A quasi un anno dall’aggravarsi della crisi, la vertenza Eurallumina resta senza una soluzione, anzi la situazione si aggrava.
Lo denunciano i sindacati del Sulcis in una nota nella quale annunciano l’avvio, a breve, di forme di protesta.
“Dopo il cda dell’azienda del 23 settembre, la società ha dichiarato che le disponibilità non sono sufficienti a garantire le obbligazioni aziendali né le attività indispensabili per il presidio ambientale e la sicurezza del sito: trattamento delle acque, manutenzione e conservazione nonché messa in sicurezza degli impianti e del patrimonio aziendale – spiegano i segretari territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, Emanuele Madeddu, Nino D’Orso e Pierluigi Loi e le Rsu Enrico Pulisci, Simone Zucca e Davide Boi – Ad oggi la situazione debitoria della Società ammonta a circa un milione di euro, mentre le necessità per la gestione ordinaria da qui a fine anno sono quantificabili in un fabbisogno di circa 6.000.000 di euro.
Senza risorse adeguate, il cda Eurallumina valuterà le determinazioni conseguenti, compresa la sussistenza dei presupposti previsti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Lasciare esaurire le risorse significherebbe mettere a rischio le bonifiche, il bacino dei fanghi rossi, la barriera idraulica e le retribuzioni dei lavoratori, già provati da dodici mesi di forte riduzione del reddito. Significherebbe anche esporre lo Stato a costi di messa in sicurezza e bonifica che l’azienda stessa stima in circa 300 milioni di euro, a fronte di pochi milioni necessari oggi”, osservano.
“Come noto da settembre 2025 Rusal (azienda russa proprietaria dello stabilimento del Sulcis) non gestisce più direttamente lo stabilimento, mentre il congelamento patrimoniale disposto dal Comitato di sicurezza finanziaria nel maggio 2023 è ancora vigente. Fino a febbraio 2026 l’azienda ha utilizzato le proprie risorse; da marzo 2026 è stata sostenuta, in modo del tutto insufficiente, da fondi statali, anticipati tramite l’Agenzia del Demanio e sotto la supervisione di un amministratore anticipi” ricordano i sindacati.
“Dopo le proteste dei lavoratori e l’incontro al Mimit del dicembre 2025, il Governo aveva annunciato un percorso promettendo, e non rispettando, risorse per 9,6 milioni di euro finalizzate a garantire la continuità nel primo semestre 2026 – si legge ancora nella nota dei sindacati – A luglio 2026 il ministro Urso ha ribadito l’intenzione di risolvere la crisi, anche attraverso interventi normativi, convocando un nuovo tavolo per il 15 settembre. Appare utile ricordare che preservare il bene dell’asset non è una mera concessione bensì un obbligo di legge”. “Quel tavolo si è chiuso, come già dichiarato dalle organizzazioni sindacali, con un giudizio negativo: nessuna soluzione sul congelamento delle azioni, forti ritardi nell’erogazione delle risorse promesse, interlocuzioni con Rusal in difficoltà e, come unica novità del tutto fumosa, l’ipotesi di un’amministrazione controllata con commissario ad hoc, che lascia forti perplessità”, concludono le tre sigle e la rsu, scrive l’Ansa.


















