Un pianoforte, un artista libero da ogni schema e un pubblico pronto a lasciarsi sorprendere. Stefano Bollani ha conquistato Tharros con il suo Piano Solo, regalando una serata di musica, ironia e improvvisazione, accolta da lunghi applausi e conclusa con numerosi richiami sul palco. Il concerto, inserito nella programmazione di Dromos Festival e de “I Giganti dell’Arte”, la rassegna promossa dalla Fondazione Mont’e Prama, ha trasformato l’area archeologica affacciata sul mare del Sinis in uno spazio di incontro e di gioco, nel quale generi, epoche e suggestioni apparentemente lontani hanno trovato un dialogo naturale.
Una serata nel segno di David Riondino, intellettuale geniale e raffinato, scomparso pochi mesi fa. Amico e compagno di tante avventure artistiche, dai programmi radiofonici agli spettacoli portati in scena in tutta Italia, Riondino è stato ricordato da Bollani con affetto e partecipazione, attraverso il linguaggio che più di ogni altro li ha uniti: quello dell’invenzione, dell’ironia e dell’improvvisazione. Da quel momento il concerto è diventato un viaggio senza confini. Bollani ha attraversato con assoluta naturalezza jazz, musica classica, canzone italiana, sonorità brasiliane e cultura popolare, smontando e ricostruendo melodie conosciute, intrecciandole e trasformandole davanti agli spettatori.
Tecnica sopraffina e leggerezza, virtuosismo e comicità hanno convissuto in un racconto musicale continuamente alimentato dal dialogo con il pubblico. Per Bollani, del resto, la musica è materia viva: un gioco da reinventare ogni volta, seguendo l’ispirazione del momento e l’atmosfera che si crea tra il palco e la platea.
Così la sigla di Lupin ha potuto incontrare Chopin e la delicatezza di Per Elisa di Beethoven, le melodie degli Abba si sono intrecciate con la musica brasiliana e repertori lontanissimi tra loro hanno finito per apparire parti di un’unica, sorprendente composizione. Perché, nel mondo musicale di Bollani, le categorie si dissolvono e ogni brano può diventare il punto di partenza per una nuova invenzione.
Tra i momenti più coinvolgenti della serata, l’omaggio alla Sardegna e a Benito Urgu. Esibendosi in un sardo impeccabile, Bollani ha proposto Gambale twist de I Barrittas: un’incursione travolgente nella musica popolare isolana che ha fatto cantare, sorridere e ballare il pubblico.
Di tutt’altro registro, ma altrettanto intenso, l’omaggio a Nino Rota e al cinema di Federico Fellini, con una magistrale interpretazione del tema di Otto e mezzo. Un momento lirico e struggente, capace di mostrare ancora una volta la versatilità di un artista che passa dalla comicità all’emozione più profonda senza mai interrompere il filo del racconto.
Il pubblico ha accompagnato ogni passaggio con entusiasmo, lasciandosi coinvolgere nel gioco musicale e richiamando più volte Bollani sul palco. In chiusura sono arrivate anche le note di Azzurro, la celebre canzone portata al successo da Adriano Celentano: un finale corale, leggero e festoso, che ha suggellato una serata capace di unire spettacolo, poesia e divertimento.
A Tharros Stefano Bollani ha dimostrato ancora una volta perché i suoi concerti in piano solo rappresentino una delle espressioni più autentiche della sua arte. Senza una scaletta rigida e senza confini di genere, il pianista accoglie l’umore del pubblico, sorprende gli spettatori e sorprende sé stesso, trasformando ogni esibizione in un’esperienza irripetibile.


















