“Non ce l’ha fatta L. N. il giovane di 32 anni che, ieri pomeriggio nella Casa Circondariale di Cagliari-Uta, dov’era detenuto, aveva tentato di togliersi la vita impiccandosi.
L’uomo, che era stato rianimato dai Sanitari dell’Istituto Penale, è morto stamattina, alle prime luci dell’alba. Le sue condizioni erano gravissime. Nello sgomento generale per la perdita di una giovane vita che poteva essere reinserita socialmente, si chiude un altro capitolo di disperazione nel peggiore dei modi.
“I tentativi di suicidio e gli atti di grave autolesionismo, che purtroppo si ripetono con conseguenze nefaste, generano – sottolinea la presidente Maria Grazia Caligaris – sconforto in chi conosce la realtà quotidiana del carcere. Anche se vengono segnalati costantemente sembrano lasciare purtroppo indifferente chi potrebbe intervenire per cambiare la situazione. Tutti gli operatori penitenziari, in particolare gli Agenti e i Sanitari che vivono a stretto contatto con i detenuti, hanno le mani legate senza gli indispensabili supporti. Le carenze di personale sono rese ancora più gravi dal crescente numero di persone che varcano il cancello della Casa Circondariale. Non bastano più provvedimenti tampone. Occorre procedere con il numero chiuso regolamentare e promuovere con provvedimenti di clemenza”.
“Il Ministero – sottolinea la presidente di SDR – continua a negare le gravi difficoltà in cui si trova il sistema detentivo ignorando i principi costituzionali che regolano la privazione della libertà e facendo ricadere le responsabilità solo su chi lavora in carcere. Ogni persona detenuta deve essere messa nelle condizioni di rielaborare l’errore commesso e non deve mai perdere la speranza di poter riabbracciare i propri familiari, soprattutto i figli. Oggi invece il sovraffollamento, con la presenza massiccia di persone in doppia diagnosi (250 su 750 a Uta), e il caldo asfissiante rende tutti più fragili facendo ritenere praticabile qualunque via di fuga, anche quella per liberare la propria anima”.
“Cresce inoltre la preoccupazione per l’arrivo dei 41bis che – conclude – con queste gravissime carenze di medici e infermieri già allo stremo delle forze comprometterà ulteriormente la quotidiana vita dei detenuti e la loro assistenza sanitaria”.




















