“Il mio sogno è quello di comprare una casa e di poter vivere qui in Sardegna con la mia famiglia”. E’ il desiderio espresso pubblicamente, con la voce che gli si spezzava in gola per l’emozione, da Agia Pal, un immigrato al lavoro nell’agricoltura arrivato oltre venti anni fa in Italia che con il suo racconto ha aperto l’ottavo congresso della Uila Sardegna che si è tenuto oggi a Settimo San Pietro presieduto dalla segretaria nazionale della Uila, Alice Mocci.
Presenti la segretaria generale della Uila Nazionale, Enrica Mammuccari, la segretaria generale della Uil Sardegna, Fulvia Murru con le altre componenti della segreteria regionale Elena Carta, Carla Meloni e il tesoriere Giovanni Maria Cuccu. Presenti il presidente del Consiglio regionale Piero Comandini e l’assessore regionale all’Agricoltura Gianni Agus. La segretaria generale uscente della Uila Sardegna Gaia Garau è stata rieletta, con lei faranno parte della segreteria Saverio Cancedda, Ricardo Costaggiu e Michele Serra, tesoriere Franco Pani. Nel suo intervento Garau si è soffermata sulla difficile situazione geopolitica che si sta vivendo “una realtà complessa e spesso disumana – l’ha definita – in questo scenario, l’Europa è troppo spesso assente. Un’Europa che vincola le nostre spese su sanità, istruzione, infrastrutture ma non sugli armamenti.
A noi questa Europa non piace. Per questo la UIL chiede la revisione del patto di stabilità e la UILA ha chiesto all’Europa misure straordinarie per affrontare l’attuale crisi”. Gaia Garau ha fatto il punto sulla situazione del comparto agroalimentare in Sardegna ricordando che “abbiamo rinnovato i quattro contratti provinciali agricoli e lunedì inizierà la trattativa per il rinnovo del contratto regionale degli impiegati agricoli”. “Il settore primario sardo è un’eccellenza. Eppure, il lavoro agricolo dipendente è percepito come un lavoro poco attraente, faticoso, mal retribuito, quasi un’ultima scelta – ha sottolineato – Perché alcune aziende non rispettano i contratti, non si innovano e impiegano una manodopera non specializzata, facilmente sostituibile. Al contempo le aziende stesse denunciano spesso la mancanza di manodopera, in particolare di lavoratori specializzati”. Secondo la segretaria “se non cambiamo la narrazione del settore, se non spingiamo le aziende che fanno concorrenza sleale a quelle sane, sfruttando i lavoratori, a rispettare i contratti, troveremo sempre meno persone che vorranno lavorare in agricoltura”.
Ha poi parlato dei lavoratori stranieri impiegati in agricoltura che in Italia sono il 40% della forza lavoro “in Sardegna il dato (che non tiene conto del sommerso) supera il 17%”, chiedendo alla Regione di creare “un vero sistema di coordinamento e collaborazione tra associazioni sindacali, datoriali, Questure e terzo settore” per risolvere i problemi dei lavoratori migranti spesso sfruttati. Garau si è poi soffermata sul salario minimo negli appalti, sulla piccola pesca, sull’artigianato alimentare e sulla sicurezza, ricordando la campagna Uil Zero Morti Sul lavoro” . Puntando il focus sulla stagionalità, che accomuna agricoltura e produzione alimentare ha detto che “in Sardegna la stagionalità è strutturale. Ma non può essere la scusa per la precarietà. La qualità del lavoro si misura anche in termini di stabilità e sicurezza. Dobbiamo garantire ai lavoratori precari, percorsi di stabilizzazione, condivisi con le rappresentanze sindacali”.
Nel suo intervento la segretaria generale della Uil Sardegna ha ribadito l’importanza del settore agroalimentare: “Metteremo al centro della nostra azione le politiche agricole, coltivare il futuro è una responsabilità collettiva – ha detto -. Non può esserci sviluppo senza agricoltura, ma nemmeno futuro senza lavoro giusto. Servono più diritti, sicurezza e dignità, insieme a filiere più eque e trasparenti”. Focus della segretaria generale Uil Sardegna anche sullo squilibrio fiscale: “In Sardegna si guadagna meno, ma il carico resta alto. È necessario ridurre l’addizionale regionale e alleggerire il peso su lavoratori e pensionati”.
Infine, l’appello alle istituzioni: “Servono investimenti, meno burocrazia e politiche concrete per giovani e aree interne”. Cosi come dobbiamo affrontare il tema delle filiere. Oggi troppo spesso chi produce guadagna troppo poco e chi distribuisce guadagna molto.
Questo non è più sostenibile.
Serve riequilibrare il sistema, più trasparenza nei prezzi, più forza alle organizzazioni dei produttori, contrattazione di filiera più equa, stop alle pratiche sleali”.




















