Erano tra le cinque vittime estratte dalle macerie a Majdal Zoun, nel sud del Libano, i tre soccorritori della Protezione civile libanese rimasti intrappolati in un edificio bombardato dall’esercito israeliano. Lo riferiscono fonti di stampa concordanti, tra cui la Bbc, secondo cui a confermare la notizia è stato proprio l’organismo statale libanese. Ignota, per il momento, l’identità delle altre due vittime.
La tattica impiegata dall’esercito israeliano è chiamata “double tap”, doppio colpo, e consiste nel bombardare un sito per poi colpirlo nuovamente pochi minuti dopo. Osservata sia in Libano che nella Striscia di Gaza, questa strategia mette a rischio soccorritori, paramedici e volontari che si apprestano sul luogo per salvare gli eventuali feriti e per questo per i difensori del diritto internazionale costituisce un crimine di guerra. È infatti questa l’accusa lanciata all’indirizzo di Israele dal primo ministro libanese Nawaf Salam, che ha esortato Tel Aviv a “rispettare il cessate il fuoco”.
Nonostante la tregua, gli attacchi non si fermano e Aljazeera riferisce di altri cinque morti nel sud, dopo i raid sulle città di Jouaiyya – dove risultano due morti e quattro dispersi – e al-Hanniye, dove a perdere la vita sono stati tre membri della stessa famiglia.




















