«Lo sprofondamento dell’Italia al 56° posto della classifica di Rsf è lo specchio di una situazione di grande sofferenza della libertà di stampa nel nostro Paese. La libertà di informazione viene rispettata solo a parole, nei fatti continua ad essere penalizzata sia dal punto di vista legislativo sia da quello economico». Così Alessandra Costante, segretaria generale Fnsi, commentando i dati del World Press Freedom Index 2026 pubblicati oggi, 30 aprile (leggi qui).
«In Italia – prosegue – il principale contratto di lavoro dei dipendenti è scaduto da 10 anni e le trattative per il rinnovo hanno già portato a 3 giorni di sciopero: non solo è stato eroso il potere di acquisto dei nostri stipendi, ma gli editori nelle redazioni stanno erodendo anche istituti contrattuali e quindi diritti. I lavoratori autonomi e i co.co.co, che hanno addirittura retribuzioni medie sotto la soglia di povertà, stanno aspettando da tempo l’equo compenso, ma nonostante le promesse della stessa presidente del Consiglio, sembra di giocare a palla avvelenata».
Prosegue Costante: «E non si sta meglio se si guarda l’azione legislativa: dopo le sentenze gemelle della Corte costituzionale, che ha cancellato il carcere per i giornalisti nel caso di condanna per diffamazione, la riforma giace ancora in commissione Giustizia del Senato dove il testo base, presentato dal senatore Balboni, ha tali elementi di criticità da conculcare la libertà di stampa. E niente è mai stato fatto per affrontare la piaga delle querele e delle liti temerarie, utilizzate come arma di dissuasione nei confronti delle inchieste giornalistiche scomode. Vero che Federazione nazionale della Stampa italiana ha chiesto provvedimenti a tutti i governi precedenti, ma questo -che si vanta di una stabilità record – non ha voluto affrontare il problema. Così come non ha ancora recepito il Media freedom act».
Per la segretaria generale Fnsi, «scendiamo al 56° posto mentre la Commissione di vigilanza Rai è totalmente bloccata, la gestione della prima azienda culturale del Paese è monca, e il Parlamento presto sarà chiamato a votare una proposta di legge che di fatto spodesta i direttori di quotidiani e programmi dalla scelta editoriale delle notizie su chi viene prosciolto da indagini. Poi certo, è stata istituita la Giornata nazionale in ricordo dei giornalisti morti durante il loro lavoro, ma in una situazione di questo tipo è niente altro che un pannicello caldo».
In conclusione, «ci vuole altro – rileva Costante – per rinvigorire la libertà di informazione: servono leggi che la tutelino e finanziamenti che la promuovano. E se questi non ci saranno, sarà evidente che l’informazione libera non è nell’agenda né del governo né del Parlamento. Ogni collega dovrebbe essere indignato e ribellarsi di fronte a una situazione che mortifica un lavoro sempre più difficile e complesso, ma indispensabile alla vita democratica del Paese».
Di un «crollo» nella classifica di Rsf parla il presidente della Fnsi, Vittorio di Trapani, e di un’Italia «ormai stabilmente fuori dagli standard dei Paesi fondatori dell’Unione Europea, in compagnia di Paesi come l’Ungheria. Ma è un dato che non stupisce, largamente prevedibile e previsto. I nostri allarmi sono finiti nel vuoto», rileva, delineando poi «un quadro inquietante che dovrebbe svegliare tutte le coscienze democratiche in Italia e in Europa: l’Ue – conclude – sta accettando in silenzio l’uscita di fatto di uno dei Paesi fondatori dagli standard europei di diritti e libertà».






















