I Brics non sono mai stati concepiti come un’alleanza militare, solida e composita, bensì come una coalizione di potenze e super potenze emergenti alla ricerca di una voce più incisiva nella governance globale, come alternativa al monopolio dettato dai Gendarmi del Mondo, gli Stati Uniti d’America.
L’acronimo Bric, diffuso da oltre un ventennio, nasce nel 2001 da Jim O’Neill di Goldman Sachs: la sigla stava ad indicare il gruppo di paesi emergenti – Brasile, Russia, India, Cina – per i quali si prevedeva un ruolo chiave per l’economia mondiale nei decenni a seguire.
Nei primi anni 2000 si è sviluppato un progressivo dialogo e confronto tra i paesi, tanto da andare a definire un gruppo informale sullo scenario internazionale e una visione comune nel rapporto con gli Usa e il dollaro.
Nel 2006, su iniziativa della Russia, i ministri degli esteri dei Bric hanno infatti iniziato a tenere riunioni annuali a margine degli incontri dell’Assemblea generale ONU a New York; è nel 2009 che la Russia ha poi organizzato un primo vertice, che ha ufficialmente dato la luce al gruppo.
Nel successivo vertice del 2010, i leader dei Bric hanno inserito anche il Sudafrica nel gruppo, cambiando il nome in “Brics” per rispecchiarne l’adesione.
Poi nei vertici successivi e soprattutto dal 2023 che, per la prima volta dopo 13 anni, i Brics hanno imboccato una nuova espansione, invitando anche Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Etiopia, Iran e Argentina a partecipare.
Ma sono decine gli stati in tutto il pianeta che vedono di buon occhio l’espansione dei paesi alternativi al modello dominante.
L’unica nazione ad aver fatto un passo indietro in questi anni è stata l’Argentina del “folle” Milei, il quale è ormai un presidente satellite degli Usa.
La notizia dell’allargamento a “BRICS+” ha inevitabilmente attirato l’attenzione degli osservatori, in merito ai possibili impatti dell’allargamento della loro sfera di influenza sugli equilibri internazionali.
I Brics oggi rappresentano l’unica vera alternativa per una dedollarizzazione del pianeta e un nuovo modello basato non sul “monopolio” Usa ma su un multipolarismo necessario in un contesto internazionale come quello attuale.
Riepilogo:
- Membri storici: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica.
- Nuovi membri: Egitto, Iran, Etiopia, Emirati Arabi Uniti e Indonesia.
- Paesi partner: Un ulteriore gruppo di tredici nazioni (tra cui Nigeria, Vietnam, Algeria e Cuba) ha ricevuto lo status di partner, anticamera della futura adesione formale.7
Di Simone Spiga






















