaio alle 20.30 e l’indomani, giovedì 28 gennaio in replica in una matinée per le scuole – con “Napoleon / Il Fantasma dell’Imperatore”, uno spettacolo scritto e diretto da Franco Franchini, con Andrea Dolente, Raphael Roger Levy, Andrea Sidoti e Emanuele Frascadore (produzione FOS – Associazione per lo Sviluppo delle Arti Classiche – con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica del Sudafrica in Italia). Una pièce originale ispirata alla figura del grande condottiero e brillante stratega che, rovesciato il Direttorio e divenuto Console di Francia, per poi autoincoronarsi Imperatore, conquistò l’Europa diffondendo gli ideali della Rivoluzione. A bordo di una nave, dopo la sconfitta di Waterloo e l’esilio a Sant’Elena, Napoleone Bonaparte «rivive la giovinezza, gli amori perduti, le battaglie che ne hanno definito la gloria e la caduta» in un dialogo con il generale Henri Gatien Bertrand, suo fidato collaboratore, che diventa «confidente, custode e specchio impietoso». In realtà su La Belle Poule si trovano soltanto le spoglie mortali dell’Imperatore, trasportate in patria, a Parigi, nel 1840 per la celebrazione di un funerale solenne sotto Luigi Filippo d’Orléans: a ricordare gli eventi più significativi della sua vita e della sua carriera è il suo fantasma, mentre la stiva si riempie di echi del passato e perfino il busto di Cesare, il vincitore delle Gallie, si anima e prende la parola. «Il tempo implode: Napoleone si ritrova di fronte al proprio feretro. Non siamo più nel mondo dei vivi, ma in quello della leggenda» e come durante tutta la sua vita, l’Imperatore non accetta la resa ma combatte fino all’ultimo, e lascia trapelare la sua fragilità umana, in un moderno e visionario dramma.
Una storia di sport tra successi e sconfitte, incontri e avventure – domenica 14 febbraio alle 20.30 – con “La Magnifica Imperfezione / Giro del mondo di una palla in volo”, uno spettacolo scritto e diretto da Nicola Zavagli e interpretato da Andrea Zorzi e Beatrice Visibelli (produzione Teatri d’Imbarco). Un funambolico viaggio nell’universo della pallavolo, una disciplina nata in America, nel Massachusetts alla fine dell’Ottocento da un’idea di William Morgan, dapprima con il nome di Mintonette, poi trasformato in volleyball e approdata alle Olimpiadi nel 1964. Sul palco Andrea Zorzi, detto “Zorro”, un fuoriclasse della pallavolo, esponente della “generazione di fenomeni” che guidata da Julio Velasco ha portato l’Italia al trionfo dalla fine degli Anni Ottanta e l’attrice Beatrice Visibelli, protagonisti di un coinvolgente racconto per quadri, attraverso cinque continenti, tra gare e tornei, performances straordinarie e strategie di un gioco di squadra, prezioso sul campo come nella vita. “La Magnifica Imperfezione” ripercorre la diffusione e la progressiva affermazione in tutto il pianeta di uno sport fatto di tecnica e agilità, visione d’insieme e “regia”, velocità e potenza: sullo sfondo, scenari mutevoli, «dai porti affollati agli oceani sterminati, dalle palestre e dagli oratori di provincia ai campi improvvisati tra pretini e militari russi; dalle atmosfere sospese delle streghe giapponesi all’energia colorata degli hippy californiani, fino agli incontri con fenomeni italiani». Una pièce teatrale per raccontare «la forza universale dello sport come esperienza condivisa e come linguaggio senza confini». Un viaggio nel tempo che si intreccia alla storia del Novecento, e «si spinge fino all’immaginario collettivo delle nuove generazioni, evocando Mila e Shiro, icone di un cartone animato che ha appassionato i giovani Millennials, testimoniando come la pallavolo, tra realtà e fantasia, abbia saputo diventare parte integrante di un patrimonio culturale globale».
Una moderna tragedia tra mito e Storia – venerdì 26 febbraio alle 20.30 – con “Elettra 1944”, con drammaturgia e regia di Giancarlo Nicoletti, nell’interpretazione di Pamela Villoresi e Giulio Corso, accanto a Francesco Foti, Alice Spisa, Cristina Todaro e Giacomo Andrea Faroldi, con scene di Alessandro Chiti e costumi di Giuseppe Ricciardi, musiche di Mario Incudine, disegno luci di Giuseppe Filipponio, aiuto regista Giuditta Vasile (produzione Altra Scena e L’Altro Teatro, in collaborazione con il Festival Teatrale di Borgio Verezzi). Sulle tracce dell’“Orestea”, Giancarlo Nicoletti mette in scena il conflitto fra genitori e figli, in tempo di guerra, quando le ideologie spezzano i legami di sangue e il dramma esplode tra le mura domestiche: in una Roma occupata, un inatteso ritorno rompe il fragile equilibrio costruito su verità taciute o rimosse, preludio a una necessaria catarsi. In “Elettra 1944” lo scontro tra fascisti e partigiani, in un’Italia dilaniata, tra l’eco dei bombardamenti, delle rappresaglie e delle stragi, esaspera la naturale dialettica tra visioni politiche opposte: la pièce racconta l’intrecciarsi tra le singole esistenze e il destino dei popoli, con l’inesorabile incedere della Storia che stravolge certezze e consuetudini, mettendo a confronto carnefici e vittime. «Il ciclo degli Atridi… non parla soltanto di colpa o di vendetta, ma di ciò che succede quando una comunità, dopo essersi consumata nell’odio, decide di trasformare la violenza in legge, il destino in scelta, il passato in memoria condivisa» – sottolinea Giancarlo Nicoletti –. «Quel passaggio – dalle Erinni alle Eumenidi, dalla foga del sangue al tribunale – è uno dei gesti più rivoluzionari della storia del pensiero umano».
Una inedita rilettura al femminile di un capolavoro di Molière – venerdì 19 marzo alle 20.30– con “Il Borghese Gentiluomo”, uno spettacolo di CRACK24, con Alessandro Cassutti, Agnese Mercati, Federico Palumeri, Stefano Paradisi e Elia Tapognani, scene di Marina Conti, costumi di Agostino Porchietto, disegno luci di Giulia Zenaro, musiche e sound design di Elio D’Alessandro, adattamento e regia di Lorenzo De Iacovo (produzione A.M.A.Factory). La pièce è incentrata su Jourdain, «una donna sulla trentina, intrappolata nella sua incessante scalata verso il successo: ogni giorno è una frenetica corsa all’automiglioramento, tra lezioni di canto, danza e filosofia». Nel tentativo di realizzare le proprie aspirazioni, la protagonista dimentica chi le sta accanto e sacrifica la propria e altrui felicità pur di conquistare l’agognata affermazione in società, che resta però un miraggio, finché il ricco Dorante non le propone di invitare a cena Dorimene, «la donna più bella e nobile del mondo». Così per Jourdain diventa fondamentale mostrarsi all’altezza dell’illustre ospite, nella convinzione di «poter finalmente sedurre il “Successo” stesso» e ottenere quindi la giusta considerazione per i suoi talenti e le sue capacità.
Ne “Il Borghese Gentiluomo”, Molière metteva in ridicolo il desiderio del protagonista di essere accolto dall’aristocrazia, e insieme il valore delle arti e della cultura come simboli e strumenti di ascesa sociale, mentre nella versione di Lorenzo De Iacovo, Jourdain appare come una «donna imprigionata in una società tutta maschile», e la sua «incapacità di vedere la realtà circostante» diventa «il sintomo di un grande, irrefrenabile sogno che la protagonista porta nel cuore», in realtà frutto, o meglio «prodotto tossico dell’iperstimolazione capitalistica».
Un affascinante viaggio tra le molteplici sfaccettature dell’animo umano – giovedì 1 aprile alle 20.30 – con “The Fridas / Wabi-Sabi”, un dittico formato da due creazioni della coreografa Sofia Nappi, tra suggestioni pittoriche e filosofie orientali (produzione Komoco e Sosta Palmizi). “The Fridas” è un duetto, ispirato ad un celebre dipinto dell’artista messicana Frida Kahlo, “Le due Frida”, dove «l’attenzione è posta sul superamento del dualismo e nella celebrazione delle infinite sfumature del sé più profondo»; mentre il trio “Wabi-Sabi” «esplora il nostro viaggio di vita come individui», il costante senso di insoddisfazione ed i diversi stadi di tormento, «sempre e comunque alla ricerca della bellezza nell’imperfezione». Le due opere coreutiche, seppure differenti per ispirazione e struttura, riflettono «un percorso profondo di esplorazione dell’identità umana nella sua complessità», trasfigurato nel linguaggio simbolico della danza, tra raffinate e evocative geometrie di corpi in movimento, con una cifra originale che alterna contrasti e armonie. Sofia Nappi «indaga le fragilità e la molteplicità dell’essere» con una danza visionaria e potentemente espressiva, attingendo all’immaginario collettivo e creando interferenze e digressioni, scardinando convenzioni e stereotipi per offrire uno sguardo differente sulla realtà, tra vita e sogno. “The Fridas” trae spunto da un quadro, per trasferire sulla scena l’enigma del doppio ed il tema dell’identità, nel rapporto fatto di complicità tra i due danzatori, che sovverte i canoni della virilità, mettendo in risalto, nella dimensione di un’intimità fisica, la vulnerabilità e i differenti stati d’animo. In “Wabi-Sabi” la coreografa si ispira alla cultura giapponese per proporre «una visione del mondo incentrata sull’accettazione della transitorietà delle cose» e sulla inesauribile «ricerca della bellezza» insita nell’imperfezione, pur nella consapevolezza dalla fugacità e dell’incompiutezza della vita. “The Fridas / Wabi-Sabi” racconta la complessità e le molteplici sfaccettature della natura umana, in un gioco di rifrazioni, tra danza e poesia.
Finale con brio – mercoledì 21 aprile alle 20.30 – su “Ti ho sposato per allegria”, fortunata commedia di Natalia Ginzburg, con Giampiero Ingrassia, Marianella Bargilli e Lucia Vasini, e con Claudia Donadoni e Viola Lucio, musiche di Alessandro Nidi e Andrea Centonze, disegno luci di Mattia De Pace, video di Marco Schiavoni e manichini di Raffaella Montaldo, per la regia di Emilio Russo (produzione Tieffe Teatro – Teatro Menotti). Una pièce brillante incentrata sul rapporto di coppia e sulle relazioni umane, con una cifra ironica e garbata, in cui attraverso le conversazioni tra i protagonisti – Pietro e Giuliana, due giovani sposi, intorno a cui si muovono Vittoria (la domestica) e la madre e la sorella di Pietro – emergono le storie e i caratteri di ciascuno, in un insolito ritratto di famiglia. Natalia Ginzburg, scrittrice e drammaturga, figura di spicco della cultura italiana del Novecento, vincitrice del Premio Strega con “Lessico Famigliare”, in “Ti ho sposato per allegria” tratteggia dei personaggi dalla psicologia complessa, a partire da Giuliana, una donna moderna, libera e emancipata, apparentemente svagata, che nei dialoghi con il marito alterna dubbi esistenziali e riflessioni filosofiche. Una creatura affascinante, incarnazione di una femminilità spregiudicata, apparentemente fragile, ma anche capace di resistere alle intemperie della vita, pronta a raccontare e raccontarsi con una naturalezza e una grazia che illuminano lo squallore della miseria e con una ingenuità quasi infantile. Nella leggerezza con cui si muove nel mondo, si cela il segreto dell’allegria, che incanta Pietro, uomo serio e razionale, quasi troppo maturo e equilibrato per la sua età, e rappresenta un ingrediente indispensabile per la felicità.




















