Nei giorni scorsi si è svolta a Cagliari la presentazione del libro La Spiga nell’Occhio di Simone Spiga e durante la serata
L’incontro è stata l’occasione per discutere del conflitto in Russai e delle implicazioni economiche e sociali che ha portato, analizzando il momento dello scoppio del conflitto che non avviene con l’operazione speciale condotta da Putin ma inizia nel 2014 con il colpo di stato voluto dai paesi occidentali.
E’ stata l’occasione di raccontare le tante fake news pubblicate dalla stampa mainstream sul conflitto con particolate attenzione sul ruolo dell’Ambasciata del regime Ucraino sulle politiche di disinformazione e propaganda imposta da Zelensky.
Dalle pale usate dai soldati russi privi di armamenti, al default dell’economia Russa, dai droni russi abbattuti con i barattoli di pomodoro oppure l’anziana che avrebbe fermato un drone russo con le mani, tutte notizie prive di verifica che la stampa italiana ha propinato come verità unica.
“Il Comitato nasce per ricordare che i sardi non sono contro la Russia e contro i Russi, siamo sempre stati ospitali e lo vogliamo essere ancora per i prossimi millenni, siamo un popolo di pace e vogliamo continuare ad esserlo”, affermano in una nota i promotori del Comitato, Manuel Cherchi, Inna Bakhman e Simone Spiga.
“Intendiamo raccontare il punto di vista di chi non vuole il riarmo, di chi non crede che armando il regime Ucraino termini la guerra, anche perché i numeri sono chiari da almeno due anni e l’Ucraina ha perso la guerra senza alcun dubbio”, proseguono i promotori.
” Nel 2025 nei dieci scambi di cadaveri tra i soldati morti nel fronte, sono 14.301 i cadaveri Ucraini consegnati dalla Russia e sono 382 i cadaveri Russi consegnati dall’Ucraina”…”Dati ufficiali comunicati dagli Emirati Arabi, nazione che ha svolto “un ruolo di mediazione” nel rimpatrio e dalla Croce Rossa Internazionale”, scrivono Spiga, Cherchi e Bakhman.
“Dall’inizio dell’Operazione speciale, le sproporzioni sono sempre più chiare ed evidenti e la stampa italiana fa il possibile per non parlarne e per cercare di negare una verità scomoda e chiara, la Russia ha vinto la guerra ma la politica europea chiede ancora giovani vittime sul campo per continuare a raccontare balle sul conflitto nel territorio russo”, conclude la nota.






















