Oggi sono 1.978 i detenuti iscritti all’università in Italia, all’interno di una rete che coinvolge 55 atenei e circa 900 persone tra docenti, tutor e personale amministrativo impegnate ogni giorno a rendere concreto il diritto allo studio in carcere.
Tra i dati più significativi emerge la crescita della presenza femminile: le detenute universitarie sono oggi 104, quasi il doppio rispetto allo scorso anno, un dato che rappresenta il 3,5% dell’intera popolazione detenuta femminile italiana e che testimonia una partecipazione sempre più significativa delle donne ai percorsi universitari in carcere.
I numeri sono emersi nel corso dell’ assemblea nazionale della Cnupp – Conferenza Nazionale dei Poli Universitari Penitenziari – a Sassari, durante la quale è stato sottoscritto il protocollo d’intesa tra Cnupp e Andisu, un accordo che rafforza la collaborazione tra università ed enti per il diritto allo studio a sostegno delle persone detenute che scelgono di intraprendere un percorso universitario.
I dati sulla recidiva, ricordati nel corso dell’incontro, mostrano come tra i detenuti che intraprendono un percorso universitario il rischio di tornare a delinquere si riduca del 70%.
Il presidente della Cnupp, Giancarlo Monina, ha ribadito il valore trasformativo dell’università all’interno del sistema penitenziario. “Lo studio in carcere è riscatto, ricostruzione della dignità e possibilità concreta di immaginare un futuro diverso”, ha spiegato, evidenziando come il percorso universitario consenta alle persone detenute di tornare a sentirsi parte della società, recuperando legami umani e familiari spesso spezzati.
Per il presidente di Andisu, Emilio Di Marzio, l’intesa rappresenta “una delle espressioni più alte del diritto allo studio”, perché restituisce centralità a chi, pur vivendo una condizione di privazione della libertà, sceglie di affidarsi alla cultura e alla formazione per costruire una nuova possibilità di vita.





















