Da quasi quattro anni i Comitati e tutto il Movimento sardo contro la speculazione energetica si adoperano per difendere l’Isola dal saccheggio.
Sarebbe troppo lunga la lista delle iniziative messe in campo per sensibilizzare, allertare, contrastare, correggere e denunciare ciò che sta accadendo.
Sul terreno della comunicazione, del diritto, della mobilitazione e della politica, i cittadini attivi non si sono risparmiati nel tentativo, coraggioso e tenace, di imprimere alla transizione energetica della Sardegna una direzione democratica, sostenibile e compatibile con il territorio.
Eppure, per quanto vasti e incessanti siano stati gli sforzi, la speculazione continua ad avanzare e le Istituzioni continuano a ignorare le proposte provenienti dalle comunità.
“Riteniamo che l’aver finora ignorato la proposta di legge Pratobello24, che attende da quasi due anni di essere discussa, rappresenti da parte della Giunta Todde un grave vulnus al principio della partecipazione democratica e alla storia dell’autonomia sarda.
Contemporaneamente, il Governo nazionale ha portato avanti un’azione normativa che ha ulteriormente spianato la strada ai grandi operatori energetici, comprimendo le istanze dei territori e mantenendo in piedi numerosi progetti contestati dalle comunità locali.
Non ci sfugge che tutto questo avvenga dentro uno scenario internazionale sempre più drammatico.
Mentre il mondo attraversa una fase di crescente conflittualità, il modello economico dominante sembra orientarsi sempre più verso un’economia di guerra, nella quale il controllo delle risorse, dell’energia e delle tecnologie assume un ruolo strategico.
L’energia è uno degli elementi centrali di questo nuovo scenario.
Il modello energetico perseguito dai grandi operatori, lungi dal rispondere esclusivamente alle esigenze del pianeta, dei popoli e della giustizia climatica, viene presentato come indispensabile per sostenere una trasformazione tecnologica fondata sulla crescente domanda di elettricità, sui grandi data center, sull’intelligenza artificiale e sulla digitalizzazione.
Ma in questo scenario non vediamo il protagonismo delle comunità, dei cittadini e dei lavoratori.
Vediamo, al contrario, il rischio che i nostri beni comuni — ambientali, paesaggistici, territoriali e idrici — vengano trasformati in risorse da sfruttare per alimentare interessi economici e strategici sui quali le popolazioni non hanno alcun reale potere decisionale.
Nel frattempo, il potere d’acquisto delle famiglie e dei lavoratori continua a essere eroso dall’aumento dei costi dell’energia, dei carburanti e delle bollette, mentre le conseguenze economiche e sociali delle crisi internazionali ricadono sempre più sulle persone comuni”, affermano i promotori della manifestazione in programma il 28 ottobre con partenza da Piazza del Carmine alle 10.30.
“Torniamo in piazza per difendere il diritto della Sardegna a decidere del proprio futuro. Torniamo in piazza perché la transizione energetica non può essere imposta ai territori, ma deve essere costruita con i territori.
Torniamo in piazza perché nessuna transizione può dirsi democratica se esclude proprio le comunità che ne sopportano le conseguenze”, prosegue la nota.
Chiediamo alla Regione Sardegna il coinvolgimento effettivo dei Comitati nel processo decisionale sulla transizione energetica in Sardegna, la discussione immediata in Aula della proposta di legge Pratobello 24, l’ingresso dei Comitati nel confronto istituzionale della Commissione competente in materia di energia e il coinvolgimento dei Comitati nella stesura del Piano Energetico Regionale”, conclude la nota.


















