A Ghilarza, terra della memoria viva di Antonio Gramsci, è nata una rete che non è un semplice coordinamento ma un atto politico collettivo: #NoBavaglio Sardegna.
Un progetto militante che rimette al centro l’idea di informazione indipendente come bene comune, come strumento di emancipazione e come pratica quotidiana di resistenza democratica.
Nella Torre aragonese, giornalisti, insegnanti, sindacalisti, attivisti e cittadini si sono ritrovati per un incontro promosso dalla Scuola Popolare Antonio Gramsci di Ghilarza e dalla rete #NoBavaglio. Tra i presenti Gianluigi Deiana, Nicola Giua, e i giornalisti Valentina Careddu, Pier Giorgio Pinna e Marino Bisso.
Un’assemblea plurale, radicata nel territorio ma con lo sguardo rivolto alle grandi questioni globali che attraversano il nostro tempo. La nuova rete nasce con un obiettivo preciso: costruire un’alleanza larga tra giornalisti, movimenti sociali, mondo della scuola, associazionismo e cittadinanza attiva.
Non un cartello, non un simbolo, ma una struttura di mutuo sostegno per chi pratica un giornalismo che non si piega ai poteri, che sceglie di stare dalla parte delle persone più fragili, dei lavoratori, dei territori feriti, delle comunità che resistono. Una rete che guarda alle persone, alla loro etica, al loro lavoro quotidiano, e che sostiene chi rifiuta il giornalismo-merce per rivendicare un’informazione come servizio pubblico, come pratica gramsciana di costruzione di coscienza critica.
Il filo rosso è chiaro: Gramsci e la Costituzione attiva. Due riferimenti che non appartengono al passato, ma al presente più urgente. La rete si propone di difendere la libertà di stampa e contrastare ogni forma di censura, intimidazione o bavaglio; sostenere le organizzazioni di categoria – FNSI, Associazione Stampa, Ordine dei Giornalisti – in un dialogo costante con la società civile; rimettere al centro i principi costituzionali, a partire dall’articolo 11 e dalla battaglia per la pace; denunciare la militarizzazione della società e l’economia di guerra che sottrae risorse ai diritti, alla scuola, alla sanità, all’ambiente.
In un mondo attraversato da tragedie umanitarie – Gaza, Libano, Iran, Sudan e tanti conflitti dimenticati – il ruolo dell’informazione libera diventa decisivo per rompere il silenzio e restituire voce alle vittime. La rete #NoBavaglio Sardegna vuole essere una scorta mediatica: protezione collettiva, amplificazione, solidarietà concreta verso chi subisce pressioni, querele temerarie, isolamento professionale. Vuole essere un luogo dove l’informazione torna ad avere un compito: illuminare ciò che il potere vorrebbe tenere nell’ombra. Vuole essere un ponte tra giornalisti e cittadini, perché senza una società che difende l’informazione, l’informazione non può difendere la società. Non è un caso che tutto questo nasca a Ghilarza.
Qui, dove il pensiero gramsciano non è un monumento ma un’eredità viva, si è deciso di tessere un nuovo ordito democratico. Come recita il proverbio sardo scelto come filo conduttore dell’iniziativa: “Como chi su filu est orditu, a tie toccad’a tessere.” Ora che il filo è ordito, sei tu che devi tessere. Il messaggio è chiaro: la rete è nata, ma ora serve la partecipazione di tutti.
Perché la libertà di informare e di essere informati non è un privilegio: è un diritto che si difende insieme.





















