Ci sono mondi immensi nascosti dentro spazi apparentemente piccoli. Quartieri, porti, taverne, isole, comunità, lingue, luoghi di culto, mercati e perfino navi alla deriva. Sono i “Micromondi”, tema scelto per l’edizione 2026 del Sardinia Archeo Festival, il progetto culturale promosso dall’Associazione culturale Itzokor ODV che da sette anni propone un originale percorso di divulgazione dedicato alla storia, all’archeologia, all’antropologia e alle culture del Mediterraneo.
La nuova edizione prenderà il via ufficialmente a Cagliari nel weekend dal 12 al 14 giugno con tre giornate di appuntamenti aperti al pubblico, pensati per raccontare come gli esseri umani abbiano costruito nei secoli relazioni, identità e appartenenze attraverso luoghi e comunità che, pur nelle loro dimensioni ridotte, hanno spesso avuto un ruolo decisivo nella storia.
«Con il tema “Micromondi” abbiamo scelto di spostare l’attenzione su luoghi, comunità e storie che spesso restano ai margini dei grandi racconti storici, ma che in realtà permettono di comprendere in profondità il Mediterraneo e le sue trasformazioni. Le taverne medievali, le comunità diasporiche, le isole, i porti, i luoghi di cura, le lingue, le rotte marittime, i quartieri e gli spazi della vita quotidiana sono mondi apparentemente piccoli che custodiscono esperienze, relazioni e processi storici di enorme importanza. Anche il programma dell’edizione 2026 nasce da questa idea: mettere in dialogo archeologi, storici, antropologi, geografi, linguisti, studiosi della religione, divulgatori e giornalisti per costruire uno sguardo multidisciplinare sul passato e sul presente. Attraverso le giornate di Cagliari e le successive tappe del festival vogliamo offrire occasioni di incontro e confronto, dimostrando come l’archeologia e le scienze umane possano ancora aiutarci a leggere il mondo contemporaneo, le sue complessità e le sue connessioni», spiegano Alice Nozza e Matteo Tatti, direttori artistici della manifestazione e responsabili dell’Associazione Itzokor.
Anche per l’edizione 2026 il Sardinia Archeo Festival conta sul sostegno della Fondazione di Sardegna, che accompagna il progetto fin dalla sua nascita, e sulla collaborazione di una rete di enti pubblici, amministrazioni comunali, associazioni e realtà impegnate nella ricerca, nella divulgazione e nella valorizzazione del patrimonio culturale. Tra i partner dell’edizione 2026 figura anche ClassiCult, media partner ufficiale della manifestazione. Un sistema di collaborazioni che, negli anni, ha contribuito a consolidare il festival come uno spazio di incontro tra studiosi, territori e comunità, favorendo la diffusione della conoscenza e il dialogo tra discipline diverse a livello regionale, nazionale e internazionale.
· Anteprima il 12 giugno sulla Sella del Diavolo
L’anteprima del festival è in programma venerdì 12 giugno con un’escursione archeologica e paesaggistica sulla Sella del Diavolo, organizzata in collaborazione con il Comune di Cagliari e con l’équipe di archeologi dell’Università degli Studi di Cagliari impegnata nelle attività di ricerca sul sito. Il percorso sarà accompagnato dai codirettori dello scavo Maria Adele Ibba e Fabio Pinna insieme ad Anna Luisa Sanna, Francesco Mameli, Fabio Nieddu, Francesca Costa e Alfonso Stiglitz, che guideranno i partecipanti alla scoperta delle evidenze archeologiche e della storia di uno dei luoghi più iconici e suggestivi del capoluogo. Un’occasione per osservare da vicino il dialogo tra paesaggio, archeologia e memoria, attraversando un sito che conserva tracce fondamentali della storia di Cagliari. L’appuntamento è fissato alle ore 18 all’ingresso del sentiero che, di fronte all’Hotel Calamosca, conduce alla Sella del Diavolo. L’escursione avrà una durata di circa due ore. Si consiglia ai partecipanti di portare con sé acqua e di indossare abbigliamento e calzature comode. La partecipazione è libera e gratuita e non è richiesta alcuna prenotazione.
· Le giornate di sabato 13 e domenica 14 giugno
Il cuore della manifestazione sarà però rappresentato dalle giornate di sabato 13 e domenica 14 giugno, articolate in una serie di incontri della durata di circa venti minuti ciascuno, costruiti come un mosaico di prospettive differenti attorno al tema dei “Micromondi”.
Sabato 13 giugno, a partire dalle ore 15, il Sardinia Archeo Festival entrerà nel vivo con un percorso che attraverserà geografia, archeologia, storia e memoria del Mediterraneo. Ad aprire il programma sarà Laura Canali, cartografa e artista che da oltre trent’anni collabora con la rivista di geopolitica Limes, con una riflessione sul ruolo strategico del Mare Nostrum e sulle trasformazioni che stanno ridefinendo gli equilibri globali. Dalle rotte contemporanee si passerà poi ai temi dell’archeologia e della ricerca con Enrico Giannichedda, che proporrà una riflessione sul rapporto tra oggetti, persone e costruzione della conoscenza storica. Il viaggio continuerà idealmente a bordo delle imbarcazioni dell’età romana grazie all’intervento di Alessandra Benini, archeologa subacquea impegnata da decenni nei principali cantieri del Mediterraneo, che racconterà il mondo dei naviganti tra tempeste, commerci, paure e scoperte. Lo sguardo si sposterà quindi nella Cagliari del Settecento con Giampaolo Salice, che racconterà le vicende delle comunità straniere che animavano la città – tra cui genovesi, corsi, maltesi e greci – e che, pur restando spesso invisibili nelle fonti ufficiali, contribuirono a collegare il capoluogo sardo ai grandi processi della storia europea e mediterranea.. A chiudere la giornata di incontri saranno Giorgia Fazzini e Lara Meneghini con un affascinante approfondimento dedicato al Lazzaretto Nuovo di Venezia, luogo di transito, isolamento e controllo che contribuì a definire il concetto moderno di quarantena.
Domenica 14 giugno il festival riprenderà alle ore 9 con una mattinata dedicata ai miti, alle comunità e alle storie che abitano i margini della memoria. Silvia Romani accompagnerà il pubblico tra le divinità, i riti e le paure che gli antichi popoli del Mediterraneo associavano al mare e ai suoi abissi, mentre Beatrice Del Bo aprirà una finestra sull’universo delle taverne medievali, luoghi di incontro, scambio e conflitto nei quali si incrociavano mercanti, lavoratori, religiosi e viaggiatori. Caterina Ghisu porterà alla luce la vicenda dei “piccioccus de crobi”, i giovani facchini del mercato civico di Cagliari immortalati tra Ottocento e Novecento nelle fotografie oggi conservate al Museo Lombroso di Torino. Mariangela Rapetti guiderà invece il pubblico dentro il reparto manicomiale dell’antico ospedale civile cagliaritano, restituendo voce a un micromondo scomparso da oltre un secolo, mentre Michaela Valente racconterà le storie delle donne accusate di stregoneria che tentarono di opporsi ai meccanismi giudiziari tra XVI e XVIII secolo.
Dalle ore 15 il programma si aprirà a una riflessione più ampia sull’evoluzione umana, sull’archeologia contemporanea e sulle identità culturali del Mediterraneo. Sahra Talamo e Andrea Picin accompagneranno il pubblico nel racconto dell’incontro tra Neandertal e Homo sapiens, una delle vicende più affascinanti e complesse della storia dell’umanità. Giuliano Volpe e Fabio Pinna discuteranno invece il ruolo dell’archeologia come disciplina storica, metodo di ricerca e strumento di lettura critica della società contemporanea. Dalle tracce materiali del passato si passerà poi al mosaico linguistico e culturale di Malta con Sandro Caruana, studioso della lingua maltese e delle sue stratificazioni storiche. Il giornalista e analista geopolitico Marco Ansaldo porterà l’attenzione sul Mar Nero, crocevia di tensioni internazionali, conflitti e interessi strategici che contribuiscono a definire gli equilibri del presente. A chiudere il percorso sarà il geografo Raffaele Cattedra con una riflessione sulle connessioni che legano luoghi, comunità, città e territori del Mediterraneo, offrendo una chiave di lettura capace di tenere insieme spazio, storia e relazioni umane.
Ad accompagnare entrambe le giornate sarà “Transuonanze”, progetto ideato da Gerardo Ferrara che intreccia musica elettroacustica, voce e strumenti acustici attraverso il lavoro del compositore Filippo Mereu, della cantautrice Silvia Lovicario, della violoncellista Ilaria Giorgi e del chitarrista e suonatore di bouzouki Luca Schiavo. Le loro sonorità costituiranno un filo conduttore capace di dialogare con i temi affrontati dagli studiosi e di amplificare le suggestioni evocate dagli incontri.
· Gli appuntamenti estivi e autunnali
Come nelle precedenti edizioni, il Sardinia Archeo Festival non si fermerà a Cagliari. Il percorso proseguirà infatti durante l’estate e l’autunno coinvolgendo diversi territori dell’isola. Ad agosto il festival farà tappa nell’area archeologica di S’Arcu ‘e isForros, a Villagrande Strisaili, con una giornata dedicata al cinema archeologico e realizzata in collaborazione con Archeovisiva e Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea e la Società Archeonova, ente gestore del sito. A settembre saranno protagonisti Settimo San Pietro, con un approfondimento dedicato alla terra cruda e alle comunità che ne hanno fatto uso nel passato, e Genoni, con una giornata dedicata al mondo dei fossili e della divulgazione scientifica. Il viaggio continuerà poi tra Allai, Pau, Carloforte e Alghero, consolidando quel dialogo tra territorio, ricerca e comunità che rappresenta da sempre il tratto distintivo del festival.
Tra gli ospiti già annunciati delle tappe successive figura anche Alessandro Vanoli, tra i più autorevoli studiosi della storia del Mediterraneo, protagonista dell’appuntamento previsto a Carloforte con uno spettacolo-racconto accompagnato dalle musiche tabarkine di Battista Dagnino.
IL FESTIVAL -Nato nel 2019, il Sardinia Archeo Festival si è affermato negli anni come uno dei più originali progetti di divulgazione culturale della Sardegna, capace di mettere in dialogo archeologia, storia, geografia, antropologia e attualità attraverso linguaggi differenti e accessibili a tutti. Fulcro del festival è l’essere umano, osservato nella sua dimensione mediterranea, nei suoi incontri, nei suoi conflitti e nelle sue infinite possibilità di connessione. Obiettivo del progettoè, inoltre, la dislocazione di attività su tutto il territorio isolano, al fine di creare un circuito culturale virtuoso, che metta in relazione Cagliari con i comuni più o meno distanti.



















