Un gesto nato dall’empatia, immortalato in un video che ha fatto rapidamente il giro dei social, sta diventando un caso ambientale e giudiziario. Protagoniste due turiste statunitensi, madre e figlia originarie del Texas, che hanno deciso di acquistare tutti gli astici presenti nell’acquario del ristorante “Mercato Pompeiano” di Pompei per poi liberarli nelle acque del Tirreno, sulla spiaggia di Castellammare di Stabia.
Un’azione presentata come un atto d’amore verso gli animali, ma che secondo esperti di biologia marina e autorità ambientali rappresenta una minaccia concreta per la biodiversità del Mar Mediterraneo e una violazione di legge. Secondo quanto ricostruito dai titolari del locale, le due donne si erano soffermate a lungo a osservare i crostacei nella vasca durante il pranzo, decidendo infine di acquistare l’intero lotto per sottrarlo al menù. È stata la figlia stessa, servendosi del retino solitamente usato dai camerieri, a pescare uno per uno gli esemplari dall’acquario. Dopodiché le due hanno preso un taxi fino alla vicina spiaggia stabiese, dove la figlia ha rilasciato in mare la decina di astici mentre la madre documentava tutto con lo smartphone.
“Vogliamo portare a casa negli Usa il ricordo di questo avvenimento. Abbiamo regalato loro una ultima possibilità”, ha dichiarato la donna nel filmato. In un messaggio inviato al ristoratore, le turiste hanno aggiunto: “Grazie per avercelo permesso. Mia mamma avrebbe sempre voluto farlo quando abbiamo visto le aragoste nei ristoranti”.
Se sui social il gesto ha ricevuto molti consensi, definito da alcuni commovente e simbolico, la comunità scientifica è intervenuta con preoccupazione. Il nodo centrale riguarda la specie degli animali liberati: gli astici venduti nei ristoranti italiani sono quasi sempre esemplari di Homarus americanus, la varietà nordatlantica, ben distinta dall’astice europeo (Homarus gammarus), riconoscibile per il caratteristico colore blu intenso.
Le immagini del video sembrerebbero confermare che si tratti proprio della specie americana, del tutto estranea all’ecosistema mediterraneo. Immettere nel Tirreno crostacei provenienti dall’Atlantico nordoccidentale significa rischiare di alterare equilibri ambientali già fragili: questi esemplari potrebbero trasmettere malattie e parassiti letali alla fauna autoctona, con effetti a cascata difficili da prevedere.
A ciò si aggiunge un paradosso sul versante del benessere animale: il brusco passaggio dalle temperature controllate delle vasche di stoccaggio alle acque più calde del litorale campano espone quasi certamente i crostacei a uno shock termico fatale, rendendo controproducente il gesto compiuto in loro nome. Sul piano legale, il rilascio di specie esotiche potenzialmente invasive è vietato dal Regolamento europeo n. 1143/2014, recepito dall’ordinamento italiano.
L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania (Arpac) e il Ministero dell’Ambiente sono chiari al riguardo: qualsiasi immissione di fauna in acque naturali deve essere preventivamente autorizzata e preceduta da una valutazione del rischio ecologico. Il gesto compiuto a Castellammare di Stabia potrebbe pertanto configurare un reato contro la biodiversità, punibile con l’arresto fino a tre anni e sanzioni da 10.000 a 150.000 euro.
“Un gesto evidentemente avventato”, ha commentato il biologo marino Fabio Crocetta, ricercatore della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli.




















